Un tributo a…

21/02/2012


Think different, Rai!

25/01/2012

In questi giorni sulle reti di Mamma (o matrigna, fate voi) Rai impazza uno spot che invita a rinnovare l’abbonamento al servizio radiotelevisivo.
E fin qui nulla di anomalo, a parte l’anomalia “congenita” dell’obbligo di pagare il canone. Ma questo è un altro discorso e temo di scatenare una “flame war” che potrebbe infuriare per giorni, se non mesi…

C’è un altro aspetto che stona, in quel pur gradevole filmato: l’essere molto – direi troppo – simile al celeberrimo e pluripremiato spot Think Different di Apple, la cui voce narrante nella versione italiana apparteneva al Premio Nobel Dario Fo.

Qui di seguito riporto i due spot. Giudicate voi.


Flop di fine anno

31/12/2011

Questo fine anno, oltre a bagno di lacrime e sangue “imposte” – l’aggettivo non è casuale – dal nostro Presidente del Consiglio ci ha fatto dono però di due notizie piacevoli, se non rincuoranti: il flop clamoroso del solito cinepanettone, mai così indigesto, e la chiusura del Grande Fratello, il padre – o patrigno, fate voi… – di tutti i reality show.

Che si tratti di timidi segnali di risveglio delle menti e soprattutto del buon gusto italico, che molti davano ormai per estinti?


Freddie Mercury, vent’anni dopo

24/11/2011

Vent’anni fa, il 24 novembre 1991, moriva a Londra Freddie Mercury. Ricordo bene l’annuncio, dato con disprezzo e quasi compiacimento dal TG1 delle 13.30. In quel servizio si attaccò pesantemente il grande artista, stigmatizzando i suoi presunti eccessi personali e soprattutto la sua sfera sessuale.

Oltre allo shock della notizia – solo pochi giorni prima era trapelata la notizia della malattia di Freddie – si aggiungeva il fastidio per quella che fu una pagina tra le peggiori del giornalismo televisivo. Certo, i (ne)fasti del Tg1 di oggi erano ancora di là da venire, ma già in quell’occasione, come ebbe a commentare Aldo Falivena, non si fece giornalismo.

A distanza di anni però, polemiche a parte – che in fondo hanno spesso segnato la vita di Freddie Mercury – rimane il segno indelebile lasciato da questo grande artista nella storia del Rock.


L’osceno spettacolo della morte

23/10/2011

Scriveva un paio di giorni fa Massimo Gramellini su La Stampa:

Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme – sia essa Gesù o Gheddafi – degradano chi li compie a un rango subumano.

Come dargli torto? Per non parlare della continua, ossessiva riproposizione dei vari video – e non passa giorno che non ne spuntino purtroppo di inediti – che mostrano il dittatore morente nelle mani dei rivoltosi.

La morbosità “paga” in tivù, lo sappiamo. Ma è davvero ora di porre fine a questo genere orrendo di… spettacolo, se così si può definire l’ostentazione della morte violenta.


Romics 2011, il disastro

01/10/2011

Cronache da Romics 2011, ossia l’11° Festival del fumetto, dell’animazione e dei games: una vera Caporetto. Visitata nel pomeriggio della seconda giornata, spettacolo sconsolante e avvilente: pochissime case editrici, molti spazi vuoti, massiccia presenza di negozi di comics ma soprattutto merchandising.

Diversi chioschi di specialità dolciarie da sagra paesana e sporcizia ovunque: lo sbando più indecente. Branchi di cosplayer malinconici, gli occhi spauriti e i visi desolati, si aggiravano per la Fiera, ridotta ad hangar – discarica.

Il piazzale antistante l’anello di collegamento – il tunnel sopraelevato – è il primo biglietto da visita della Nuova Fiera di Roma: erbacce ovunque, scale mobili rotte, giardini ridotti a una steppa riarsa, uno scenario da ex Iugoslavia. Dulcis in fundo, il servizio di pullman navetta ridotto ai minimi termini.


Il Dipartimento di Giustizia USA indaga su S&P

18/08/2011

La notizia del giorno è l’apertura di un’inchiesta, da parte del Dipartimento di Giustizia americano, nei confronti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s.

Benchè il Dipartimento affermi che la decisione di aprire l’inchiesta sia antecedente agli avvenimenti delle ultime settimane, non manca chi accusa apertamente il Governo USA di ritorsione ai danni dell’agenzia che ha operato il fatale downgrading della governance economica, e più in generale dello stato dell’economia, USA.

