Yahoo chiude GeoCities

geocities-logoGeoCities, uno dei più antichi servizi di Web-Hosting del Web, acquisito da Yahoo per 3 bilioni di dollari nel 1999, verrà chiuso nei prossimi mesi.

Non è solo una conseguenza della crisi che ha colpito Yahoo, ma un segno dei tempi: il definitivo declino dell’idea del sito Web personale nell’era del social networking.

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7 pensieri su “Yahoo chiude GeoCities

  1. Caro Luigi,

    permettimi educatamente di dissentire. Perché la crisi di qualcosa (Yahoo) dev’essere sempre il segno di qualcos’altro? Secondo me il social networking durerà lo spazio di un mattino, mentre i siti personali, per tanti
    motivi, rimarranno (anche perché sono la base della rete.
    Accetto scommesse (sarà che sono stato utente di Geocities dal ’97?).
    E che fanno? Cancellano tutti i siti?

    Un abbraccio

    Carlo

    P.S. Un simpatico ragazzo varesotto che nel ’95 mi tenne un corso introduttivo ad Internet, disse testualmente: “Molto presto, non resteranno che servizi a pagamento su Internet”. Beh, siamo ancora qui…

  2. Mah, caro Carlo: a volte mi piace ammantarmi delle vesti lacere del cantore apocalittico, sai com’è. 😉
    Però è innegabile, credo, che la moda del sito Web personale – un “must” tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – sia un po’ scemata, specie con l’avvento dei blog prima e del social networkig poi…

    L.

  3. 3 “billioni” di dollari? 🙂

    Forse GeoCities sta venendo smantellata perché è una struttura vecchia e inadeguata? E i blog, in fin dei conti, non sono dei “siti personali” versione 2.0?

    Io son d’accordo con Carlo. 🙂
    MS

  4. Io credo che il Web sia in rofondo mutanento: secondo me il concetto di sito Web è superato sì, ma solo per quanto riguarda l’utenza privata. Le società, i giornali, le case editrici, ecc. devono avere per forza dei siti web, invece.
    E poi un sito è statico e poco interattivo, come non accade nei blog, che vivono di commenti (ciò che sto facendo io ora, in questo preciso miomennto).
    Anche i blog daltronde sono condannati all’estinzione.
    Alla fine rimarra’ solo Twitter, mi sa.

  5. Geocities era nata sul presupposto che la pubblicità ripagasse
    i costi di mettere a disposizione lo spazio sul web,
    cosa che in realtà non è accaduta, perché in generale i privati
    si sono dimostrati riluttanti all’acquisto in rete molto più di quanto si pensasse negli anni ’90.
    Di conseguenza, invece di pagare i prodotti venduti tramite i banner sui siti, si paga lo spazio per i siti.
    I blog ed i social network hanno una concezione diversa, non necessariamente libera dalla pubblicità, ma con un approccio molto più indiretto alla vendita di prodotti e servizi (che probabilmente
    funziona di più, perché non c’è una coazione all’acquisto, ma solo una blanda pressione qua e là).
    Ci sono una serie di meccanismi psicologici ancora non ben chiariti in realtà, per cui io non ho idea se ci saranno estinzioni o così via.
    Io credo che l’articolo citato da Luigi volesse fondamentalmente dire che oggi uno non si fa più un sito privato, come prima, ma forse si fa un blog, ed in linea di massima può anche essere vero. Però in realtà, con un mondo del lavoro così orientato verso il “freelance”, i privati somigliano sempre più a società di una sola persona, anche per come sono organizzati.
    Ed alle società, come dicevamo, servono siti e non blog.
    Quindi la situazione è sufficientemente confusa da essere interessante (-:

  6. State dimenticando che yahoo, a breve, sarà un tutt’uno com MacroDogs (ehm… Microsoft) e che quindi questa manovra farà certamente parte di un loro piano.
    GeoCities, come tutti gli altri “super contenitori”, rappresenta una risorsa irrinunciabile di contatti. Vedrete che li trasformeranno per farli fruttare meglio.
    Parola di Max… rendetemi grazie in privato 🙂

  7. Beh, Massimo, io quello che ho capito, e che ti dà ragione, è che in rete, tutto quello che può essere sfruttato commercialmente non sparisce, per cui certamente non è che faranno piazza pulita di milioni di contatti.
    E’ anche che Geocities aveva un’immagine un po’ negativa, da poveracci insomma, tanto è vero che in certe comunità virtuali, come per esempio tra i traduttori, avere un sito web lì era considerato un po’ come la prova di essere in bolletta (il che, va detto, nel caso mio nel ’97 non era lontano dal vero… (-:)
    E si sa che i poveracci non comprano, e tutto il resto è storia…

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