Ghigo e gli altri, il booktrailer

Booktrailer di Ghigo e gli altri, primo libro di Carlo Santulli: Carlo è il Deus ex Machina di Progetto Babele, oltre che ottimo scrittore e docente universitario.

Il libro verrà presentato venerdì 10 aprile a Roma, alla Libreria Rinascita Ostiense.

Raymond Carver: da “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” a “Principianti”

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Attendevo con trepidazione notizie sulla nuova edizione integrale, “restaurata” – della prima raccolta di racconti di Raymond Carver, oggi intitolata Principianti (Einaudi, euro 19, pagg. VIII-294), nota sino a ieri, nella precedente versione, col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore.

Carver è un autore che in passato ho molto amato, salvo poi discostarmene un po’ proprio a causa del suo minimalismo, che a tratti mi sembrava eccessivo. Ma oggi forse, come giustamente evidenzia Alessandro Baricco nella bella e articolata recensione pubblicata ieri da Repubblica, la  qualifica di padre del minimalismo non è più applicabile tout court al buon Carver, a quanto pare.

È interessante la lettura critica che ne compie sempre A.B., quando tra le righe fa capire che forse, tutto sommato, il lavoro dell’editor, Gordon Lish, anche se certamente di tipo fortemente manipolativo, sia stato determinante per la buona riuscita dell’opera. In buona sostanza è grazie a quell’intervento che sarebbe nato “il minimalismo” di Carver…

Ma forse non c’è scandalo in questo: penso al mondo della musica moderna, ad esempio, al ruolo fondamentale che nehgi anni ’60 ha rivestito George Martin, mitico arrangiatore e produttore dei Beatles, non a torto spesso definito il “quinto Beatle”. Sono state sue molte, geniali, soluzioni musicali, che hanno reso eccezionali e modernissimi brani “solo” molto belli, specialmente nella prima fase della band, quando i Nostri non avevano ancora raggiunto quella maturità stilistica e quella esperienza che invece non faceva difetto a Martin.

Oggi la stessa cosa, rimanendo sempre in ambito musicale, accade con quel geniaccio di Brian Eno, coltissimo musicista e manipolatore di suoni, nelle vesti di produttore “Deus ex Machina” degli U2: la band di Bono e The Edge deve molto a lui.

Il lavoro nobilita, il precariato no?

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di Carlo Santulli

Come diceva Nanni Moretti in una celebre battuta di “Palombella rossa”, “le parole sono importanti”. Ecco, penso proprio di sì, le parole sono importanti, in quanto si caricano di significati “altri”, riflettendo la nostra visione della vita, le nostre ansie e così via.

Ci pensavo qualche tempo fa, vedendo in giro per Roma (ce ne saranno anche altrove, ma lì mi trovavo e lì li ho visti, con ossessiva ripetitività) dei manifesti del PD, dove c’era un uomo con la scadenza stampata sulla fronte (e fin qui tutto bene, perché una scadenza purtroppo ce l’abbiamo tutti, anche se forse non con tanta evidenza). Quello che ho trovato offensivo, è però il testo “Il lavoro nobilita, il precariato no”.

Confesso: lavoro a contratto da tanti e tanti anni, e non mi lamento, perchè potrebbe andarmi molto, ma molto peggio (per esempio essere disoccupato, o letteralmente sulla strada): inoltre ho le mie soddisfazioni (capisco che questo sembri curioso a chi ha scritto il brillante manifesto, ma è così). Ora scopro che non sono nobile, come tanti “precari” (una parola, diciamocelo, odiosa, partorita da qualche genio del sindacato negli anni ’70).

Senza negare che chi lavora col posto fisso sia nobile, mi permetterei solo di far osservare che chi è “precario” innanzitutto lavora, quanto e a volte più degli altri, poi vive nell’incertezza del rinnovo del contratto, oppure deve trovare un altro lavoro dove riprendere il discorso, deve sentirsi dire dalle aziende che è fuori mercato (specie se ha passato i quaranta); non parliamo poi del discorso contributivo, ecc. ecc.

Non voglio fare “la lagna”, perché non è nel mio stile, però tutte le cose di cui sopra sono, secondo me, nobili, o meglio è molto nobile fare tutto questo e non farsi prendere dallo scoramento e dall’avvilimento, con buona pace del manifesto del morente partito dell’ex-opposizione. Insomma, contribuire a mandare avanti il paese, talora protestando, ma anche lavorando silenziosamente il più delle volte.

Lo so, lo so, che il messaggio che il manifesto voleva dare era positivo, il PD ci vuole tutti stabilizzati, conosco questa storia: ma non sarà domani, questo è certo. E intanto che aspettiamo e lottiamo (nobilmente, se permettete) per favore, rispettateci davvero. E cominciate a non chiamarci più precari, che dentro molti di noi hanno un coraggio di andare avanti, che tanto labile e precario non è. Tant’è vero che dura da anni ed anni, e non accenna a finire.

Le vittime di Madoff sono state sue complici?

Interessante e provocatorio – ma solo all’apparenza, perché “only the willfully ignorant could have seen Bernard L. Madoff’s fund as a good investment” –  punto di vista, questo di Joe Nocera sul N.Y.T.:

[…] What happened to the victims of Bernard Madoff is terrible. But every day in this country, people lose money due to financial fraud or negligence. Innocent investors who bought stock in Enron lost millions when that company turned out to be a fraud; nobody made them whole. Half a dozen Ponzi schemes have been discovered since Mr. Madoff was arrested in December. People lose it all because they start a company that turns out to be misguided, or because they do something that is risky, hoping to hit the jackpot. Taxpayers don’t bail them out, and they shouldn’t start now. Did the S.E.C. foul up? You bet. But that doesn’t mean the investors themselves are off the hook. Investors blaming the S.E.C. for their decision to give every last penny to Bernie Madoff is like a child blaming his mother for letting him start a fight while she wasn’t looking.

La ricca mangiatoia dei premi letterari

Misera fine, quella del Premio Grinzane Cavour, il cui patron, Giuliano Soria, è stato arrestato con l’accusa di malversazione, violenza sessuale, molestie, e appropriazione indebita.

E tuttavia che la maggior parte dei premi letterari in Italia siano ormai divenuti specchi per le allodole e macchine mangia soldi (delle istituzioni, degli “editori sponsor”, perfino degli autori, nel caso degli innumerevoli premi locali) è un dato di fatto acquisito ormai da anni.

Come non pensare, ad esempio, alle vittorie annunciate, nelle ultime edizioni di un celeberrimo premio romano, garantite in partenza dal cosiddetto “maggior impegno” dell’editore di turno?

In merito alla vicenda del Grinzane Gad Lerner scrive:

Si vedeva a occhio nudo che la faccenda era solo un grande scrocco vestito di pseudo-dignita’ culturale, magari condita di retorica piemontesarda. Rispettabili esponenti dell’intellighenzia hanno fatto finta di non accorgersene, e oggi esibiscono corrucciato stupore, solo perchè gliene veniva un viaggio all’estero piuttosto che un assegno o anche solo uno sfogo per il loro narcisismo. Serate di gala a go’ go’, con grattatina di tartufo. […]

Behind the Curve

Paul Krugman sul N.Y.T. avanza seri dubbi sulle recenti mosse in campo economico del presidente Obama:

The Obama administration’s economic policy is already falling behind the curve, and there’s a real, growing danger that it will never catch up.

E non è l’unico, anche se, almeno negli USA, l’approccio sembra ben più concreto e realistico che da noi…