È appena apparsa in Rete una nuova recensione del racconto noir Reality Show, disponibile in ebook gratuito senza DRM – gli odiosi e inutili lucchetti digitali che purtroppo alcune major editoriali si ostinano a inserire nei loro libri digitali, dimostrando così grande miopia commerciale e scarso rispetto per i lettori onesti – per i tipi de La Mela Avvelenata.
L’autore del racconto ringrazia di cuore per il giudizio benevolo.
Qual è il limite tra reale e irreale? Quando l’esigenza di verità diventa dannosa e poco etica? Sono queste le domande che affronta Luigi Milani in questo racconto davvero ben scritto che registra le azioni con un realismo tale da far immedesimare il lettore. Il tema del racconto è quello classico del rapporto tra show e vita, anche quando il primo assomiglia alla realtà o in questo caso diventa realtà.
In questi giorni sulle reti di Mamma (o matrigna, fate voi) Rai impazza uno spot che invita a rinnovare l’abbonamento al servizio radiotelevisivo.
E fin qui nulla di anomalo, a parte l’anomalia “congenita” dell’obbligo di pagare il canone. Ma questo è un altro discorso e temo di scatenare una “flame war” che potrebbe infuriare per giorni, se non mesi…
C’è un altro aspetto che stona, in quel pur gradevole filmato: l’essere molto – direi troppo – simile al celeberrimo e pluripremiato spot Think Different di Apple, la cui voce narrante nella versione italiana apparteneva al Premio Nobel Dario Fo.
Questo fine anno, oltre a bagno di lacrime e sangue “imposte” – l’aggettivo non è casuale – dal nostro Presidente del Consiglio ci ha fatto dono però di due notizie piacevoli, se non rincuoranti: il flop clamoroso del solito cinepanettone, mai così indigesto, e la chiusura del Grande Fratello, il padre – o patrigno, fate voi… – di tutti i reality show.
Che si tratti di timidi segnali di risveglio delle menti e soprattutto del buon gusto italico, che molti davano ormai per estinti?
Oggi 30 dicembre, dalle 10.30 alle 11, in diretta su RaiNews, Francesco Verso parlerà della eccezionale performance di Kipple Officina Libraria su Amazon.it. Momento davvero epocale per Kipple…
Vent’anni fa, il 24 novembre 1991, moriva a Londra Freddie Mercury. Ricordo bene l’annuncio, dato con disprezzo e quasi compiacimento dal TG1 delle 13.30. In quel servizio si attaccò pesantemente il grande artista, stigmatizzando i suoi presunti eccessi personali e soprattutto la sua sfera sessuale.
Oltre allo shock della notizia – solo pochi giorni prima era trapelata la notizia della malattia di Freddie – si aggiungeva il fastidio per quella che fu una pagina tra le peggiori del giornalismo televisivo. Certo, i (ne)fasti del Tg1 di oggi erano ancora di là da venire, ma già in quell’occasione, come ebbe a commentare Aldo Falivena, non si fece giornalismo.
A distanza di anni però, polemiche a parte – che in fondo hanno spesso segnato la vita di Freddie Mercury – rimane il segno indelebile lasciato da questo grande artista nella storia del Rock.
Scriveva un paio di giorni fa Massimo Gramellini su La Stampa:
Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme – sia essa Gesù o Gheddafi – degradano chi li compie a un rango subumano.
Come dargli torto? Per non parlare della continua, ossessiva riproposizione dei vari video – e non passa giorno che non ne spuntino purtroppo di inediti – che mostrano il dittatore morente nelle mani dei rivoltosi.
La morbosità “paga” in tivù, lo sappiamo. Ma è davvero ora di porre fine a questo genere orrendo di… spettacolo, se così si può definire l’ostentazione della morte violenta.
Prima serata del Festival di Sanremo all’insegna del noioso, vecchio, stantio. Morandi, come sempre, è simpatico, ma è apparso come rallentato e quasi rassegnato, imbolsito officiante di un rito televisivo sempre più soporifero.
L’unico momento degno di nota, la canzonaccia satirica dei comici Luca e Paolo, Ti sputtanerò, dedicata, per amor di Par condicio, al Presidente della Camera, nonchè Presidente autosospeso di Futuro e Libertà Gianfranco Fini e al Premier Silvio Berlusconi.
Musicalmente parlando, a parte un discreto Vecchioni, l’esibizione di Luca Madonia e Franco Battiato… E stendiamo un velo pietoso sulle vallette stoccafisso, apparse un’ora dopo l’inizio della trasmissione.
E sarebbe questa l’arma finale con cui i discografici pretenderebbero di rianimare l’industria del disco ormai agonizzante?
Continuano le critiche, più o meno velate, all’intervento di Saviano. Se l’altro giorno è stato un giornalista di Libero a muoverle – Filippo Facci – stavolta è il turno di Marco Travaglio, dal suo blog:
Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari.
Ma Travaglio ne ha anche per Nichi Vendola:
Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline.