Sansonetti: addio a Liberazione

LIBERAZIONE;SANSONETTI, SI ROMPE TRADIZIONE 40 ANNI

La direzione di Rifondazione ha deciso di defenestrare Piero Sansonetti dalla direzione di Liberazione, provocando un vero e proprio terremoto politico all’interno di Rifondazione Comunista. Nicky Vendola si è dimesso dalla direzione per dire basta con “la sterile e sfibrante rissa a sinistra”. La decisione di sostituire Piero Sansonetti alla guida di Liberazione, spiega, gli rende “impossibile condividere ancora tale responsabilità”.

Scrive lo stesso Sansonetti nel commiato dal suo giornale:

È la conclusione di un ciclo perché la maggioranza del Prc, partito editore del giornale, ha deciso di mettere la parola fine alla storia dell’autonomia e di nominare un commissario politico che garantisca la sottomissione del giornale alla linea del partito e alle sue esigenze. Davvero è un peccato.

Mi hanno detto – i dirigenti di Rifondazione – che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Anzi, mi hanno detto che la contrasto apertamente. Mi sono chiesto: ma qual è la linea del partito? Quando Liberazione l’ha contrastata?
Quando si è battuta, più di ogni altro giornale, contro l’insicurezza e gli infortuni, e i morti sul lavoro? Quando ha gridato contro il patriarcato, contro il maschilismo, ha raccontato che in questa nostra società, da millenni, c’è una lotta tra i sessi? Quando si è trovata abbastanza sola nella battaglia senza quartiere al razzismo, per la difesa dei rom, degli stranieri, contro i quali il centrosinistra aveva emanato un decreto inaccettabile, e che ha aperto la strada alla Lega? Quando ha organizzato la grande manifestazione del 20 ottobre del 2007 (insieme al manifesto e a Carta ) che teneva insieme diritti civili e sociali, metalmeccanici e gay, femministe e anticlericali, pensionati e studenti? Oppure Liberazione ha violato la linea del partito quando ha chiesto che tutti i migranti potessero entrare in Italia – stracciando tanti principi del senso comune – quando ha denunciato i Cpt e il blocco navale nel Mediterraneo – che ha prodotto migliaia di morti – o gli accordi con gli aguzzini della Libia? Ha contrastato la linea quando ha denunciato le dittature, anche quelle comuniste, ha preso le distanze dal castrismo, ha condannato la Cina? Quando si è scagliata contro la riforma della scuola? Quando si è schierata con l’indulto? Quando ha fatto una bandiera del garantismo? Quando ha detto che la libertà è un valore che viene prima di tutto e che non può essere in nessun modo limitato, o ridotto, o subordinato? Oppure quando ha cercato di contrastare la riforma delle pensioni, quando ha fatto dei diritti dei lavoratori, e dei loro salari, l’asse centrale della sua idea di economia?
Sono sempre stato convinto che la linea di un partito dovrebbe riguardare queste questioni. Invece, mi pare di avere capito che mi si imputa di violare la linea perché varie volte ho sostenuto che la sinistra non dovrebbe restare rinchiusa dentro le gabbie di piccoli partiti, ma dovrebbe allargarsi, aprirsi, unirsi. E’ questo il reato di lesa maestà. Ne ho dedotto che la linea consiste non in un progetto di società ma semplicemente nella propria dichiarazione di esistenza. La linea che oggi ha Rifondazione, mi pare, può essere riassunta così: «Rifondazione esiste, punto e basta». E se è così, è vero: Liberazione è stata fuori linea.

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7 pensieri su “Sansonetti: addio a Liberazione

  1. Anche se a volte dissento da lui, debbo riconoscere a Sansonetti una notevole intelligenza politica e specialmente la voglia di capire veramente come stanno le cose (che dovrebbe avere ogni buon giornalista). E’ chiaro che questo fa si’ che su molte questioni le sue posizioni siano personali, e anche sofferte, e non “di partito”.
    Devo dire , anche se mi spiace, che un po’ la mossa della direzione del partito me l’aspettavo…

    Ciao

    Carlo

    • Caro Carlo, purtroppo anch’io temevo questa mossa, a mio avviso l’ennesimo autogol, in pieno “stile Tafazzi”, di una certa Sinistra…

  2. Posso solo dire che vedendo questi fatti ritengo la libertà di stampa un lusso che possono permettersi quei giornalisti che non temono il licenziamento perchè non lavorano per nessun giornale.

  3. C’è bisogno di cambiamento nella sinistra italiana, certo forse potevano pensare prima ai dirigenti dei partiti, che ai giornalisti!
    Come prodotto editoriale di denuncia Liberazione secondo me era un buon giornale, sotto la guida di Sansonetti, staremo a vedere il futuro.

  4. Pur constatando le notevoli doti intellettuali di Sansonetti, devo dire – da comunista quale io mi ritengo – che Sansonetti certamente non può autodefinirsi comunista. Io – a differenza di Sansonetti – penso che nell’ambito del pensiero comunista il valore della libertà (così come la intende Sansonetti) sia subalterno ad altri valori preminenti quali – ad esempio – l’effettiva uguaglianza tra gli uomini. A differenza di Sansonetti io – che sono comunista – ritengo Fidel Castro un eroe, un simbolo del comunismo, colui che ha liberato un popolo dall’oppressione capitalistica. Potrei andare avanti ma mi fermo…. Quindi, caro Sansonetti, autodefinisciti pure liberale, liberista, liberaldemocratico, ma – per favore – non definirti comunista…
    Ciao
    Josif Vissarionovic

  5. Condivido Josif al 100 per cento. Sansonetti non è comunista, rapprersenta solo se stesso e la sua vogluia di carriera. Tutto questo non può che contrastare con il comunismo. La vicenda del servizio su Cuba e la sua difesa indecente di tutto quanto scritto dall’inviata di cui mi rifiuto di proninciare il nome, lo sta a dimostrare. Ma a lui che glie ne frega? Si è guadagnato un posto sicuro in tutti i salotti, prima di tutto quello di Vespa. Ora fonda un nuovo giornale, libero….. Libero? e chi lo finanzia? coloro che lo acquistano? Magari!!!!!!! L’unica informazione libera è quella del popolo. Per questo meglio il Granma che questo presunti giornalisti “liberi”. Che schifo!!!!!!

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