Luca Filippi e L’arcano della papessa

14 dicembre 1499, Roma. Secondo alcuni la fine del mondo è questione di giorni, l’Anticristo sarebbe già sulla terra: Papa Alessandro VI Borgia. Uno dei suoi più eminenti cardinali, Alessandro Farnese, incarica il proprio medico di fiducia, Tiberio, di far luce sulla morte del suo segretario, don Lucio, di cui è stato trovato il cadavere nei pressi del Tevere.

Tutta la faccenda poteva chiudersi con una semplice autopsia, ma le scoperte fatte dallo speziale su quel corpo senza vita saranno solo il primo passo di un irto e concitato percorso d’indagine. Messo sulla pista giusta da una lettrice di tarocchi e soprattutto da un’ancella di Lucrezia Borgia, prima che la ragazza muoia avvelenata, Tiberio si trova a investigare su una misteriosa setta pagana, i cui adepti si accingono a sacrificare una vittima innocente.

Questa, in estrema sintesi, la trama dell’avvincente thriller storico di Luca Filippi, scrittore romano nato nel 1976, già autore di  I diavoli della Zisa (2009) e di diversi racconti per Giulio Perrone Editore e Albus Edizioni.

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Nefertiti was here: Roma, 12 febbraio 2010

Un ringraziamento caloroso al pubblico romano (special thanx to Bruce Sterling’s digital friends from Berlin), accorso numeroso, nonostante il freddo polare, alla presentazione del romanzo Nefertiti di Jasmina Tesanovic, tenutasi ieri, 12 febbraio, a Roma, presso la libreria Odradek.

Un doveroso inchino a Giulio Leoni, per l’occasione cerimoniere quasi… Faraonico e un plauso ai giovani attori Chiara Spoletini e Ivan Picciallo, che hanno saputo interpretare con gran sentimento le pagine dell’autrice Jasmina Tesanovic.

Last but not least, grazie anche alla troupe di RaiNews 24 per l’intervista a Jasmina.

Presto on line le foto dell’evento.

I serial killer secondo Pastore e Valbonesi

Vi segnalo questa bella recensione, pubblicata su booksblog, di un saggio appena uscito per Edizioni XII, In due si uccide meglio, di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi.
Un breve stralcio:

Qualunque sarà il percorso che sceglierete per la lettura di questo testo di Pastore e Valbonesi sarete senza dubbio affascinati sia dalle storie presentate che dal mondo in cui sono descritte. E se si vorrà approfondire ci si potrà affidare alla bibliografia e sitografia riportata al termine del libro.

7 febbraio 2010: Diario Pulp goes to Frosinone

Dopo le micidiali incursioni romane e bolognesi dello scorso autunno, l’inafferrabile Strumm ha deciso di dilagare perfino nella provincia laziale. Domenica 7 febbraio l’infame autore aggredirà infatti col suo Diario Pulp il pubblico di Frosinone, alle 17.30 presso la libreria Ubik, in Via Aldo Moro 150.
Scortato dal solito Luigi Milani, già aduso ad analoghe nefandezze, il ripugnante autore del libro più dissacrante (finora, eh!) del nuovo millennio dovrà stavolta difendersi dalle accuse che gli muoverà Alessandro Canassa Vigliani di Frosinone Cultura.
Ci sarà da divertirsi, vedrete! E se il brutto muso di Strumm dovesse attirarvi poco – non vi biasimiamo certo per questo – al contrario la città di Frosinone merita almeno una visita, credeteci. Chissà che poi non prendiate il vizio…

Gabriele D’Annunzio, la riscoperta

Specie in passato il D’Annunzio narratore fu oscurato dal D’Annunzio poeta. Ma oggi le cose sono cambiate radicalmente ed al centro dell’attenzione sono quei romanzi a cui il Vate si dedicò con un impegno almeno pari rispetto a quello profuso per la poesia. Ne sono testimonianza gli studi più recenti, tra cui quello di Guido Baldi, Le ambiguità della “decadenza.” D’Annunzio romanziere (Liguori, Napoli, 2008), e la nuova edizione Rizzoli (2009) del romanzo “veneziano”, Il fuoco.

Con il ciclo dei romanzi della Rosa (Il Piacere , L’innocente e il Trionfo della Morte), che studiano “lo spirito di analisi e il pessimismo occidentale conducenti alla malattia della volontà”, e Le Vergini delle Rocce e Il fuoco, in cui si afferma la teoria del Superuomo, D’Annunzio si pone al centro del romanzo europeo e delle sue problematiche di rinnovamento. Non si limita, come altri scrittori “decadenti”, a contaminare prosa e poesia, ma minimizza la trama e ancor prima del “flusso di coscienza” si concentra sul fluire delle sensazioni e dei sentimenti. Come si vede soprattutto dai romanzi, per D’Annunzio i termini di “decadenza” o “decadentismo” sono fonte di equivoci.

Per lui la creazione artistica non è una manifestazione di debolezza o malattia, ma, come voleva Nietzsche, di vitalità: “vivere con goia” è anche “creare con gioia”. Molti lettori, in specie stranieri, ammirarono questa forza nei romanzi dannunziani, e videro in essi, particolarmente nel Piacere, una sorta di compendio della civiltà italiana. Aldous Huxley scriverà più tardi che gli italiani sono semplici comparse su di un grande affresco storico. D’Annunzio dimostra o tenta di dimostrare il contrario, facendo dei suoi (italianissimi) personaggi gli eredi e i depositari di quel passato d’arte e di cultura.

(via Il Tempo)