Al riguardo, mi pare interessante registrare la mancata analisi, da parte di molti esperti opinionisti di casa nostra, delle responsabilità e delle motivazioni, a mio avviso ben poco trasparenti, che hanno condotto Standard & Poor’s a declassare il rating americano. Oltretutto, è bene ricordare che le stesse agenzie di rating hanno già avuto pesanti responsabilità nel concorrere alla precedente, grave, debacle del 2008, come nello scandalo Enron e nell’erronea valutazione dei cosiddetti mutui sub-prime.


Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?

21/03/2011

Mezzi distrutti durante raid aerei compiuti stamani in Libia. Sky

Ricevo e volentieri pubblico una riflessione di Carlo Ruta sull’intervento in Libia. L’autore ha di recente pubblicato il saggio Guerre solo ingiuste (Mimesis edizioni).

Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?
I motivi possibili di un attacco, presentato ancora una volta come umanitario, che minaccia di tradursi in un disastro di lungo periodo, alle porte di una Europa che rischia di pagare un conto elevatissimo.

di Carlo Ruta

In Libia è partita una guerra, che i governi dell’Occidente e gran parte dei mezzi d’informazione presentano ancora una volta come umanitaria. Di cosa si tratta realmente? Per comprendere quanto sia credibile tale motivo, è utile partire da un paio di dati storici recenti. Israele alcuni anni fa ha pianificato e attuato in Palestina una operazione che ha denominato con coerenza «piombo fuso». L’esito è stato di qualche migliaio di morti, quasi tutti civili. Ma nessuno ha minacciato una guerra «umanitaria». Nessuno si è guardato bene dal metterla in opera, come nessuno si era esposto a tanto già nella precedente operazione «Pace in Galilea», dagli esiti analoghi. Altro caso istruttivo è quello dello sterminio delle popolazioni cecene pianificato e attuato da circa venti anni dai governi della Russia, prima con Eltsin poi con Putin. Si tratta per certi versi di una guerra infinita, che ha provocato centinaia di migliaia di morti, in massima parte civili. Fino ad oggi nessuno Stato ha invocato però l’avvio di guerre «umanitarie». Nella Libia di Gheddafi tale tipo di azione, in difesa dei diritti delle popolazioni, è stata invece voluta risolutamente dalle nazioni forti dell’Occidente, su input degli Stati Uniti e con la convalida del consiglio di sicurezza dell’ONU. A quali costi, in termini di vite umane?

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False percezioni… lessicali

16/03/2011

Fumo di Londra

Il malcostume imperante di utilizzare a sproposito termini stranieri e tecnicismi da linguaggio pseudo iniziatico in articoli e comunicati stampa – vezzo antico, ma purtroppo sempre in auge  – sta raggiungendo ormai vertici irraggiungibili di parossismo.
E, al contempo, di ridicolo, come testimonia il breve passo che qui riporto, tratto da un’intervista al zufolante direttore editoriale di una nota casa editrice:

[....] La scelta di portare le nostre serie a soli 7 mesi di distanza dalle pubblicazioni americane rispetto agli attuali 9-10 risiede nella volontà di sfruttare al meglio il buzz derivante da eventi e albi speciali, per restare il più possibile sul pezzo senza che l’hype per un grande evento (…) si perda nel passare di troppi mesi.

Il catch-up comincerà da subito, per concludersi poi intorno a novembre. [...]


La semiotica del videomessaggio di B.

17/01/2011

Annota, con fotografico puntiglio, La Stampa:

Il Berlusconi che entra nelle case degli italiani in abito scuro, camicia celeste e cravatta blu a piccoli disegni, è seduto a un tavolo da lavoro candido, con fascicoli alla destra e alla sinistra e, davanti, il testo sul quale comunque non si abbassa lo sguardo, probabilmente per l’uso del “teleprompter” che permette di leggere mantenendo lo sguardo alla telecamera.

Anche alle spalle di Berlusconi lo sfondo è bianco, con scaffali pieni di libri. E con le cornici d’argento scintillante che incastonano, in secondo piano ma sufficientemente visibili, il padrone di casa (perchè proprio nella Villa San Martino di Arcore il video è girato) insieme ai propri figli, in momenti di serenità che la loro età e la silhouette delle figure data indietro nel tempo.

Soprattutto la presenza  delle fotografie dei familiari, così vistosamente esposte all’occhio della telecamera, sembra voler lanciare con tutta evidenza un messaggio rassicurante, se non da bravo “pater familias”, almeno da ricco, se non saggio, patriarca.


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