In questo libro è sottesa una tesi che rilancia una serie di riflessioni al lettore, una provocazione interessante e senza mezzi termini: la sconfitta di un’idea, di un sogno di cambiamento. In realtà il cambiamento c’è stato, ma è un deserto fatto di “non sentimenti”, di “non rapporti”, di violenza.
Mentre prosegue implacabile il conto alla rovescia per l’uscita del romanzo Nessun Futuro, Il mensile on line AspectsrecensisceMemorie a perdere, la raccolta di racconti uscita lo scorso anno.
Un estratto:
È con mano decisa e piglio esperto che lo scrittore tratteggia i suoi personaggi. Leggendo i tredici racconti sembra di assistere alla creazione di un plastico, di una scultura che si sviluppa con sobria armonia ai nostri occhi man mano che si prosegue nella lettura.
Da principio sono i personaggi a prendere forma, e Milani li delinea con la maestria di un consumato artista. Ne descrive l’aspetto, le forme, scava dentro di loro a rivelarne le loro inquietudini, i loro pensieri fino a dargli una plasticità ed una vita tale da sembrare reali, come il contesto e le storie in cui sono implicati, storie di ordinarie allucinazioni.
Ma è una scrittura fluente e leggera quella di Milani, che non stanca mai, che anzi coinvolge ed intriga per la capacità dello scrittore di toccare anche le corde più profonde con il tocco lieve di una farfalla
Critica Letteraria porta a conclusione il trittico di recensioni di Memorie a perdere con un’ultima, accurata, disamina in chiave filosofica, a cura di Adriano Morea.
E quando pensi che ormai non usciranno altre recensioni del tuo libro, che in fondo è uscito quasi un anno fa, sei piacevolmente costretto a ricrederti.
È di oggi infatti una nuova recensione di Memorie a Perdere, firmata da Rodolfo Monacelli per Critica Letteraria, un blog letterario di quelli “tosti”, e che mi ha davvero sorpreso ed emozionato, scrivendo tra l’altro a proposito della mia raccolta di racconti:
[...] Il significato ultimo di questa raccolta di racconti, scritti in un italiano semplice e comune ma senza finti popolarismi, crediamo, non è tanto la descrizione dell’assurdita o al contrario della naturalezza di certi personaggi, ma la descrizione di un mondo in cui l’individuo vive ormai totalmente isolato ed abbandonato a se stesso. Riteniamo dunque di avere scoperto un potenziale grande narratore, augurandoci che ci possa confermare questo breve giudizio in un futuro romanzo scrostando la letteratura italiana dal biografismo e dal semplicismo. Ne ha tutte le qualità. [...]
Spiare tra le vite dei protagonisti permette di intraprendere un sentiero nuovo, importante e nello stesso tempo ragionevole, perché anche da un labirinto si può trovare una via d’uscita: mentre noi ancora ci siamo piacevolmente dentro, possibilmente qualcun altro ne è venuto fuori con grinta e soddisfazione.
(…) Ma la prerogativa di questo volume, che si presenta con una bella copertina nera istoriata al centro con una serie di immagini bianche che sembrano rappresentare i ricordi frastagliati dell’autore, è il contenuto dei racconti, fatto di uomini e donne qualunque, alle prese con situazioni che, quasi senza che se ne rendano conto, sfuggono loro di mano, con esiti imprevedibili e non sempre piacevoli, quasi mai consolatori.
Vi segnalo questa bella recensione, pubblicata su booksblog, di un saggio appena uscito per Edizioni XII, In due si uccide meglio, di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi.
Un breve stralcio:
Qualunque sarà il percorso che sceglierete per la lettura di questo testo di Pastore e Valbonesi sarete senza dubbio affascinati sia dalle storie presentate che dal mondo in cui sono descritte. E se si vorrà approfondire ci si potrà affidare alla bibliografia e sitografia riportata al termine del libro.