Il filo di Arianna

Arianna Huffington

Nei giorni scorsi i notiziari televisivi di casa nostra hanno dato grande risalto alla notizia dell’acquisizione milionaria – costata la bellezza di 315 milioni di dollari – da parte del gruppo America OnLine del sito Huffington Post, creato solo quattro anni fa da  Arianna Huffington.

Si è esaltato in particolare l’aspetto individuale dell’impresa, di indubbio successo, compiuta da “Arianna la Rossa”, oggi una delle opinion maker di maggio peso sulla scena americana. Non è mancato chi ha abbinato immagini tratti da vecchi film dedicati alle mitiche imprese dei primi pionieri del West a quelle, più patinate e “borghesi” della Huffington.

Soprattutto, si è posto in gran risalto l’aspetto coraggioso, quasi eroico dell’operazione da “selfmade woman”, che, dopo aver aperto nel 2006 un sito di notizie, commenti ecc…, sarebbe poi magicamente approdata alla ricca corte del gigante malato Aol.  Sembra si dimentichi però che la signora in questione varò il sito con il “modesto” contributo iniziale di un milione di dollari.

Corollario divertente dell’attuale vicenda, la notizia che molti dei collaboratori, rigorosamente a titolo gratuito, starebbero ora reclamando la spartizione di parte della ricca torta che si accinge ad addentare la rampante – e indubbiamente abile – signora Huffington.

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