Il popolarissimo network cambia alcune righe fondamentali dei suoi termini di servizio. Da poco infatti, tutti i contenuti uploadati dagli utenti rimangono di proprietà di Facebook, anche se ci si disiscrive al servizio. Una mossa che apre scenari e accende inevitabili polemiche
Ricevo questa interessante segnalazione dagli amici di Progetto Babele:
Piersandro Pallavicini presenterà African Inferno alla libreria Feltrinelli alla Galleria Colonna 31-35 a Roma, martedì 17 febbraio alle 18.
Il libro:
Sandro, da “cittadino modello e perfettamente integrato” a “straniero nel proprio paese”. L`amicizia fraterna con il giovane congolese Joyce ha messo in crisi il matrimonio di Sandro e ha innescato una ingovernabile spirale di eventi, che ha fatto di Sandro un escluso. “African Inferno” è la storia di questa esclusione. Sandro sperimenta sulla propria pelle il razzismo del padrone di casa, le inique leggi del mondo del lavoro, i pregiudizi che vedono in ogni uomo di pelle scura un possibile terrorista, il sospetto dei passanti, le battaglie per il riconoscimento dei più elementari diritti che regolano la civile convivenza. Ma sperimenta anche, come in uno specchio deformante, le incompatibilità culturali e i pregiudizi che gli immigrati africani nutrono verso di noi. Le avventure di Sandro nella gretta provincia padana assumono via via una cadenza da commedia e lasciano intravedere dietro l`oggettiva disparità drammatica un sorriso sagace, non conciliante ma leggero.
… What a new Internet might look like is still widely debated, but one alternative would, in effect, create a “gated community” where users would give up their anonymity and certain freedoms in return for safety. Today that is already the case for many corporate and government Internet users. As a new and more secure network becomes widely adopted, the current Internet might end up as the bad neighborhood of cyberspace. You would enter at your own risk and keep an eye over your shoulder while you were there.
Quante volte si guarda con apprensione al futuro, perché rappresenta un’incognita, un’incertezza, qualcosa che non sempre siamo pronti ad affrontare? E ci si rifugia, magari a livello inconscio, nella certezza del passato, in quel che la nostra psiche ha già digerito, sebbene per farlo abbia a suo modo elaborato. A suo modo. Una parziale verità di ciò che è stato e che si fa riparo – illusorio – dalle intemperie della vita.
Nel ricordo, a volte, ancora si soffre, ma è una sofferenza nota, che in un certo senso è capace di consolarci, per il solo fatto che è passata.
Verità parziale: non esiste mai una sola versione dei fatti perché difficilmente siamo soli quando accade qualcosa. E, anche se lo fossimo, quella che viviamo, che percepiamo, sarebbe solo la nostra personale realtà, una delle infinite possibili.
Penso al Tesseract (o ipercubo), che ci mostra quanto la tridimensionalità a cui siamo avvezzi possa essere limitata, aprendo strade a mondi al limite dell’umana comprensione.
Penso al detective Del Spooner (Will Smith in Io, Robot), unico essere umano in grado di concepire la colpevolezza in un robot, al punto da scambiare una gentilezza per un borseggio.
Penso agli Scorpioni, criminali di guerra che alcuni “scambiano” per eroi.
Senza andare a cercare lontano, ogni avvenimento, ogni attimo della nostra vita è condizionato dal nostro giudizio, dalla personale visione dei fatti.
Non a caso, quando una notizia passa di bocca in bocca, finisce per deformarsi, arricchendosi di nuovi particolari e spunti a ogni passaggio.
Paolo Bonolis, presentatore televisivo, e Roberto Benigni, lettore televisivo di Dante, prendono dal Festival di Sanremo una barcata di soldi. C’è anche Maria De Filippi (il suo compenso andrà in beneficenza), corsa tris della scuderia Lucio Presta. Bonolis si difende dicendo che ha lavorato per un anno al Festival come direttore artistico. Insomma, lavora a progetto, è il co.co.co. più ricco d’Italia. Complimenti.
Continuiamo a parlare di musica, forse è meglio, in questi giorni così cupi. È da poco uscito Get on Your Boots, il singolo che anticipa il nuovo album degli U2. Sono un po’ perplesso, ma un singolo non fa… primavera (speriamo!)
A volte ti viene da pensare che ci sia ancora speranza per la buona musica. Quella vera, non solo quella di plastica che ci viene propinata da radio e TV, sempre più dominate dalla logica bieca delle playlist imposte dalle major. Onore quindi a Allison Krauss & Robert Plant, vincitori di ben 5 Grammy Awards con il loro Raising Sand, un album country-rock che non esito a definire uno dei migliori dischi pubblicati in questi ultimi anni.
Saluto con entusiasmo il recente varo di una nuova casa editrice, rigorosamente “non a pagamento”, Tanit.
Come spiegano bene le sue fondatrici, tra le quali mi piace ricordare Livia Di Pasquale, instancabile curatrice tra l’altro di Liblog:
Tanit è una casa editrice che nasce dall’incontro/scontro di due donne e una dea. È lei la Tanit del nome, la dea madre dei fenici, popolo della scrittura; è lei che presiede alla fertilità, alla gioia, alla guerra. Come casa editrice il nostro compito è creare quell’ambiente fertile per i lettori, ma anche per gli scrittori, in cui possa germinare cultura; salvaguardare e diffondere la letteratura; infine, combattere anche noi l’editoria a pagamento. Per questo ci serve la sua guida. Tanit pubblica narrativa, dando ampio spazio ad autori emergenti, con licenza Creative Commons (by-nc-sa), perché è convinta che il Creative Commons non leda né l’autore né l’editore, ma che invece dia origine a uno scambio creativo in cui si produce cultura.
Il primo titolo di questa nuova, promettente realtà editoriale, in uscita nei prossimi giorni, è Nessun Peccato di Maria Luce Bondì.
Un plauso a Enrico Mentana, dimissionario dalla carica di direttore editoriale di Mediaset per protesta contro la decisione di Canale 5 di mantenere inalterato il palinsesto – andava in onda una puntata del Grande Fratello – dopo la diffusione della notizia della morte di Eluana Englaro.
Come possiamo agire senza il terrore di sbagliare, senza temere l’inefficacia che ogni protesta, ultimamente, comporta? La mia risposta è che purtroppo non possiamo. Non possiamo, prima ancora di agire, avere la certezza che non commetteremo degli errori, né essere preventivamente sicuri che a fine giornata ci saremo dimostrati all’altezza dei compiti. E questo non vale solo per le proteste: le ricette garantite per stabilire con la massima infallibilità quale comportamento seguire sono poche, se non inesistenti. E più le nostre azioni sono importanti, per noi e per gli altri, più il loro esito è incerto (o meglio, impossibile da prevedere). Le scelte che la vita ci presenta non sono corredate da istruzioni specifiche cui è sufficiente attenersi punto per punto. Vivere significa assumersi dei rischi. O, per usare un detto inglese, significa “essere ostaggi del fato”. La vita può solo essere dura e spaventevole? Già, proprio così. Ma non ne abbiamo altre da vivere. Come suggeriva Michael Foucault, siamo noi a definire la traiettoria della nostra esistenza, e così facendo creiamo, al tempo stesso, noi stessi, come un artista crea un’opera d’arte.