Per non dimenticare: La libraia di Auschwitz

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Sono giorni cupi e angoscianti quelli che stiamo vivendo.

E non mi riferisco solo – si fa per dire, “solo” – alla terribile pandemia che ci sta opprimendo ormai da un anno, ma all’ondata crescente di razzismo fascistoide che sta sferzando l’Europa e gli Stati Uniti “distopici” (pensare che il correttore automatico aveva corretto l’aggettivo in “dispotici”, per un’amara ironia informatica) del Presidente Golpista Trump.

Ecco perchè consiglio la lettura del libro La libraia di Auschwitz, di Dita Kraus, appena pubblicato da Newton Compton e recensito sul blog magazine Libri e Parole.

La scheda del libro:

A soli tredici anni Dita viene deportata ad Auschwitz insieme alla madre e rinchiusa nel settore denominato Campo per famiglie (tenuto in piedi dalle SS per dimostrare al resto del mondo che quello non fosse un campo di sterminio): quello che conteneva il Blocco 31, supervisionato dal famigerato “Angelo della morte”, il dottor Mengele. Qui Dita accetta di prendersi cura di alcuni libri contrabbandati dai prigionieri. Si tratta di un incarico pericoloso, perché gli aguzzini delle SS non esiterebbero a punirla duramente, una volta scoperta. Dita descrive con parole di una straordinaria forza e senza mezzi termini le condizioni dei campi di concentramento, i soprusi, la paura e le prevaricazioni a cui erano sottoposti tutti i giorni gli internati. Racconta di come decise di diventare la custode di pochi preziosissimi libri: uno straordinario simbolo di speranza, nel momento più buio dell’umanità. Bellissime e commoventi, infine, le pagine sulla liberazione dei campi e del suo incontro casuale con Otto B Kraus, divenuto suo marito dopo la guerra. Parte della storia di Dita è stata raccontata in forma romanzata nel bestseller internazionale “La biblioteca più piccola del mondo”, di Antonio Iturbe, ma finalmente possiamo conoscerla per intero, dalla sua vera voce. La vera storia di Dita Kraus, la giovanissima bibliotecaria di Auschwitz, diventata un simbolo della ribellione, finalmente raccontata da lei stessa.


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