Archivio per la categoria ‘linguistica’

Seasons. Su Amazon.it

L’autore della raccolta di racconti Seasons ringrazia gli amici lettori che stanno acquistando numerosi il libro su Amazon.it: il libro – in formato Kindle, naturalmente – ieri è entrato direttamente al 19° posto nella classifica della Narrativa Contemporanea. Una grande soddisfazione per un piccolo imbrattacarte.

La scheda dell’opera:

Quattro racconti, uno per ogni stagione dell’anno. Quattro finestre temporali sulla vita di Filippo, un giovane cresciuto negli anni Ottanta dei Police e dei Genesis, ma anche degli Abba. Dai fumetti di Jack Kirby alla tragicomica scoperta del sesso, tra insonnie, palpitazioni, dubbi e capelli difficili da tenere a bada.Il dialogo sincopato tra generazioni distanti e i primi passi nel mondo del lavoro. L’ostinata ricerca di una difficile affermazione in campo artistico e l’incontro-scontro con la femme fatale che cambierà il corso della vita di Filippo. Seasons non vuol essere un amarcord, ma il racconto sincero, a tratti sofferto, più spesso ironico e divertito, di una vita “in progress”, tutta da costruire.

False percezioni… lessicali

Fumo di Londra

Il malcostume imperante di utilizzare a sproposito termini stranieri e tecnicismi da linguaggio pseudo iniziatico in articoli e comunicati stampa – vezzo antico, ma purtroppo sempre in auge  – sta raggiungendo ormai vertici irraggiungibili di parossismo.
E, al contempo, di ridicolo, come testimonia il breve passo che qui riporto, tratto da un’intervista al zufolante direttore editoriale di una nota casa editrice:

[....] La scelta di portare le nostre serie a soli 7 mesi di distanza dalle pubblicazioni americane rispetto agli attuali 9-10 risiede nella volontà di sfruttare al meglio il buzz derivante da eventi e albi speciali, per restare il più possibile sul pezzo senza che l’hype per un grande evento (…) si perda nel passare di troppi mesi.

Il catch-up comincerà da subito, per concludersi poi intorno a novembre. [...]

Gli scoraggiati

Il politichese non muore mai, specie quando tenta di rappresentare concetti legati al mondo dell’economia e del lavoro. Da qualche tempo – l’avrete notato – accanto alle tradizionali categorie dei disoccupati e dei cassaintegrati ha fatto la sua comparsa infatti un nuovo, non meno svantaggiato, gruppo: quello dei cosiddetti scoraggiati.

Di chi si tratta? Di quei soggetti che, pur senza lavoro, hanno rinunciato, per motivi anagrafici o… ambientali, a cercare un’occupazione, rassegnati a rimanere esclusi a oltranza dal mercato, sempre più asfittico e traballante, del lavoro. Eufemismi a parte però, forse sarebbe più realistico e soprattutto corretto chiamarli col loro nome: disperati.

L’apostrofo, questo sconosciuto

Stefano Bartezzaghi intona su Repubblica il De Profundis dell’apostrofo, ucciso da sms e nuovi linguaggi…

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.770 follower