Nessun futuro è un romanzo a cui la categoria di romanzo va stretta. Potremmo chiamarlo romanzo/backstage, visto che descrive una storia che si svolge negli ultimi mesi del 2001 ma in cui magicamente si affaccia mezza storia del rock, dai Beatles al fantasma di Jim Morrison alla urban legend della “finta morte” di certe rock star, dai Police ai Rolling Stones.
Ma in realtà Nessun futuro sfugge a qualsiasi classificazione: come il vero rock, in fondo. E come il vero rock, ci trascina con sé e ci trasporta nel suo mondo. Lo fa attraverso l’io narrante, Kathy Lexmark, giornalista televisiva ultratrentenne, con un divorzio alle spalle e un futuro professionale quanto mai problematico. E lo fa lasciando aleggiare sempre sullo sfondo la sensazione che stia per succedere qualcosa, e poi qualcos’altro, e poi ancora qualcos’altro, in un crescendo vorticoso di suspense e adrenalina.
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13 ott
Nessun Futuro, il ritorno del grunge
18 mar
Raymond Carver: da “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” a “Principianti”
Attendevo con trepidazione notizie sulla nuova edizione integrale, “restaurata” – della prima raccolta di racconti di Raymond Carver, oggi intitolata Principianti (Einaudi, euro 19, pagg. VIII-294), nota sino a ieri, nella precedente versione, col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore.
Carver è un autore che in passato ho molto amato, salvo poi discostarmene un po’ proprio a causa del suo minimalismo, che a tratti mi sembrava eccessivo. Ma oggi forse, come giustamente evidenzia Alessandro Baricco nella bella e articolata recensione pubblicata ieri da Repubblica, la qualifica di padre del minimalismo non è più applicabile tout court al buon Carver, a quanto pare.
È interessante la lettura critica che ne compie sempre A.B., quando tra le righe fa capire che forse, tutto sommato, il lavoro dell’editor, Gordon Lish, anche se certamente di tipo fortemente manipolativo, sia stato determinante per la buona riuscita dell’opera. In buona sostanza è grazie a quell’intervento che sarebbe nato “il minimalismo” di Carver…
Ma forse non c’è scandalo in questo: penso al mondo della musica moderna, ad esempio, al ruolo fondamentale che nehgi anni ’60 ha rivestito George Martin, mitico arrangiatore e produttore dei Beatles, non a torto spesso definito il “quinto Beatle”. Sono state sue molte, geniali, soluzioni musicali, che hanno reso eccezionali e modernissimi brani “solo” molto belli, specialmente nella prima fase della band, quando i Nostri non avevano ancora raggiunto quella maturità stilistica e quella esperienza che invece non faceva difetto a Martin.
Oggi la stessa cosa, rimanendo sempre in ambito musicale, accade con quel geniaccio di Brian Eno, coltissimo musicista e manipolatore di suoni, nelle vesti di produttore “Deus ex Machina” degli U2: la band di Bono e The Edge deve molto a lui.
19 nov
All You need is… Kirby and McCartney!
Quella che vedete è una foto che testimonia uno dei momenti più bizzarri, e a mio parere divertenti e stimolanti, nella carriera di due miti nei rispettivi campi artistici: l’incontro tra Paul McCartney e Jack Kirby.
La foto ritrae Paul e Linda McCartney nel backstage di un concerto degli Wings nel 1976, al Los Angeles Forum (Inglewood, California).
Se vi state domandando cosa diavolo avessero in comune Macca e “King” Kirby, è presto detto: verso la metà degli anni ’70 la band degli Wings, capitanata dall’ex Beatle Paul McCartney, incise un brano intitolato Magneto & Titanium Man (due personaggi, com’è noto, nati dalla fertile matita di Jack Kirby). La canzone compare nell’album Venus and Mars, campione d’incassi nel 1975.
Ebbene, amici comuni di McCartney e Kirby organizzarono lo storico incontro tra una delle maggiori divinità della musica Rock e l’artista che fa forgiato l’immaginario collettivo di intere generazioni di appassionati di letteratura a fumetti.
Per l’occasione, Kirby realizzò una spettacolare tavola che ritraeva il super-villain mutante Magneto che strapazza per bene i coniugi McCartney.
Esiste anche la registrazione audio di una porzione di concerto in cui viene espressamente citato un certo “Jack”…
(thanks to Kirby Museum)





