Analfabetismo emotivo

funny games - Copia

Scrive Umberto Galimberti su Repubblica delle Donne:

Ci lamentiamo spesso dell’indisciplina dei nostri ragazzi, della loro tracotanza, fino alle manifestazioni di bullismo, che, quando non sono bravate, determinano anche episodi tragici. Alla base c’è una mancata crescita emotiva, che ha reso il sentimento di questi ragazzi atrofico, inespressivo, non reattivo, per cui gli eventi passano accanto a loro senza una vera partecipazione, senza un’adeguata risposta di sentimento a quanto intorno accade. Finché la noia, che come un macigno comprime la vita emotiva, invade questi adolescenti impedendo loro di entrare in sintonia col mondo, oppure portandoli a gesti che impressionano, più che per la loro crudeltà, perché messi in atto “senza movente”. Lungo il percorso della loro vita questi ragazzi non hanno avuto occasione di mettere in contatto il cuore con la mente, la mente con il comportamento, e il comportamento con il riverbero emotivo che gli eventi del mondo incidono nel loro cuore. Queste connessioni non si sono costituite, e perciò nascono biografie capaci di gesti tra loro a tal punto slegati da non essere percepiti neppure come propri. È fallita l’educazione emotiva, e quindi la formazione del cuore come organo che, prima di ragionare, ci fa “sentire” che cosa è giusto e che cosa non è giusto, chi sono io e che ci faccio al mondo. E allora, come lei giustamente sollecita, la scuola non può esimersi dall’insegnare oltre alla matematica e alla lingua, anche la conoscenza di sé e le capacità interpersonali essenziali, che hanno la loro matrice in quei centri emozionali del cervello che, non coltivati, non consentono di instaurare relazioni con i propri simili di cui non si percepisce minimamente il mondo interiore. Ce ne dà conferma lo psicologo Daniel Goleman dell’Università di Harvard che in proposito scrive: “Siccome l’educazione delle emozioni ci porta a quell’empatia che è la capacità di leggere le emozioni degli altri, e siccome senza percezione delle esigenze e della disperazione altrui, non può esserci preoccupazione per gli altri, la radice dell’altruismo sta nell’empatia, che si raggiunge con quell’educazione emotiva che consente a ciascuno di conseguire quegli atteggiamenti morali dei quali i nostri tempi hanno grande bisogno: l’autocontrollo e la compassione!”. Se queste, indicate da Goleman, sono le mete da perseguire per consentire ai ragazzi di pervenire, oltre a un controllo delle proprie emozioni e dei propri gesti, a una comprensione di sé e dell’altro, ricorrere ai cinque in condotta o alle sospensioni sempre più severe, come si propone e da più parti si invoca, significa non aver capito dove sta davvero il problema, con conseguente ricorso alla punizione che sta sempre al posto di un’educazione mancata.

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