Angelo Acquaro sull’inserto R2 di Repubblica di oggi solleva una questione, ahinoi, spinosa: il valore della critica nell’era del Web e dei social network. Il parere del lettore, espresso a volte in tempo reale – durante la lettura di un libro, per esempio – con un Twitt sembra contare, a torto o a ragione, più del giudizio del recensore blasonato.
La critica, si chiede dunque Acquaro, riprendendo la provocazione già lanciata da Elif Batuman, è forse divenuta una categoria dell’inutile?



La critica, quella profonda e non estemporanea, non finirà. E’ chiaro che se il critico non può competere con la velocità del Twitt. Però se scrive una recensione che inviti a riflettere, perché no? Anzi, ti dirò, ce n’è bisogno.
Internet ha questa caratteristica delle due velocità: c’è il commento rapido, e consumato rapidamente (potremmo dire “in piedi”, come il caffè al bar) e c’è il materiale “seduto” sempre disponibile e gradatamente aggiornato. Abbiamo bisogno di entrambi i livelli di commento, secondo me.
Sì, la tua visione mi pare la più convincente in definitiva. Mi preoccupa un po’ – ti confesso – proprio la estemporaneità della critica via Twitter, che può… far danni con grande velocità!