Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Film molto interessante, Edison – L’uomo che illuminò il mondo. Presentato al Toronto International Film Festival ben due anni fa, è stato distribuito solo lo scorso luglio nel nostro Paese per le ben note vicende “post maccartiste” legate al triste caso Weinstein.

Diretto con buon ritmo e con grande attenzione al lato spettacolare da Alfonso Gomez-Rejon, ha per protagonisti un convincente, sempre più lanciato Benedict Cumberbatch nel ruolo del tormentato genio Edison, Michael Shannon, efficace, grazie a una recitazione tutta giocata su toni sommessi, nel ruolo del rivale Westinghouse, e Nicholas Hoult nei panni del non meno geniale, ma assai sfortunato, Nikola Tesla.

Segnalo inoltre che nel cast comprare anche, in un ruolo non secondario, il simpatico Tom “Spider-Man” Holland.

Il film è a mio avviso ben riuscito. Non cade nella facile tentazione della rappresentazione manichea della lotta tra il presunto “buono” Edison e l’imprenditore, più spregiudicato e navigato, e per questo certo meno amabile, Westinghouse.

Entrambi i personaggi, oggettivamente non facili, vengono rappresentati in maniera convincente, mostrando grandezze e miserie, aspirazioni e contraddizioni dei due colossi, veri e propri padri della modernità.

Locandina film

Trecento parole

È iniziata l’edizione n. 18 dello storico concorso di Scheletri riservato a racconti horror di massimo 300 parole. In palio un buono Amazon da ben 50 euro.

La scadenza è fissata al 31 ottobre 2019. Partecipa anche tu!

L’editoria? Un inferno!

Manzini coverIl mondo dell’editoria può rivelarsi un vero e proprio inferno per autori, librai, addetti stampa, critici: disseminato di trappole, false promesse, fallimenti annunciati e successi per pochi, può condurre alla pazzia o perfino alla morte chi vi trovi a vario titolo coinvolto.

La facciata esteriore rappresentata dagli innumerevoli premi letterari, dai festival più o meno prestigiosi, dalle presentazioni (fenomeno però oggi in forte, costante ribasso, bisogna dirlo) nasconde spesso una realtà difficile, penosa, fatta di vendite scarse e tanta frustrazione da parte dei vari soggetti coinvolti.

È quanto rivela coi suoi divertenti racconti tra il noir e il thriller, pervasi da una vena grottesca e caustica, il bravo Antonio Manzini, col suo ultimo libro Ogni riferimento è puramente casuale. Ne consiglio la lettura, magari sotto l’ombrellone, anche in virtù della sua brevità e scorrevolezza.

Per chi volesse leggere la recensione del libro, il link a Graphomania

Peter Fonda, libero per sempre

Il destino a volte sembra fare le sue mosse seguendo un suo implacabile orologio, sincronizzando eventi, persone e situazioni in modi affascinanti, ma anche, come in questo caso, tristi.

Ricorre in questi giorni l’anniversario dei cinquant’anni dal celebre Festival di Woodstock, già ricordato in un mio precedente post. Ebbene, proprio ieri è giunta la notizia della morte, a 79 anni, di Peter Fonda.

Fonda, figlio della leggenda di Hollywood Henry Fonda, fratello minore di Jane Fonda e padre di Bridget Fonda, è stato una vera e propria icona della contro cultura USA (e non solo) della fine degli anni Sessanta. L’immagine immortale di Peter Fonda sulla Harley-Davidson con i colori della bandiera americana è scolpita nell’immaginario collettivo di tutti noi.

Altra – chiamiamola così – coincidenza, il film uscì in sala il 14 luglio sempre di quel memorabile 1969. Segnalo in proposito che la pellicola, appena restaurata, tornerà nelle sale italiane dal 9 settembre e in anteprima dal 31 agosto al Cinema Lumière di Bologna.

Il pericolo Incel

“Ribloggo” (orrido neologismo) un post pubblicato ieri dalla “collega” (spero non si offenda per l’audace accostamento) Amleta. L’argomento è angosciante e inquietante, ma proprio per questo va trattato e diffuso. Capirete di cosa parlo leggendo il post che segue. Se potete, ribloggate anche voi.

Forza Gimondi!

Felice_Gimondi_1966

Questi ultimi addii non ci volevano proprio. Dopo la scomparsa della brava e simpatica Nadia Toffa, ci ha lasciato anche il grande campione Felice Gimondi.

Il nome di Gimondi è legato indissolubilmente alla mia infanzia: vedevo il suo volto in miniatura all’interno delle biglie colorate con cui giocavo in spiaggia, assieme al mio inseparabile amico Roberto, che come sempre gareggiava con me e la solita frotta di bambini assumendo l’identità del rivale Eddy Merckx.

All’epoca ci si divertiva con poco, senza cellulari né social network, prima ancora dell’avvento dei primi videogiochi. La sera era d’obbligo il pellegrinaggio alla sala giochi, sì, ma per giocare a flipper e al bigliardino… Altri tempi, sì.

Woodstock, 15 luglio 1969

Cinquant’anni fa si teneva il mitico Festival di Woodstock, il più grande happening rock mai realizzato.

Tre giorni, dal 15 al 18 agosto 1969, che videro forse il canto del cigno degli ideali di “peace, love and music”, dei cosiddetti figli dei fiori, del movimento Hippie. Utopie affascinanti, certo, ma destinate purtroppo ad appannarsi negli anni successivi.

La lista degli artisti che parteciparono all’evento è lunga e importante. Qualche nome: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Joe Cocker, Carlos Santana

Ma al di là della musica, pur eccezionale, suonata in quei giorni, resta il ricordo di una folla sterminata di giovani uniti da una comune passione, il Rock, e dalle chimere dell’amore, della pace e della libertà universali. Sia pure immersi con festosa noncuranza nel fango della distesa posta di fronte al palco.

Dopo Woodstock il mondo della musica e il rapporto stesso artista – spettatore cambieranno definitivamente. Le leggi dello show business prevarranno e nulla sarà più come prima.