Addio a Milva, ultima diva della canzone

La scomparsa, avvenuta all’età di 81 anni, di Milva rappresenta davvero una grande perdita per il mondo della musica.

Artista eclettica e dotata di grande personalità – autentica primadonna dei palcoscenici di mezzo mondo – ha saputo spaziare come nessun’altra tra generi diversi.

Ma si sa, alto e basso sono categorie spesso appiccicate a forza da critici pedanti su contenuti a loro incomprensibili o sgraditi.

Al contrario, l’unico criterio accettabile è quello qualitativo. E di qualità Milva ne aveva in abbondanza.

Forse, come non ha mancato di rilevare anche qualche sua illustre collega, nel nostro Paese non le è stato concesso tutto il riconoscimento che meritava.

Non a caso ad esempio la sua discografia è stata riversata solo in parte su CD, nè tantomeno sui principali servizi musicali in streaming. Su questi ultimi compaiono perlopiù vetuste antologie e qualche album recente (tra questi però ricordo il suo ultimo album, Non conosco nessun patrizio, curato dal grande amico Franco Battiato)

Ma, direi vergognosamente, non sono reperibili, se non su vinile e a caro prezzo, alcuni degli album più importanti e rappresentativi della grande interprete. Mi riferisco ai dischi scritti e prodotti per lei dai grandi Enzo Jannacci (cantautore importantissimo, anch’egli pressoché rimosso dalla nostra memoria, ahinoi, sempre più breve) e il già ricordato Franco Battiato.

A magra consolazione vi segnalo che sono almeno ascoltabili su YouTube. Speriamo che il triste evento della dipartita della grande artista rammenti alle case discografiche il dovere di ristampare questi album, d’indiscutibile qualità.

E dunque, non resta che rivolgere il nostro saluto riconoscente alla Rossa. Addio Milva, ultima grande diva della musica italiana.

Oltre l’immagine

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Come mai alcune immagini catturano la nostra attenzione, mentre restiamo indifferenti, o, peggio annoiati o disgustati davanti ad altre? Quali sono i meccanismi dietro alla nostra percezione dell’immagine, sia essa un dipinto, una fotografia, un’inquadratura cinematografica, un post su un social?

Insomma, come vengono costruite le immagini? A queste e anche ad altre, non meno interessanti domande risponde l’ultimo libro di Riccardo Falcinelli, Figure.

Per chi fosse interessato, ne parlo più diffusamente qui.

Il sigillo imperiale, di Sandro Battisti

Torna alla ribalta letteraria uno dei nomi più importanti della miglior SF italica, (nonché amico di lunga data) Sandro Battisti.

Tra i fondatori del movimento connettivista assieme a Giovanni De Matteo e Marco Milani, Sandro è autore di romanzi e racconti sorprendenti per qualità e carica innovativa.

Nel 2014 ha vinto il Premio Urania con il romanzo L’impero restaurato (poi vincitore del Premio Vegetti 2017), ex aequo con Bloodbusters di Francesco Verso, e insieme con questo pubblicato nel volume Il sangue e l’impero (Mondadori, 2015).

Stavolta firma per la collana Innsmouth dell’editore Delos un racconto che s’inserisce nell’ormai vasto ciclo dell’Impero Connettivo. Il titolo è Il Sigillo Imperiale.

Questa la trama:

Andronico e Xendra sono degli psiconauti postumani al servizio dell’Impero Connettivo. La loro missione è sul filo delle dimensioni e dei riti sciamanici che i popoli arcaici del Centro Italia officiavano, evocando energie dei luoghi, della natura e soprannaturali. Si troveranno a interagire con le entità dei boschi sacri, lì dove il senso di realtà è labile; ma cos’è, esattamente, la realtà?

Il link al sito dell’editore

Il ritorno di Pazuzu, Danilo Arona

ritorno-di-pazuzuUn’uscita da non perdere: Danilo Arona, amico scrittore, ricercatore, giornalista e autore di oltre 40 libri, con il dittico letterario Il ritorno di Pazuzu omaggia una vera e propria icona dell’horror.

L’opera esce direttamente in digitale nel catalogo eBook dello storico (dall’ormai lontano 2001) portale horror Scheletri.com.

La trama in breve

2008. Whitby, Canada. Il 53enne Sam Spintzer scompare improvvisamente… ghermito, così dicono i pochi testimoni, da una creatura gigantesca.

