Horst Tappert

15/12/2008

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Addio ispettore Derrick.
Ci mancherai.


Fare, anzi tirare le scarpe al Presidente

15/12/2008

Non trovate anche voi sorprendente la naturalezza con la quale il presidente Bush ha evitato il lancio di scarpe del giornalista iracheno? Che Bush sia avvezzo, magari in privato, a simili incidenti?


Livia Bidoli: se i versi sono pietre colorate

14/12/2008

Matrice e realtà, eccellente esordio poetico di Livia Bidoli – da poco promotrice e Direttore di una  nuova, più che promettente, testata, gothicNetwork – può ora fregiarsi di una bella recensione apparsa ieri sul quotidiano  Il Tempo.

Scrive Paola Pariset:

L’impressione è di un rutilare stordente di colori: nelle poesie di Livia Bidoli, raccolte nel libro «Matrice e realtà» (Edizioni Il Foglio), si riconosce l’amore di questa giornalista – linguista, saggista, critico letterario – per le pietre, per i loro preziosi colori, i loro riposti simbolismi, la loro organica e pulsante vita. […]

… Complimenti a Livia!


Dopo la piena

13/12/2008

La piena è passata, e così pure la paura per le zone più a rischio della mia città.

Stamani c’era anche un bel sole.

Qualche istantanea, scattata in tarda mattinata.


U2 (after Greg Lake): I Believe in Father Christmas

10/12/2008

Gli U2 hanno realizzato la cover di un brano natalizio del mitico Greg Lake, I believe in father Christmas della metà degli anni ’70.

Si tratta di un’iniziativa per sostenere il progetto (Red)Wire, store musicale on line benefico creato allo scopo di aiutare le popolazioni dell’Africa malate di Aids.


8 dicembre 2008 – Memories of John

09/12/2008

Yoko Ono invita chiunque lo voglia a condividere i propri ricordi di John.


L’insufficienza della parola

08/12/2008

Scrive Umberto Galimberti su D La Repubblica delle Donne

Se per la densità, la tortuosità, la sinuosità, l’ineffabilità del nostro sentimento trovassimo la parola giusta, questa lo racchiuderebbe come una lapide sigilla una tomba. È infatti nella natura del sentimento non lasciarsi esaurire dalle parole che lo nominano e, grazie all’insufficienza espressiva delle parole, il sentimento può lasciar trasparire quello che è suo proprio: l’inesprimibile. Il sentimento, infatti, vive proprio nel non riuscire mai a dirsi completamente, quindi nel suo custodirsi come riserva sorgiva di un’ulteriorità di significazioni, esattamente come la parola poetica che non nomina mai “questo” o “quello”, se non per alludere a un’eccedenza di senso a cui nessuna parola propriamente corrisponde. Per questo ogni parola dettata dal sentimento è orlata dal silenzio, dove risuona tutto il senso che la parola enunciata non riesce a dire. Ma chi vive il silenzio come una riserva di senso? Chi va alla ricerca del suo risuonare? Chi si pone sulla soglia del non-detto, che non è il taciuto, ma ciò che nessuna parola riesce propriamente a dire? Nessuno. Perché la nostra cultura, che è una cultura dell’inflazione delle parole, ama l’esplicitazione totale, l’enunciazione chiara, la significazione definita, e, temendo tutto ciò che sfugge al controllo, guarda con sospetto ciò che si sottrae alla verbalizzazione, come per esempio l’insondabilità del silenzio, l’impenetrabilità del segreto, e in generale tutti quei recessi dove la profondità del senso non si espone, non si esplicita, ma si custodisce. L’insufficienza del linguaggio non è semplice povertà linguistica, ma segno che l’orizzonte del sentimento è molto più ampio dell’orizzonte della parola. E proprio là dove la parola manca, siamo nelle prossimità di un evento sentimentale non ancora usurato dal linguaggio o non ancora raggiunto nella sua abissalità. Ma chi ama gli abissi del sentimento che non si lasciano esprimere nei modi di dire? Chi, senza terrore, sa porsi in ascolto di ciò che non giunge alla parola e, proprio perché non si lascia codificare dal linguaggio abituale, è l’assolutamente nuovo che turba la quiete? Noi, che diciamo di amare le novità, in realtà ci teniamo assolutamente lontani dall’insolito, dall’inusuale, dall’imprevisto, che sono i tratti con cui il nuovo si annuncia e, nel suo annunciarsi, inquieta. E allora bisogna essere forti per abitare i bordi del linguaggio, le sue insufficienze, le sue inesprimibilità che sono costitutive del sentimento, come ci ricorda Platone là dove scrive: “Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e per ciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.


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