I video? Solo sul Web, ormai

Leggo su CyberNews:

Niente più radio o tivvù, i videoclip in futuro si guarderanno on line. E’ quanto emerge da una ricerca, condotta da Ipsos MediaCT su 1500 persone nel Regno Unito. Dallo studio, pubblicato sulla Bbc, emerge che il 57% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni guardano la musica su YouTube, ‘snobbando’ Mtv.

E per forza, aggiungo io: con la programmazione dissennata che fanno le emittenti musicali, MTV in testa, completamente asservite come sono alle bieche logiche commerciali delle playliste imposte dalle major, il pubblico dei videoclip non ha altre risorse se non cercare e guardare i video degli artisti preferiti sulla rete.

Lunga vita a YouTube, dunque!

Crollo di un’economia/7

DETROIT – Terremoti a catena nel mondo dell’auto: Rick Wagoner, presidente e amministratore delegato della General Motors, si è dimesso dopo le critiche del presidente Obama; in Francia è stato estromesso Christian Streiff, presidente del comitato di sorveglianza di Peugeot-Citroen; e il governo Usa ha fatto sapere che, se entro trenta giorni non sarà raggiunto un accordo con la Fiat, la Chrysler sarà lasciata fallire.

(Corriere della Sera)

Eurocon 2009: un evento ben riuscito

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Interessante giornata, quella trascorsa ieri ad Eurocon 2009, densa di incontri e presentazioni. Qualche nome tra i  tanti, tutti importanti: Giuseppe Lippi, giornalista e scrittore, ma soprattutto Deus ex Machina di Urania e massimo esperto di H.P.Lovecraft (sua la splendida edizione filologica per Mondadori dell’Opera Omnia del Solitario di Providence) e naturalmente Bruce Sterling.

Il celebre scrittore e giornalista texano ha tenuto nel pomeriggio una conferenza fluviale, che ha toccato molti temi. Dopo avere presentato, tra l’altro, l’imminente uscita nelle librerie italiane della nuova fatica letteraria di Jasmina Tesanovic – un libro dedicato alla celebre regina egiziana “eretica” Nefertiti (in uscita a breve per i tipi di Stampa Alternativa), Bruce si è soffermato sulle differenze esistenti tra la s.f. di matrice USA e la fantascienza – chiamata esattamente proprio così, all’italiana – di casa nostra. Tra rimandi a Italo Calvino, H.P.L., Manzoni e Brian Aldiss, l’intervento affabulatorio di B.S. non ha mancato di affascinare la platea.

Last but not least, non posso non rivolgere uno speciale ringraziamento all’infaticabile Flora Staglianò, per la squisita ospitalità e cortesia.

Le conseguenze ambientali del decreto Berlusconi

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Ricevo e volentieri pubblico:

Il decreto che il Cdm si appresta a votare in materia di edilizia rappresenta lo scardinamento del sistema ambientale, urbanistico del nostro territorio che avrà conseguenze gravissime e irreversibili sull’equilibrio complessivo delle risorse naturali del  paese con danni  economici e sociali. Cercheremo di spiegare perchè questo decreto è un atto di pirateria ambientale: i dati Istat elaborati dal CRESME indicano in 9 milioni e mezzo gli edifici potenzialmente interessati dagli interventi previsti dal decreto che il governo si accinge ad  Sono essenzialmente le villette e le abitazioni uni e bifamiliari, che hanno una superficie media di 260 metri quadri. Un ampliamento del 20% comporterebbe secondo il CRESME una crescita della superficie abitabile di 490 milioni di metri quadrati. Con un costo di realizzazione di poco superiore ai mille euro al metro quadro, e stimando prudenzialmente che solo uno ogni dieci proprietari sfrutti l’occasione. Cosa succederà?
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Raymond Carver: da “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” a “Principianti”

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Attendevo con trepidazione notizie sulla nuova edizione integrale, “restaurata” – della prima raccolta di racconti di Raymond Carver, oggi intitolata Principianti (Einaudi, euro 19, pagg. VIII-294), nota sino a ieri, nella precedente versione, col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore.

