Il dibattito è aperto, e sono almeno un paio d’anni che se ne parla. Di cosa? Della morte dei blog, o meglio dell’idea tradizionale di blog.
I meno giovani ricorderanno, prima ancora del glorioso avvento del World Wide Web, la diffusione dei B.B.S. (Bulletin Board Systems), presto soppiantati dalla proliferazione dei Forum sul Web e, più in generale, da forme di comunicazione più rapide.
Abbiamo assistito al fenomeno della proliferazione dei siti Web personali, oggi appannaggio quasi esclusivo di aziende o personaggi pubblici. Cosa sia accaduto è sotto gli occhi di tutti: sono stati travolti dal fenomeno blog, che, a partire dai primi anni 2000, ha preso piede anche in Italia.
In seguito hanno fatto la loro comparsa i cosiddetti Social Network: dapprima MySpace e poi l’onnipresente e sempre più dilagante FaceBook, che ha sussunto in sè caratteristiche in fondo antiche, quali la chat, l’email, la possibilità di creare pagine personali con features più innovative e interattive, in grado di creare aggregazione tra singoli individui e gruppi.Per non parlare dell’eterno “cinguettio”, specie nei paesi anglosassoni, di Twitter.
Moda? Tendenze destinata a mutare, evolvere ed eventualmente morire, almeno finchè non si sarà capito come sfruttare commercialmente il flusso planetario di dati personali in costante viaggio sulla Rete?
Forse.
Ciò che mi premeva evidenziare in questa mia breve riflessione è la sensazione che i blog – e per amor di paradosso pubblico queste righe proprio su un blog, peraltro ancora in buona salute – siano ormai agli ultimi fuochi.

Pubblicato da luigi milani 



