Il premio rappresenta, direi, la presa d’atto ufficiale di un altro modo di fare giornalismo, sancendo di fatto l’avvenuto passaggio dall’informazione tradizionale della carta stampata a quella, ubiquitaria e in tempo reale, veicolata dal Web e spesso addirittura svincolata da logiche commerciali.
Salutiamo l’alba di una nuova era. Niente sarà più come prima, nel mondo del giornalismo.
Vi segnalo l’intervista – scaricabile in mp3 da qui – rilasciata qualche giorno fa da Jasmina Tesanovic a Radio Capodistria, nel corso della trasmissione Il Vaso di Pandora.
Internet sta spegnendo l’attivismo? La rete sembra darci quello che avevamo perso: la voce diretta sulle questioni pubbliche. Se democrazia significa partecipazione e presenza diretta, allora un sistema che ci offre l’immediatezza nella comunicazione non può che farci pensare di essere ritornati a praticare direttamente la democrazia. Come gli antichi greci entriamo nell’agorà tutti i giorni e quando più lo desideriamo. Con un’aggiunta importantissima: senza uscire mai di casa. La tecnologia è riuscita ad azzerare il tempo tra l’accadere, il conoscere e il reagire. Ad annullare la distanza tra gli attori sociali. Partecipiamo senza uscire dal nostro spazio privato, senza interrompere le nostre occupazioni. I ritmi della nostra vita privata dettano il tempo della nostra partecipazione mediatica.
Steve Jobs, leggendario CEO di Apple, ha firmato di suo pugno il comunicato con cui Apple ha festeggiato il traguardo di un milione di pezzi venduti in 2 (!) giorni del nuovo iPhone3GS. A breve dovrebbe tornare ad occuparsi, sia pure con un’agenda di impegni ridotta, della direzione della Casa della Mela Morsicata. Ricordiamo che al momento il suo ruolo è stato ricoperto, anche nelle occasioni pubbliche, da Phil Shiller, personaggio certamente meno carismatico, ma pur sempre uno dei nomi più in vista del Gotha hi-tech mondiale.
Definire discutibile la politica commerciale adotatta dai gestori italiani, Tim e Vodafone, nei confronti della nuova release dell’iPhone suona eufemistico.
Contravvenendo alle indicazioni di Apple, che suggeriva prezzi ben più bassi, soprattutto per il vecchio modello, che permane tuttora in catalogo al fine di ampliare la “base iPhone” e che invece mantiene nel Bel Paese il vecchio prezzo, i prezzi praticati dai 2 gestori italiani sembrano mirare piuttosto a combattere la crisi dei rispettivi bilanci puntando sull’innalzamento vertiginoso dei prezzi per quello che è, a torto o a ragione, considerato uno status symbol.
Si fa leva cioè, tanto per cambiare, sulla tendenza tutta italiana a sposare mode e trend a qualunque… costo, appunto.
Richiesta di commentare la valanga di proteste scatenate dall’annuncio dei nuovi listini, Vodafone ha così commentato: “La politica di Vodafone non è di realizzare margini sulla vendita dei terminali, ma di ampliare al massimo la disponibilità di prodotti che hanno accesso a servizi innovativi come mobile internet e social networking”.
Questi adolescenti [...] quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano. Comunicano solo all’interno del loro universo adolescenziale con mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, Internet, chat, YouTube, altre web-tribù. Si incontrano di notte, nelle discoteche e nelle feste. Coi genitori recitano, e questi non sanno nulla della loro vita reale. Considerano i docenti dei falliti che insegnano cose inutili e guardano con compatimento gli psicologi. Fra loro parlano poco, piuttosto chattano e ascoltano musica. È dalle canzonette che prendono le parole e i concetti filosofici che ispirano la loro vita: «Sii libero, fa quello che vuoi e ricorda che sei perfetto !». I loro modelli sono i personaggi dello spettacolo, chi va a Il Grande Fratello, i calciatori miliardari, i bulli, e perfino chi si distingue su YouTube con qualche filmato da brivido. La separazione fra il mondo giovanile e adulto è incominciato negli anni ‘ 60 del secolo scorso con i figli dei fiori, il movimento studentesco, la rivoluzione sessuale. Molti di questi giovani hanno avuto problemi, ma perlomeno avevano radici e ideali. La nuova generazione non ha radici, non ha fondamenti etici, non ha cultura né classica, né politica. Alcuni pensano che, proprio perche è così vuota, sarà più aperta, creativa. È una illusione: senza radici, senza un rapporto reale e drammatico con la vita, senza capacità di confrontarsi e di riflettere e con l’ illusione di essere perfetti, non si crea niente.
E fin qui, l’analisi pare abbastanza condivisibile. Ma è il rimedio proposto a lasciare perplessi, fin troppo semplicistico e draconiano:
A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.
“[...] Ieri il Servizio di Informazione Religiosa dei Vescovi italiani ha scritto che Sanremo è «un Festival che vuole essere specchio della società italiana ma che è destinato a dare di essa la sua immagine più stereotipata e banale, quella falsa, confezionata ogni giorno dalla tv. Non c’è dubbio che lo spettacolo in qualche modo tenga. Ma le canzoni, quelle no, e soprattutto sul versante dell’originalità».
Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma che i Vescovi si intendano di canzoni, e si mettano a fare i critici musicali è perlomeno curioso. Come è curioso che Sanremo dia un’immagine stereotipata della società italiana, e che questa immagine stereotipata sia «confezionata dalla tv», ma solo quando la tv arriva al Teatro Ariston e porta le conigliette. Mentre quando è la televisione dei grandi fratelli e della spazzatura catodica di tutti i giorni, non ci sono problemi: vescovi e vaticano non si scomodano per niente. Prossimamente chiederanno di far mettere la calzamaglia a ballerine e soubrette come ai tempi delle gemelle Kessler?”
Se lo stupro diventa la prima notizia del più importante telegiornale Rai vuole dire che non si tratta più solo di un crimine efferato che può spezzare la vita di una donna, ma di un’ arma politica che non tiene conto del dramma individuale, ma se ne serve per altri fini non tanto occulti. Se infatti i telegiornali dovessero seguire sempre questo modo di informare, non ci sarebbe spazio per altre notizie, né internazionali né nazionali; visto che nel 2008 i casi di violenza sessuale denunciati (quindi una minima parte) sono stati 4465, e a voler essere pignoli, la massima parte dei criminali era italiana (58%), mentre i rumeni, sempre troppi, erano il 9,2%.