Ne è autrice Antonella Beccaria, una delle migliori firme del moderno giornalismo d’inchiesta, da anni impegnata a cercare di far luce sui troppi misteri che offuscano la storia del nostro Paese dal dopoguerra in poi.
Un estratto:
Anno 2010. È trascorso ferragosto da un paio di giorni quando Francesco Cossiga muore in un ospedale romano. Con lui, si dirà nei giorni successivi, se ne va un pezzo di storia d’Italia che il presidente emerito si sarebbe ben guardato dal raccontare, un armadio da setacciare alla ricerca di quelli che Cossiga stesso chiamava gli “arcani” della Repubblica.
Ma a rileggere ciò che il grande vecchio della politica italiana scrisse e dichiarò, è possibile aggiungere qualche tassello a un mosaico fatto di servizi segreti e carabinieri, terroristi perdonati e magistrati invisi, stragi e Gladio. Dal rapimento Moro all’infiltrazione nelle organizzazioni estremistiche, dalla passione per l’intrigo alle guerre intestine nella Democrazia cristiana, da Ustica all’amore per gli ex comunisti, dall’amicizia con i palestinesi ai conflitti silenziosi sullo scacchiere del Mediterraneo. Questi sono alcuni degli argomenti di cui Cossiga parlò a più riprese. Per ribadire, in un tortuoso flusso di affermazioni, provocazioni e ribaltamenti, una sola lapidaria verità: “Noi non ci faremo processare”.
Vi segnalo un incontro interessante, sabato prossimo a Bologna: quello con la scrittrice Jasmina Tesanovic e il suo cyber consorteBruce Sterling. La coppia, degnamente spalleggiata da Antonella Beccaria, presenterà il romanzo Nefertiti.
- “A ottobre piovono libri”:
con Jasmina Tesanovic, Antonella Beccaria e Bruce Sterling
Sabato 16 ottobre
Bologna, ore 18,30
Corte Isolani in strada Maggiore.
(Incontro organizzato dalla Libreria Trame di Bologna).
Questo libro dimostra che c’è un livello di impunità tutt’altro che marginale in questo Paese. Il caso Calvi, presentato all’inizio come un suicidio al quale in pochi hanno creduto, si è delineato per quello che in realtà era: un omicidio. Un omicidio per il quale, però, non ci sono colpevoli, allo stato attuale, ma solo degli imputati, già assolti in primo grado.
Era il 18 giugno 1982 quando il banchiere Roberto Calvi venne trovato impiccato sotto il ponte di Blackfriars, sul Tamigi. Sono passati quasi ventotto anni da allora, ma la sua morte e i processi che sul suo caso furono aperti tracciarono un’epoca intrisa di affarismo e giochi finanziari che videro incrociarsi il “salvatore” della lira Michela Sindona, lo IOR (la banca del Vaticano), la loggia massonica P2 e alcuni esponenti di spicco della banda della Magliana e della mafia (come Giuseppe Calò, Francesco Di Carlo e altri). Infine non è mancato il più volte inquisito Flavio Carboni.
Sono trascorsi ventotto anni in cui, oltre a dare un riscontro di verità a quella morte, l’Italia dovrebbe avere subito un riassetto in cui certe spericolate operazioni e il mondo che faceva capo alla cosiddetta prima Repubblica avrebbero dovuto essere un retaggio del passato. Un retaggio a cui si sarebbe potuto guardare dicendo che ormai siamo immuni da certe situazioni.
Ma osservando la situazione del nostro Paese rimaniamo sconcertati dal ricorrere di nomi e di fatti che sembrano ricordarci che quel passato non se n’è ancora andato. Anzi, ogni giorno si fa più incombente e più presente: non solo ci si para di fronte, ma rischia di travolgere completamente la nostra democrazia. [...]
Vi segnalo questa interessantissima intervista – è lunga, ma vale davvero la pena di leggerla – a un giornalista, Gianni Lannes, “scomodo”, visto che di recente ha subìto diverse, serie, intimidazioni. Riporto qui di seguito uno stralcio dall’intervista, realizzata da Antonella Beccaria, che può dare un’idea del clima che si è creato attorno a Lannes:
Non ho bisogno e non mi interessa fare pubblicità, ma ho appena pubblicato un libro intitolato Nato: colpito e affondato, relativo a una quasi sconosciuta Ustica bis – anche se ne avevo anticipato in sintesi i contenuti esplosivi il 4 novembre 2008 sul quotidiano La Stampa – relativa ai trattati segreti fra il nostro Paese e gli Usa, ma soprattutto l’Alleanza atlantica. Il 2 luglio mi sarei dovuto recare a Napoli per intervistare il professor Giulio Russo Krauss, docente all’Accademia navale di Livorno, all’università Federico II, nonché consulente giudiziario. Ma qualcuno ha pensato bene di disintegrare l’autovettura di mia moglie sotto la mia abitazione sconosciuta ai più. [...]