Carver è un autore che in passato ho molto amato, salvo poi discostarmene un po’ proprio a causa del suo minimalismo, che a tratti mi sembrava eccessivo. Ma oggi forse, come giustamente evidenzia Alessandro Baricco nella bella e articolata recensione pubblicata ieri da Repubblica, la  qualifica di padre del minimalismo non è più applicabile tout court al buon Carver, a quanto pare.

È interessante la lettura critica che ne compie sempre A.B., quando tra le righe fa capire che forse, tutto sommato, il lavoro dell’editor, Gordon Lish, anche se certamente di tipo fortemente manipolativo, sia stato determinante per la buona riuscita dell’opera. In buona sostanza è grazie a quell’intervento che sarebbe nato “il minimalismo” di Carver…

Ma forse non c’è scandalo in questo: penso al mondo della musica moderna, ad esempio, al ruolo fondamentale che nehgi anni ’60 ha rivestito George Martin, mitico arrangiatore e produttore dei Beatles, non a torto spesso definito il “quinto Beatle”. Sono state sue molte, geniali, soluzioni musicali, che hanno reso eccezionali e modernissimi brani “solo” molto belli, specialmente nella prima fase della band, quando i Nostri non avevano ancora raggiunto quella maturità stilistica e quella esperienza che invece non faceva difetto a Martin.

Oggi la stessa cosa, rimanendo sempre in ambito musicale, accade con quel geniaccio di Brian Eno, coltissimo musicista e manipolatore di suoni, nelle vesti di produttore “Deus ex Machina” degli U2: la band di Bono e The Edge deve molto a lui.

Il lavoro nobilita, il precariato no?

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di Carlo Santulli

Come diceva Nanni Moretti in una celebre battuta di “Palombella rossa”, “le parole sono importanti”. Ecco, penso proprio di sì, le parole sono importanti, in quanto si caricano di significati “altri”, riflettendo la nostra visione della vita, le nostre ansie e così via.

Ci pensavo qualche tempo fa, vedendo in giro per Roma (ce ne saranno anche altrove, ma lì mi trovavo e lì li ho visti, con ossessiva ripetitività) dei manifesti del PD, dove c’era un uomo con la scadenza stampata sulla fronte (e fin qui tutto bene, perché una scadenza purtroppo ce l’abbiamo tutti, anche se forse non con tanta evidenza). Quello che ho trovato offensivo, è però il testo “Il lavoro nobilita, il precariato no”.

Confesso: lavoro a contratto da tanti e tanti anni, e non mi lamento, perchè potrebbe andarmi molto, ma molto peggio (per esempio essere disoccupato, o letteralmente sulla strada): inoltre ho le mie soddisfazioni (capisco che questo sembri curioso a chi ha scritto il brillante manifesto, ma è così). Ora scopro che non sono nobile, come tanti “precari” (una parola, diciamocelo, odiosa, partorita da qualche genio del sindacato negli anni ’70).

Senza negare che chi lavora col posto fisso sia nobile, mi permetterei solo di far osservare che chi è “precario” innanzitutto lavora, quanto e a volte più degli altri, poi vive nell’incertezza del rinnovo del contratto, oppure deve trovare un altro lavoro dove riprendere il discorso, deve sentirsi dire dalle aziende che è fuori mercato (specie se ha passato i quaranta); non parliamo poi del discorso contributivo, ecc. ecc.

Non voglio fare “la lagna”, perché non è nel mio stile, però tutte le cose di cui sopra sono, secondo me, nobili, o meglio è molto nobile fare tutto questo e non farsi prendere dallo scoramento e dall’avvilimento, con buona pace del manifesto del morente partito dell’ex-opposizione. Insomma, contribuire a mandare avanti il paese, talora protestando, ma anche lavorando silenziosamente il più delle volte.

Lo so, lo so, che il messaggio che il manifesto voleva dare era positivo, il PD ci vuole tutti stabilizzati, conosco questa storia: ma non sarà domani, questo è certo. E intanto che aspettiamo e lottiamo (nobilmente, se permettete) per favore, rispettateci davvero. E cominciate a non chiamarci più precari, che dentro molti di noi hanno un coraggio di andare avanti, che tanto labile e precario non è. Tant’è vero che dura da anni ed anni, e non accenna a finire.