Il giornalismo nell’era di Internet

10/04/2013

Quale futuro per il giornalismo nell’era di Internet e dei social network? Tra crolli di vendite dei giornali e modelli economici e informativi da ripensare, di questo e altro si parla con Umberto Lisiero, autore dell’interessante saggio News(paper) Revolution. L’intervista è on line sul blog magazine Graphomania.

Un piccolo estratto:

[…] Ognuno di noi oggi, grazie a uno smartphone, può potenzialmente diventare un reporter. Ciò però non significa automaticamente che non ci sia più bisogno di persone – non necessariamente giornalisti – che poi possano interpretare la realtà che abbiamo immortalato, che ci consentano di comprendere appieno ciò di cui siamo stati testimoni. Sicuramente il citizen journalism ha dimostrato una spinta innovatrice nei confronti del sistema tradizionale ma, a mio modo di vedere, una mediazione di controllo, di verifica, di selezione e valutazione delle notizie non dovrebbe venir meno.

Continua a leggere su GraphoMania:


http://blog.graphe.it/2013/04/10/newspaper-revolution-intervista-allautore-umberto-lisiero#ixzz2Q46flrbD


Thatcher, no more

09/04/2013

Margaret Thatcher se n’è andata ieri, ma non tutti la rimpiangono. C’è chi addirittura festeggia, a Brixton, al grido di “Maggie Maggie Maggie, dead dead dead!”. E sono in molti – tra questi l’ex Premier Romano Prodi – ad additarla, assieme all’ex Presidente degli Stati Uniti Reagan, di aver posto le basi – anzi le mine – della crisi economico-sociale dell’Occidente.

Ma è soprattutto negli anni ’80 che la protesta del mondo giovanile, dei sindacati, della classe operaia e del Rock che si fa sentire con grande convinzione.

Se ne parla più diffusamente qui.


L’addio alla scrittura di Roth sui media di casa nostra

17/11/2012

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Nei giorni scorsi i media tradizionali, TV compresa, si sono lungamente – spesso anche sommariamente – occupati dell’addio alla scrittura annunciato dal grande Philip Roth, confermato poi anche dal suo editore.

Potete leggere alcune riflessioni a margine di quell’annuncio e di come è stato raccontato sul blog-magazine Graphomania.


Assange: nemico pubblico numero uno o eroe dei nuovi media?

04/07/2012

20120703-224104.jpgIn questo periodo Julian Assange è tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache. Al momento, l’hacker si è rifugiato a Londra, presso l’ambasciata dell’Ecuador, nella speranza di ottenere asilo politico.

Un paio di giorni fa il suo avvocato ha ribadito il timore che l’estradizione del suo assistito in Svezia possa portare a gravi conseguenze, ben peggiori del processo per stupro che vede coinvolto il fondatore di Wikileaks. L’allusione è alle autorità statunitensi, propense a considerare Assange un pericoloso criminale, anzi una sorta di pericoloso terrorista internazionale. E c’è chi paventa, oltre che il carcere, una condanna a morte per il vulcanico attivista.

Come si può vedere, la materia è complessa, e seguire le rocambolesche imprese di Assange è impresa ardua. Giunge però in soccorso del lettore desideroso di capire qualcosa di più dell’intero fenomeno Assange un saggio di recente pubblicazione, Julian Assange: Nemico Pubblico Numero Unodi Chiara Perseghin (Ciesse Edizioni, 2012).

L’opera rappresenta al momento il lavoro più aggiornato, se non il più esaustivo, sulla complessa figura dello scatenato hacker e sull’organizzazione da lui creata, Wikileaks.

Questa la scheda del libro:

Julian Assange Nemico Pubblico Numero Uno non aspira a essere l’ennesima biografia del più celebre hacker del mondo, quanto a fornire una chiave di lettura per cercare di comprendere meglio il fenomeno Assange. Il saggio, aggiornato a giugno 2012, attraverso una trattazione agile, un linguaggio non paludato e una scansione in capitoli rapida descrive l’uomo del momento, Julian Assange. Lo fa scandagliando luci e ombre di un personaggio controverso, geniale ma anche contraddittorio. Ma lo fa anche senza perdere di vista il ventaglio di reazioni e conseguenze messe in atto dal ciclone WikiLeaks. Non è esagerato ipotizzare che d’ora in poi nulla sarà più come prima.