Un’iniziativa particolarmente interessante e anche innovativa, dal momento che il lavoro in questione è rilasciato con licenza Creative Commons BY-SA. E non potrebbe essere diversamente, visto il nome coinvolto nell’operazione, Antonella Beccaria, giornalista e attivista digitale ben nota ai lettori di questo blog.
È uscito nei giorni scorsi, per i tipi della casa editrice Socialmente, un libro “scomodo”, Il programma di Licio Gelli – Una profezia avverata? di Antonella Beccaria, giornalista da sempre impegnata sul fonte degli innumerevoli misteri italiani, dai Bambini di Satana al sequestro Fioroni ai delitti della Uno bianca.
(segue)
Il 18 febbraio conferenza stampa in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Roma
Stampa Alternativa presenta la nuova collana “Senza Finzione”
nella sala dell’Arazzo in Campidoglio, alle ore 12.00.
Ne parlano Umberto Croppi, Marcello Baraghini e Ivan Scalfarotto assieme agli autori Alessandro Chiarelli e Andrea Pompili e alle direttrici di collana Antonella Beccaria e Simona Mammano.
“Senza finzione” la nuova collana di Stampa Alternativa
dal 20 febbraio in tutte le librerie
Inchieste “alla vecchia maniera” per affrontare tematiche scomode, legate a terrorismo, ricostruzione di crimini con valenza politica e di interesse pubblico, tutte vicende realmente accadute e scritte con registro narrativo o stile giornalistico. Inchieste di “controinformazione” ma soprattutto scritte da “inseders”, vale a dire persone che dall’interno narrano le vicende descritte; è il caso di Disonora il padre e la madre, il cui autore Alessandro Chiarelli, è responsabile dell’ufficio minori della Questura di Ferrara e raccoglie in forma di romanzo, alcuni dei casi di cui si è occupato. Così come l’autore de Le tigri di Telecom, Andrea Pompili, che vi ha lavorato per anni, occupandosi di sicurezza delle informazioni e coordinando anche il progetto “Tiger Team”, il gruppo fondato da Fabio Ghioni ed entrato nell’inchiesta milanese del settembre 2006. Una vera e propria spy story dai risvolti tragicomici, tutti italiani.
L’autrice di Pentiti di Niente, nient’affatto pentita di aver dato alle stampe un eccellente saggio su una delle pagine più oscure della storia del nostro paese, svela retroscena e motivazioni dietro il libro in questione: non perdetela.
Su MilanoNera, il magazine on line – e non solo – fondato e diretto dal vulcanico Paolo Roversi, scrittore noir lanciatissimo…
Esce oggi un libro importante, firmato da Antonella Beccaria, una delle nostre giornaliste più attente e preparate sui temi, mai del tutto chiariti, del terrorismo e dei tanti misteri del Bel Paese.
Pentiti di niente Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto
collaboratore di giustizia Prefazione di Valerio Evangelisti
216 pagine – ISBN 978-88-6222-049-1
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri – Collana Eretica
Libro rilasciato con licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere
derivate 2.5
Un rapimento che deve finanziare la lotta armata e che finisce con la
morte dell’ostaggio, Carlo Saronio. Un manipolo di sedicenti
rivoluzionari che, una volta ottenuti i soldi del riscatto e scesi a
compromessi a destra e a sinistra, gioca come se fosse una qualunque
banda di malavitosi e non persone con una forte impronta politica come
coloro che provenivano dal gruppo d’azione di Potere Operaio e dai Gap
di Giangiacomo Feltrinelli. Un improbabile pentito del terrorismo,
Carlo Fioroni, che afferma di voler collaborare con la giustizia e
invece inventa un castello di accuse contro gli ex compagni, primo tra
tutti Toni Negri, e li manda sotto processo. Sono questi gli elementi
di una storia che attraversa gli Anni Settanta e che si svolge tra la
Lombardia, la Svizzera e l’Emilia Romagna. Una storia di ideali
traditi, amici doppiogiochisti e delitti che si concluderà con la
concessione ad assassini e sequestratori dei benefici previsti dalle
leggi sulla dissociazione dalla lotta armata: pochi anni di carcere e
poi di nuovo la libertà per eclissarsi lontano, all’estero.