Il lavoro nobilita, il precariato no?

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di Carlo Santulli

Come diceva Nanni Moretti in una celebre battuta di “Palombella rossa”, “le parole sono importanti”. Ecco, penso proprio di sì, le parole sono importanti, in quanto si caricano di significati “altri”, riflettendo la nostra visione della vita, le nostre ansie e così via.

Ci pensavo qualche tempo fa, vedendo in giro per Roma (ce ne saranno anche altrove, ma lì mi trovavo e lì li ho visti, con ossessiva ripetitività) dei manifesti del PD, dove c’era un uomo con la scadenza stampata sulla fronte (e fin qui tutto bene, perché una scadenza purtroppo ce l’abbiamo tutti, anche se forse non con tanta evidenza). Quello che ho trovato offensivo, è però il testo “Il lavoro nobilita, il precariato no”.

Confesso: lavoro a contratto da tanti e tanti anni, e non mi lamento, perchè potrebbe andarmi molto, ma molto peggio (per esempio essere disoccupato, o letteralmente sulla strada): inoltre ho le mie soddisfazioni (capisco che questo sembri curioso a chi ha scritto il brillante manifesto, ma è così). Ora scopro che non sono nobile, come tanti “precari” (una parola, diciamocelo, odiosa, partorita da qualche genio del sindacato negli anni ’70).

Senza negare che chi lavora col posto fisso sia nobile, mi permetterei solo di far osservare che chi è “precario” innanzitutto lavora, quanto e a volte più degli altri, poi vive nell’incertezza del rinnovo del contratto, oppure deve trovare un altro lavoro dove riprendere il discorso, deve sentirsi dire dalle aziende che è fuori mercato (specie se ha passato i quaranta); non parliamo poi del discorso contributivo, ecc. ecc.

Non voglio fare “la lagna”, perché non è nel mio stile, però tutte le cose di cui sopra sono, secondo me, nobili, o meglio è molto nobile fare tutto questo e non farsi prendere dallo scoramento e dall’avvilimento, con buona pace del manifesto del morente partito dell’ex-opposizione. Insomma, contribuire a mandare avanti il paese, talora protestando, ma anche lavorando silenziosamente il più delle volte.

Lo so, lo so, che il messaggio che il manifesto voleva dare era positivo, il PD ci vuole tutti stabilizzati, conosco questa storia: ma non sarà domani, questo è certo. E intanto che aspettiamo e lottiamo (nobilmente, se permettete) per favore, rispettateci davvero. E cominciate a non chiamarci più precari, che dentro molti di noi hanno un coraggio di andare avanti, che tanto labile e precario non è. Tant’è vero che dura da anni ed anni, e non accenna a finire.

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2 pensieri su “Il lavoro nobilita, il precariato no?

  1. Capisco la tua rabbia e la condivido in quanto “precaria” soprattutto quando dici che anche noi lavoriamo e forse anche più degli altri. Anzi, leviamo pure il forse…mi è capitato purtoppo di dover fare diversi stage non retribuiti (l’ultimo è ancora in corso) e nonostante non avessi mai percepito nessun tipo di retribuzione mi hanno sempre sovraccaricato di lavoro. Il discorso è che purtoppo siamo veramente precari, soprattuto economicamente…non abbiamo soldi per arrivare a fine mese pensa a voler progettare una vita. Chi ci da un mutuo? Chi li mantiene i figli? Voi ve la sentiresti di programmare una famiglia, una vita senza avere una quasi certezza dello stipendio fisso? purtoppo in questo mi sento MOLTO precaria purtoppo 🙂
    Detto questo complimenti per il tuo blog, il tuo stile mi piace molto. Se ti va potremmo scambiarci i link…il mio si chiama vitadastRagista (non so perchè ma non me lo fa inserire per intero l’indirizzo) lasciami un commento lì e ti inserisco tra i siti amici!
    a presto!!
    ciao

  2. No, non è facile programmare niente senza uno stipendio fisso,
    e siamo d’accordo. Bisognerebbe però anche chiedersi perché abbiamo costruito una società in cui se non hai
    un posto fisso non conti nulla (nemmeno il tuo curriculum conta a volte se non è ottenuto in UN solo posto, cioè il curriculum esiste solo quando in pratica non c’è!)?
    E perché cambiare posto, cambiare lavoro venga visto ancora e spesso come un fattore negativo, quando invece dimostra flessibilità, che spesso è intelligenza e capacità di adattamento.
    Non è solo una questione di non accesso al credito (anche se non si capisce perché le banche, che hanno prestato milioni di euro per anni ad imprenditori che poi sono finiti in bancarotta non possano fare un piccolo mutuo a chi passa di contratto in contratto), non è solo una questione di prospettive a breve termine e non a lungo, anche se c’è anche questo.
    C’è una profonda, ed aggressiva, svalutazione del lavoro dei “precari”, tanto è vero che queste misure che ora propone il PD si è ben guardato dal metterle in opera quand’era al governo.
    Io credo che questo avvenga per la tuttora forte sindacalizzazione: molti precari non sono iscritti ai sindacati,
    e quindi sono semplicemente “fantasmi”.
    Dobbiamo lottare, secondo me, perché, stabilizzati o no, ci rispettino comunque (anche perché, parliamoci chiaro, molti di noi saranno, temo, a contratto tutta la vita: non lo auguro a nessuno, ovviamente, però è inutile nascondersi dietro delle illusioni, e sarebbe compito dei politici parlarci un po’ onestamente).

    Ciao

    Carlo

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