Il futuro dell’informazione on line è a pagamento?

04/03/2009

rocky-mountain-news

In tutto il mondo le principali testate giornalistiche accusano gravi emorragie di lettori e bilanci in profondo rosso. La bancarotta, per molti giornali è dietro l’angolo.
I motivi sono molteplici: lo strapotere del Web, il bombardamento delle news televisive, la crescente disaffezione del pubblico verso l’informazione stampata, la recessione planetaria.

L’ultima vittima in ordine di tempo, The Rocky Mountain News (Colorado), storico quotidiano  americano fondato nel 1859, ha cessato le pubblicazioni alla fine di febbraio. Il giornale aveva accumulato, solo nel corso dell’ultimo anno, perdite colossali, e, in mancanza di acquirenti, è stato chiuso dalla proprietà.

Lo stesso New York Times ha ipotecato la prestigiosa sede newyorchese, progettata da Renzo Piano, di recente inaugurata, per far fronte a una situazione economica pesantissima.

E allora, ci informa Vittorio Zambardino su Affari & Finanza (Repubblica):

La scommessa del web è far pagare le notizie: È l’economia di guerra dei giornali: non far più conto sulla sola pubblicità, tornare a farsi pagare non più solo per quello che esce su carta, ma per tutto ciò che appare sul web o viaggia fino a un telefono smart o un lettore ereader. Trasformare il lettore in cliente. Non si discute di altro nei giornali: l’epicentro è negli Usa, dove la crisi dell’editoria è la più drammatica di tutte. Inutile però nasconderlo: il buzz, le voci insistenti, i memo, le pressioni si moltiplicano dovunque vi sia una crisi, cioè ovunque nel mondo.

Ho la netta sensazione, anche a non voler indossare le lugubri vesti della solita Cassandra, che il rimedio ipotizzato sia di gran lunga peggiore del male…


La morte di Dio

03/03/2009

galimberti

Scrive Umberto Galimberti su D, a proposito delle radici cristiane dell’Occidente:

Io penso che tra cultura greca e cultura cristiana non c’è alcuna parentela, perché i Greci, a differenza dei cristiani, concepiscono la natura come quello sfondo immutabile “che nessun dio e nessun uomo fece”(Eraclito), regolata dalla legge della necessità, che prevede la morte nelle sue determinazioni (piante, animali, uomini) come condizione della sua vita. Platone dice che l’uomo è “giusto” se si “aggiusta” all’universa armonia, e quindi accoglie la sua condizione di “mortale” con cui i greci erano soliti chiamare l’uomo, il quale non può pretendere di prolungare la sua vita oltre misura (kát métron) sancita dalla legge naturale. Il cristianesimo, invece, concepisce la natura come l’effetto di un atto di volontà. Quella di Dio che l’ha creata e quella dell’uomo a cui è stata consegnata perché ne eserciti il dominio (Genesi, 1,26). Ma soprattutto il cristianesimo ha superato lo sfondo tragico della cultura greca, promettendo all’uomo il superamento della morte “O morte, dov’è il tuo pungiglione?” scrive Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Corinti (15,51-58). Questa promessa, che Nietzsche definisce “il colpo di genio del cristianesimo” ha impresso all’Occidente, che è la civiltà nata dal cristianesimo, una carica di ottimismo e una spinta propulsiva che non si sono estinti neppure quando la fede in Dio si è affievolita a partire dal Seicento: con la nascita della scienza, e poi dell’illuminismo, e poi del marxismo, e poi della psicoanalisi, che altro non sono che forme secolarizzate del cristianesimo. La visione cristiana del mondo prevede infatti che il passato sia male (peccato originale), il presente redenzione e il futuro salvezza. Allo stesso modo la scienza concepisce il passato come male (ignoranza), il presente come ricerca e il futuro come progresso. Ma anche il marxismo ritiene che il passato sia male (ingiustizia), il presente riscatto (rivoluzione), il futuro paradiso in terra. Anche la psicoanalisi pensa il passato come malattia, il presente come cura e il futuro come guarigione. La visione del mondo cristiana ha pervaso col suo ottimismo tutte le espressioni culturali dell’Occidente, che dunque è cristiano non solo nelle sue radici, ma anche nell’albero, nei rami, nelle foglie. Ma, come ci ha avvertito Nietzsche, oggi “Dio è morto”, nel senso che un tempo c’era e creava mondi (si pensi al Medioevo dove la letteratura era inferno, purgatorio e paradiso, l’arte era arte sacra, persino la donna era donna-angelo), e ora non c’è più perché il mondo accade come se Dio non fosse. Se tolgo infatti la parola “Dio” continuo a capire le dinamiche del mondo contemporaneo, che mi risulterebbero incomprensibili se togliessi ad esempio la parola “denaro” o la parola “tecnica”. Con la morte di Dio è finito in Occidente l’ottimismo cristiano. La scienza infatti conosce perfettamente i suoi limiti molto più di quanto non li percepisca la nostra fede nella scienza, il marxismo ha vissuto il suo tramonto, la psicoanalisi il suo declino. L’ottimismo che il cristianesimo aveva profuso nella cultura dell’Occidente si è estinto, e al suo posto è subentrato il nichilismo che Nietzsche definisce così: “Nichilismo, manca lo scopo, manca la risposta al perché, i valori supremi perdono ogni valore”.


Amelie Nothomb: sono animata dalla pulsione di morte

02/03/2009

amelie_nothomb

Liberazione ha intervistato Amelie Nothomb, in occasione dell’uscita del nuovo libro, Causa di forza maggiore.

Un breve estratto:

Come mai crimini e dialoghi serrati sono presenze assidue nella sua scrittura?

Per ragioni intime: come tutti, sono animata dalla pulsione di morte. La nostra civiltà per fortuna la vieta, e allora io la metto nei miei libri per una forma di catarsi. E l’uso del dialogo in queste storie mi viene spontaneo: anche quando penso nella mia testa avviene sempre un dialogo, anzi una molteplicità di dialoghi. Occorre considerare, inoltre, che il dialogo è parente prossimo dell’interrogatorio: altro non è che una forma privilegiata di tortura.


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