1973. Whitby, Canada. La passeggiata romantica di un giovanissimo Sam Spintzer e dell’amica Jay si trasforma in una fuga a rotta di collo da un mostro terribilmente simile a Pazuzu, il celebre demone sumero del film “L’Esorcista”.

Quale mistero collega i due episodi?

Vite di nove ipocondriaci eccellenti

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Siamo tutti un po’ ipocondriaci, diciamoci la verità. Magari non ai livelli tragicomici di un Woody Allen, ma ho idea che in questo periodo nessuno di noi riesca a ostentare ottimismo con reale convinzione.

Ma non siamo soli in questi nostri timori. Molti grandi personaggi del passato (anche del presente, se è per questo) sono stati preda di analoghe paure e apprensioni, come rivela un interessante libro che ho recensito di recente, Vite di nove ipocondriaci eccellenti di Brian Dillon (edito da Il Saggiatore), sulle pagine di Libri e Parole.

Rodolfo Montuoro, moderno Metastasio

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È appena uscito, a circa tre anni dal precedente lavoro, Acoustica, il nuovo album di  uno dei cantautori più innovativi e visionari degli ultimi anni, Rodolfo Montuoro. E ancora una volta è destinato a spiazzare l’ascoltatore.

Anzi, forse stavolta ancora di più, vista la peculiarità dell’operazione compiuta dall’artista, sempre più lanciato in sperimentazioni ardite, in barba all’aspetto più commerciale dell’odierna produzione discografica.

Inedito compagno – o forse dovrei dire complice – in questa nuova, spericolata avventura, Maurizio Marsico, geniale musicista e compositore attivo sulla scena musicale da diversi decenni in varie, talora spiazzanti, incarnazioni.

È un disco da ascoltare con grande attenzione, lasciandosi catturare dalla magia delle composizioni. Ne parlo più diffusamente sulle pagine di Onda Rock.

Il Silenzio, di Don DeLillo

“Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta guerra mondiale si combatterà con pietre e bastoni”

(Albert Einstein)


Molti artisti, col progredire della propria arte – e dell’età, ovviamente – mettono in atto, più o meno consapevolmente, una sorta di rarefazione del proprio stile.

Questo processo, che, per citare il maestro Franco Battiato, potremmo anche definire di ricerca dell’essenza, si manifesta in campo pittorico, fotografico, musicale e ovviamente anche letterario.

Si pensi ad esempio agli ultimi libri di Don DeLillo, a mio avviso il più grande scrittore contemporaneo. Dopo il romanzo monstre Underworld di fine anni ‘90, i romanzi successivi sono tutti caratterizzati dalla brevità. È un dato di fatto.

Ma i temi e i ragionamenti espressi in queste opere non sono meno pregnanti che in passato, e lo stile è sempre quello del grande scrittore: lapidario e cristallino, ove necessario forbito ma mai pedante o, peggio, noioso.

Continua a leggere “Il Silenzio, di Don DeLillo”

Tenet

Ho finalmente recuperato Tenet, il film monstre che, almeno nelle intenzioni dello scatenato regista Christopher Nolan e dell’intera industria cinematografica, avrebbe dovuto risollevare le sorti malandate del cinema internazionale.

Così non è stato, per i ben noti motivi, anche se il film è stato comunque un successo, visto il periodo a dir poco difficile, con un’esigua minoranza di cinema aperti al momento dell’uscita in sala.

E al momento nel nostro Paese le sale cinematografiche restano ancora chiuse a oltranza; moltissimi film restano nel limbo, altri vengono o verranno distribuiti in streaming con varie modalità. Una pessima situazione per tutto il mondo dello spettacolo, in definitiva.

Tornando allo specifico del film, Tenet rappresenta per certi versi la summa dell’approccio al cinema di Nolan: visionario, spettacolare, potente, sontuoso, ma anche contorto, complesso (forse fin troppo, a detta di molti).

Citazionista (dei film di James Bond, innanzitutto), ma anche di se stesso, il regista regala al tramortito spettatore quasi 2 ore e mezza di grande spettacolo, a patto di rassegnarsi a reiterate visioni del film nel tentativo di venire a patti con lo svolgimento oggettivamente tortuoso della trama.

Ma è grande cinema allo stato puro, anni luce superiore a tante sciatterie prodotte fin qui: montaggio esasperato, effettistica audio-visiva mostruosa, recitazione d’alto livello.

Se potete, guardatelo. Non rimarrete indifferenti, credetemi.