Il racconto perfetto

Nei giorni scorsi mi sono occupato, sulle pagine del blog magazine Libri e Parole, di quello che da più parti è considerato il racconto perfetto, To Build a Fire, (1902/1908) del grande Jack London.

Jack London

Conosciuto, a seconda delle edizioni, sotto vari titoli, come Preparare un fuoco, Allestire un fuoco o, più semplicemente, Accendere un fuoco, rappresenta per certi versi la quintessenza della visione della vita dello scrittore, dominata da un vitalismo esasperato, in perenne lotta con una Natura spietata ma infinitamente più saggia dell’uomo.

La forma è scintillante, affilata come un rasoio. I periodi, tipici di London, sono fulminanti. La storia narrata è un concentrato d’azione e psicologia, serrata come un thriller e mai banale o noiosa.

Segnalo peraltro che ne esistono alcune efficaci trasposizioni per immagini; tra queste merita senz’altro di essere ricordata quella realizzata a fine anni ’60 da David Cobham, che si pregia della voce narrante di Orson Welles.

Qui trovate la recensione completa del racconto

Max Schreck, l’attore vampiro

Max Schreck, l’attore vampiro

Il 4 marzo 1922 fu proiettato per la prima volta a Berlino Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, considerato all’unanimità un capolavoro del cinema horror.

Impersonava il vampiro, chiamato conte Orlok per non violare i diritti d’autore del Dracula di Bram Stoker, il misterioso attore tedesco Max Schreck, del quale si hanno poche e frammentarie informazioni.

Tra realtà e leggenda, mito e finzione creata ad arte, il saggio appena uscito di Eleonora Della Gatta (editing e progetto grafico a cura di Alessandro Balestra) cerca di svelare i segreti di questo sinistro ma suggestivo personaggio.

La pagina web dell’editore

Delitto e castigo

Ci sono dei libri che a volte esitiamo a leggere, o anche solo a prendere in considerazione. E non mi riferisco al ciarpame commerciale da autogrill o supermercato — che pure ha tutto il diritto di esistere e vendere, beninteso — quanto ai grandi classici della letteratura.

Penso ad esempio alla letteratura russa. Molti la evitano come la peste temendo che si tratti di opere pesanti, inattuali o irrimediabilmente noiose. Ma dobbiamo farcene una ragione: il più delle volte abbiamo torto marcio, e i nostri sono solo pregiudizi, viziati come siamo magari da letture veloci o di più facile presa.

Al contrario, se osassimo accostarci a quelle che sono autentiche pietre miliari della narrativa di tutti i tempi, potremmo rimanere stupiti dalla qualità e dall’attualità di capolavori che davvero sono senza tempo.

È il caso di Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, un romanzo che peraltro possiamo ascrivere senza problemi al genere giallo – poliziesco, e che affronta il tema del crimine e della sua espiazione con sorprendente acume e profondità.

Certo, il libro è imponente, anche in senso letterale, vista la mole delle pagine, oltre le 700. Ma vi assicuro che vale la pena di leggerle. Non vi annoierete, credetemi.

Del romanzo sono state realizzate nel corso degli anni diversi adattamenti cinematografici e televisivi. Vi segnalo al riguardo un’eccellente miniserie televisiva del 1983, curata da Mario Missiroli su sceneggiatura di Tullio Kezich, interpretata da più che valenti interpreti. Potete guardarla su RaiPlay.

Se volete approfondire l’argomento, non dovete fare altro che leggere la recensione del romanzo sul blog magazine Libri e Parole.

Delitto e castigo, miniserie televisiva di Mario Missiroli (1983), © Rai

Il giorno dopo Sanremo

E va bene. L’ultima edizione del Festival di Sanremo è stata vinta, come del resto da previsioni, dal duo Mahmood e Blanco con un brano lento di grande effetto, caratterizzato da un bell’impasto vocale e da un arrangiamento ben studiato.

Il brano che ho preferito io invece, a parte quello dell’inossidabile Massimo Ranieri, Lettera al di là del mare – riascoltatelo, testo e interpretazione valgono molto – è Ora e qui, canzone a metà tra una ballata di Riccardo Cocciante e una melodia di Burt Bacharach, ben interpretata da Yuman.

Beh, anche Tantissimo, de Le Vibrazioni non è male però, diciamocelo. Sferzante e dall’attacco epico, riporta la band a un sound più rock che gli si addice francamente di più.

Libri da leggere a febbraio

Ora che abbiamo un nuovo – anzi “vecchio”, pardon, grazie alla cronica inadeguatezza dei nostri partiti, incapaci di trovare l’accordo su un valido candidato – Presidente della Repubblica, tutta l’attenzione mediatica si sta rapidamente spostando sulla nuova edizione, la settantaduesima, del Festival di Sanremo.

Per questo mese ho pensato allora di stilare la consueta lista dei libri da leggere in maniera un po’ atipica, selezionando solo libri legati al mondo della musica. Si parla infatti dell’eterna diatriba BeatlesRolling Stones, di Bob Dylan, di Giancarlo Lucariello, di Franco Battiato e perfino del clan Casadei (quelli del liscio romagnolo, proprio loro).

Appuntamento al prossimo mese e buona lettura o buon ascolto, fate voi!