Quando la finzione diventa realtà: Reality Show

41aoceis2mlQuando la finzione diventa realtà? Abituati a osservare gli spettacoli più assurdi e trash attraverso lo schermo della televisione – ma anche dei vari device digitali, dallo smartphone al tablet o al più tradizionale monitor di un computer, fate voi – a volte diventa difficile distinguere reale e irreale, vero e falso.

E può accadere che l’evento più improbabile si realizzi invece sul serio nel cosiddetto mondo reale, spingendoci a interrogarci fin dove ci si possa spingere nel nome della perversa rincorsa all’audience.

È lo scenario immaginato nel racconto breve Reality Show, disponibile gratuitamente solo per pochi giorni – fino a domenica 12 febbraio – sulla piattaforma digitale Amazon (tranquilli, dopo quella data sarà acquistabile al prezzo di un caffè, o a zero euro aderendo al programma kindle unlimited)

I blog? Zombi digitali

Il dibattito è aperto, e sono diversi anni che se ne parla. Di cosa? Della morte dei blog, o meglio dell’idea tradizionale di blog.

I meno giovani ricorderanno, prima ancora del glorioso avvento del World Wide Web, la diffusione dei B.B.S. (Bulletin Board Systems), presto soppiantati dalla proliferazione dei Forum sul Web e, più in generale, da forme di comunicazione più rapide.

Abbiamo assistito al fenomeno della proliferazione dei siti Web personali, oggi appannaggio quasi esclusivo di aziende o personaggi pubblici. Cosa sia accaduto è sotto gli occhi di tutti: sono stati travolti dal fenomeno blog, che, a partire dai primi anni 2000, ha preso piede anche in Italia.

In seguito hanno fatto la loro comparsa i cosiddetti Social Network: dapprima MySpace e poi l’onnipresente e sempre più dilagante FaceBook, che ha sussunto in sè caratteristiche in fondo antiche, quali la chat, l’email, la possibilità di creare pagine personali con features più innovative e interattive,  in grado di creare aggregazione tra singoli individui e gruppi.

Per non parlare del “cinguettio”, di Twitter, che tuttavia preferisco di gran lunga alla creatura di Mark Zuckenberg, una piattaforma che da semplice “piazza aggregativa” è divenuta nel tempo una sorta di “bar sport” planetario, dove chiunque – soprattutto i meno informati – si sente autorizzato a sproloquiare.

In più è diventato l’habitat preferito degli odiatori per partito preso e dei cyber bulli, così giustamente stigmatizzati anche dalla Presidente della Camera Laura Boldrini

Non solo: è anche mezzo per eccellenza di creazione e diffusione di notizie false, le cosiddette fake news. A queste gli utenti di FB da un lato sembrano non credere più di tanto, tuttavia ammettono allo stesso tempo di rilanciarle senza farsi troppi scrupoli.

Nè convincono le blande misure “anti bufale” adottate sin qui dal social network. FB non può essere utilizzato, come pure fanno molti, come serio e attendibile mezzo d’informazione, orientato invece com’è al mero profitto attraverso lo sfruttamento dei dati sensibili dei suoi utenti.

Ciò che mi premeva evidenziare in questa mia breve riflessione è la sensazione che i blog – e per amor di paradosso pubblico queste righe proprio su un blog, peraltro ancora in discreta salute – siano ormai agli ultimi fuochi.

Pazienza, ce ne faremo una ragione.

SOLOLIBRI.net recensisce SOLO IL MARE INTORNO

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SOLOLIBRI.net ha recensito Solo il mare intorno. E l’ha fatto con la consueta grande attenzione, analizzandone i contenuti e cogliendo puntualmente i tanti rimandi, omaggi e citazioni disseminati subdolamente tra le pagine del libro firmato dal trio Arona/Marenzana/Milani.

Insomma, è una di quelle recensioni che fanno davvero bene al nostro corazòn espinado, specialmente in questi tempi di librerie che chiudono, autori in affanno e lettori in fuga…

Per non parlare dell’appello dei 600 docenti universitari per salvare la nostra lingua: oltre alle croniche mancanze del nostro sistema scolastico, un dato emerge con rilevanza sempre più preoccupante, l’abbandono della lettura. Il fenomeno è ormai consolidato, e se nel caso della denuncia dei professori universitari si fa riferimento ai giovani, non è che con l’avanzare dell’età la situazione migliori poi granché…

Se non ci fosse il famigerato zoccolo duro del lettore irriducibile, credo che assisteremmo a una moria – non quella delle vacche del grande Totò – di autori ed editori perfino più grave.

Arrival

Si discute ancora molto, soprattutto tra gli appassionati di SF – ma non solo – dell’ultimo film del talentuoso regista e sceneggiatore canadese Denis Villeneuve, Arrival.

La pellicola è tratta dal racconto Storia della tua vita di Ted Chiang: anni fa mi capitò di recensire il suo Il ciclo di vita degli oggetti software, rimanendone davvero colpito.

Arrival non ha mancato di scatenare un acceso dibattito, quasi da ultrà: c’è chi gli rimprovera una certa seriosità e lentezza, con un finale che può lasciare interdetti,  e chi invece lo loda senza riserve, giungendo a definirlo senza mezzi termini un capolavoro.

Forse la verità sta nel mezzo, come sempre… Anche il blog magazine Graphomania se n’è occupato, a questo indirizzo:
http://blog.graphe.it/film/arrival-film-recensione

D.T., quasi DDT

Scrive Paul Krugman sul N.Y.T.:

“[…] what we’re hearing sounds like a man who is out of his depth and out of control, who can’t even pretend to master his feelings of personal insecurity. His first two weeks in office have been utter chaos, and things just keep getting worse — perhaps because he responds to each debacle with a desperate attempt to change the subject that only leads to a fresh debacle.

America and the world can’t take much more of this. Think about it: If you had an employee behaving this way, you’d immediately remove him from any position of responsibility and strongly suggest that he seek counseling. And this guy is commander in chief of the world’s most powerful military. ]

Come dargli torto? Qui trovate tutto l’articolo, se volere inorridire anche voi.

… Aspettando la prossima telefonata del Presidente, naturalmente.

Baustelle, quelli del pop perfetto

I Baustelle hanno da poco pubblicato il loro nuovo album, L’amore e la violenza. Ed è un gran bel disco, tra pop elettronico e rock, all’insegna della melodia più sfacciata.

I suoni sono curati a livelli maniacali, gli arrangiamenti studiati per stregare l’ascoltatore e i testi spiazzano, come nella tradizione ormai ventennale del trio.

Il primo singolo estratto è Amanda Lear, che già fa intuire il lavoro svolto dalla band. Per chi volesse approfondire, si parla diffusamente del disco qui.

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