La fiction è la versione definitiva della storia?

17/12/2011


Dibattito mai sopito, quello che verte sul ruolo e la figura dello scrittore nell’era moderna. A seguire il punto di vista di Don De Lillo,  a mio avviso il più grande scrittore contemporaneo.

Ed è un parere che  non posso che condividere, si parva licet.

Si dice che il giornalismo sia la prima bozza della storia  e che la fiction sia la sua versione definitiva, poiché lo scrittore è colui che possiede gli strumenti per esaminare la vita intima di chi è al centro degli avvenimenti. Per questo la sua versione dei fatti sarà sempre più completa di qualsiasi ricostruzione storica. Così il romanzo diviene lo strumento migliore per indagare su come ogni individuo sia condizionato da ciò che lui chiama “energie storiche”.

(da un’intervista apparsa su l’Unità, 1 giugno 2011)


Freddie Mercury, vent’anni dopo

24/11/2011

Vent’anni fa, il 24 novembre 1991, moriva a Londra Freddie Mercury. Ricordo bene l’annuncio, dato con disprezzo e quasi compiacimento dal TG1 delle 13.30. In quel servizio si attaccò pesantemente il grande artista, stigmatizzando i suoi presunti eccessi personali e soprattutto la sua sfera sessuale.

Oltre allo shock della notizia – solo pochi giorni prima era trapelata la notizia della malattia di Freddie – si aggiungeva il fastidio per quella che fu una pagina tra le peggiori del giornalismo televisivo. Certo, i (ne)fasti del Tg1 di oggi erano ancora di là da venire, ma già in quell’occasione, come ebbe a commentare Aldo Falivena, non si fece giornalismo.

A distanza di anni però, polemiche a parte – che in fondo hanno spesso segnato la vita di Freddie Mercury – rimane il segno indelebile lasciato da questo grande artista nella storia del Rock.


Julian Assange? Nemico Pubblico Numero Uno

07/11/2011

Vi segnalo l’uscita di un saggio – direttamente in ebook, scelta quanto mai appropriata a mio avviso, data la natura del testo – dedicato all’hacker più famoso del mondo, quel Julian Assange che occupa le pagine dei giornali e dei siti Web di tutto il mondo.

Il saggio, scritto da Chiara Perseghin, blogger e recensitrice letteraria, è particolarmente interessante, perchè non si tratta dell’ennesima biografia del più celebre hacker del mondo – ve ne sono fin troppe – ma cerca invece di fornire una chiave di lettura per cercare di comprendere meglio il “fenomeno Assange”: non è esagerato affermare che, dopo l’avvento di WikiLeaks, i Governi e le Diplomazie di mezzo mondo abbiano dovuto gettare la maschera, rivelando segreti inconfessabili e condotte a dir poco non sempre cristalline.

Il saggio, attraverso una trattazione agile, un linguaggio non paludato e una scansione in capitoli rapida, descrive Julian Assange back from the roots, scandagliando il suo passato e anche i suoi trascorsi familiari.

Dai primi successi – ma forse dovremmo chiamarli più correttamente incursioni – in campo telematico alle ultime vicissitudini – l’arresto per stupro, la richiesta di estradizione in Svezia – il saggio mostra con buona accuratezza e dovizia di particolari luci e ombre di un personaggio sfuggente, geniale ma anche contraddittorio e, diciamocelo, anche ambiguo.

L’opera fornisce inoltre una ricca panoramica delle reazioni e delle conseguenze scatenate dal ciclone WikiLeaks, dal momento in cui hanno cominciato a circolare le prime rivelazioni fino ai più recenti sviluppi. Il lavoro di ricostruzione è stato imponente, questo lo si capisce da subito.

Il libro, pubblicato in eBook, è disponibile presso la libreria online UltimaBooks di Semplicissimus e presto sarà reperibile nei principali negozi online.

Julian Assange Nemico Pubblico Numero Uno
Chiara Perseghin
SBF Semplicissimus
Euro 4,99
eBook multi formato (epub e mobi)

http://www.ultimabooks.it/julian-assange-nemico-pubblico-numero-uno


Il panico dei Plutocrati

10/10/2011

I partecipanti alla protesta Occupy Wall Street sono stati demonizzati, di più, derisi, dai Signori di Wall Street. Non potrebbe essere diversamente: questi ultimi, strenui difensori ed essi stessi rappresentanti della parte più ricca e privilegiata d’America, si sentono minacciati.

Eppure speriamo che la protesta si estenda, fino a mostrare l’insostenibilità delle posizioni dei Repubblicani, che si ostinano a rigettare qualunque ipotesi di riduzione dei loro privilegi fiscali.

Paul Krugman sul N.Y.T. analizza la situazione con la consueta lucidità:

What’s going on here? The answer, surely, is that Wall Street’s Masters of the Universe realize, deep down, how morally indefensible their position is. They’re not John Galt; they’re not even Steve Jobs. They’re people who got rich by peddling complex financial schemes that, far from delivering clear benefits to the American people, helped push us into a crisis whose aftereffects continue to blight the lives of tens of millions of their fellow citizens.

Per concludere:

So who’s really being un-American here? Not the protesters, who are simply trying to get their voices heard. No, the real extremists here are America’s oligarchs, who want to suppress any criticism of the sources of their wealth.


Il Dipartimento di Giustizia USA indaga su S&P

18/08/2011

La notizia del giorno è l’apertura di un’inchiesta, da parte del Dipartimento di Giustizia americano, nei confronti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s.

Benchè il Dipartimento affermi che la decisione di aprire l’inchiesta sia antecedente agli avvenimenti delle ultime settimane, non manca chi accusa apertamente il Governo USA di ritorsione ai danni dell’agenzia che ha operato il fatale downgrading della governance economica, e più in generale dello stato dell’economia, USA.

Al riguardo, mi pare interessante registrare la mancata analisi, da parte di molti esperti opinionisti di casa nostra, delle responsabilità e delle motivazioni, a mio avviso ben poco trasparenti, che hanno condotto Standard & Poor’s a declassare il rating americano. Oltretutto, è bene ricordare che le stesse agenzie di rating hanno già avuto pesanti responsabilità nel concorrere alla precedente, grave, debacle del 2008, come nello scandalo Enron e nell’erronea valutazione dei cosiddetti mutui sub-prime.


Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?

21/03/2011

Mezzi distrutti durante raid aerei compiuti stamani in Libia. Sky

Ricevo e volentieri pubblico una riflessione di Carlo Ruta sull’intervento in Libia. L’autore ha di recente pubblicato il saggio Guerre solo ingiuste (Mimesis edizioni).

Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?
I motivi possibili di un attacco, presentato ancora una volta come umanitario, che minaccia di tradursi in un disastro di lungo periodo, alle porte di una Europa che rischia di pagare un conto elevatissimo.

di Carlo Ruta

In Libia è partita una guerra, che i governi dell’Occidente e gran parte dei mezzi d’informazione presentano ancora una volta come umanitaria. Di cosa si tratta realmente? Per comprendere quanto sia credibile tale motivo, è utile partire da un paio di dati storici recenti. Israele alcuni anni fa ha pianificato e attuato in Palestina una operazione che ha denominato con coerenza «piombo fuso». L’esito è stato di qualche migliaio di morti, quasi tutti civili. Ma nessuno ha minacciato una guerra «umanitaria». Nessuno si è guardato bene dal metterla in opera, come nessuno si era esposto a tanto già nella precedente operazione «Pace in Galilea», dagli esiti analoghi. Altro caso istruttivo è quello dello sterminio delle popolazioni cecene pianificato e attuato da circa venti anni dai governi della Russia, prima con Eltsin poi con Putin. Si tratta per certi versi di una guerra infinita, che ha provocato centinaia di migliaia di morti, in massima parte civili. Fino ad oggi nessuno Stato ha invocato però l’avvio di guerre «umanitarie». Nella Libia di Gheddafi tale tipo di azione, in difesa dei diritti delle popolazioni, è stata invece voluta risolutamente dalle nazioni forti dell’Occidente, su input degli Stati Uniti e con la convalida del consiglio di sicurezza dell’ONU. A quali costi, in termini di vite umane?

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