Rodolfo Montuoro, moderno Metastasio

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È appena uscito, a circa tre anni dal precedente lavoro, Acoustica, il nuovo album di  uno dei cantautori più innovativi e visionari degli ultimi anni, Rodolfo Montuoro. E ancora una volta è destinato a spiazzare l’ascoltatore.

Anzi, forse stavolta ancora di più, vista la peculiarità dell’operazione compiuta dall’artista, sempre più lanciato in sperimentazioni ardite, in barba all’aspetto più commerciale dell’odierna produzione discografica.

Inedito compagno – o forse dovrei dire complice – in questa nuova, spericolata avventura, Maurizio Marsico, geniale musicista e compositore attivo sulla scena musicale da diversi decenni in varie, talora spiazzanti, incarnazioni.

È un disco da ascoltare con grande attenzione, lasciandosi catturare dalla magia delle composizioni. Ne parlo più diffusamente sulle pagine di Onda Rock.

Il Silenzio, di Don DeLillo

“Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta guerra mondiale si combatterà con pietre e bastoni”

(Albert Einstein)


Molti artisti, col progredire della propria arte – e dell’età, ovviamente – mettono in atto, più o meno consapevolmente, una sorta di rarefazione del proprio stile.

Questo processo, che, per citare il maestro Franco Battiato, potremmo anche definire di ricerca dell’essenza, si manifesta in campo pittorico, fotografico, musicale e ovviamente anche letterario.

Si pensi ad esempio agli ultimi libri di Don DeLillo, a mio avviso il più grande scrittore contemporaneo. Dopo il romanzo monstre Underworld di fine anni ‘90, i romanzi successivi sono tutti caratterizzati dalla brevità. È un dato di fatto.

Ma i temi e i ragionamenti espressi in queste opere non sono meno pregnanti che in passato, e lo stile è sempre quello del grande scrittore: lapidario e cristallino, ove necessario forbito ma mai pedante o, peggio, noioso.

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Tenet

Ho finalmente recuperato Tenet, il film monstre che, almeno nelle intenzioni dello scatenato regista Christopher Nolan e dell’intera industria cinematografica, avrebbe dovuto risollevare le sorti malandate del cinema internazionale.

Così non è stato, per i ben noti motivi, anche se il film è stato comunque un successo, visto il periodo a dir poco difficile, con un’esigua minoranza di cinema aperti al momento dell’uscita in sala.

E al momento nel nostro Paese le sale cinematografiche restano ancora chiuse a oltranza; moltissimi film restano nel limbo, altri vengono o verranno distribuiti in streaming con varie modalità. Una pessima situazione per tutto il mondo dello spettacolo, in definitiva.

Tornando allo specifico del film, Tenet rappresenta per certi versi la summa dell’approccio al cinema di Nolan: visionario, spettacolare, potente, sontuoso, ma anche contorto, complesso (forse fin troppo, a detta di molti).

Citazionista (dei film di James Bond, innanzitutto), ma anche di se stesso, il regista regala al tramortito spettatore quasi 2 ore e mezza di grande spettacolo, a patto di rassegnarsi a reiterate visioni del film nel tentativo di venire a patti con lo svolgimento oggettivamente tortuoso della trama.

Ma è grande cinema allo stato puro, anni luce superiore a tante sciatterie prodotte fin qui: montaggio esasperato, effettistica audio-visiva mostruosa, recitazione d’alto livello.

Se potete, guardatelo. Non rimarrete indifferenti, credetemi.

Macchine come me

Ian McEwan sostiene – quasi a voler prendere le distanze dal genere, che pure per sua stessa ammissione ha frequentato da lettore negli anni giovanili – che Macchine come me non sia un romanzo di fantascienza. Eppure è un romanzo distopico, ambientato in un’Inghilterra alternativa, in un 1983 dominato da I.A., androidi e Internet (anzi, Internet da decenni prima).

Non solo: l’odiatissima Lady di Ferro Thatcher ha perso la Guerra della Falkland, il grande Alan Turing è ancora vivo e… ben presente nel romanzo e Adam, l’androide protagonista della storia, fa sfoggio di capacità sorprendenti e per certi versi pericolose, nonostante la formale obbedienza alle ben note Leggi della Robotica di Isaac Asimov.

Ma i disordini sociali infuriano, nonostante il progresso tecnologico e un’apparente maggiore ricchezza.

Ne parlo più diffusamente qui, se vi va di approfondire.

Mother!

Di recente mi sono occupato di un film “pseudo” horror, diretto dal talentuoso ma in questo caso fin troppo ambizioso Darren Aronofsky, e interpretato da un cast di celebri attori: Javier Bardem, Jennifer Lawrence, Ed Harris e Michelle Pfeiffer.

Non è un film imperdibile, a mio avviso. Ma se volete approfondire l’argomento e leggere la recensione – tranquilli, è breve! – potete farlo cliccando qui.

Fukushima

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Dieci anni fa, l’11 marzo 2011, un devastante terremoto-tsunami travolse il Nordest del Giappone scatenando il ben noto, immane disastro alla centrale nucleare di Fukushima: esplosero i reattori, fu liberata radioattività nell’ambiente circostante, vennero evacuate quasi 200.000 persone. 

Ancora oggi, a distanza di un decennio, la situazione resta grave. I tempi per lo smantellamento degli impianti e il risanamento della vasta zona di terra e mare coinvolta si prospettano purtroppo molto lunghi.

Quei tragici eventi m’indussero all’epoca a partecipare a una raccolta benefica, Scrittori per il Giappone, cui contribuii con un mio breve racconto SF, Una telefonata dal futuro.

The Future Bites, Steven Wilson

A fine gennaio è uscito, dopo qualche rimando causato dalla solita, perdurante pandemia, il nuovo album di Steven Wilson, The Future Bites.

Musicalmente, S.W. sembra prendere le distanze dal prog, da lui praticato con gusto e intelligenza in passato, non solo con i suoi Porcupine Tree. Vira piuttosto verso nuove sponde: synth pop, electro-funk, rock-dance sofisticato alla Giorgio Moroder.

Sul fronte dei testi, l’artista, che in passato ha stigmatizzato il dilagare delle fake news propinate ad esempio dall’orrido Facebook, stavolta prende di mira gli eccessi del consumismo.

Spettri dal passato

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Vi segnalo l’uscita per i tipi di Edizioni Graphe.it, di un breve, ma assai interessante, saggio di Andrea Biscàro, Spettri dal passato?. Vi si parla di un fenomeno affascinante e discusso, la cosiddetta psicoscopia d’ambiente.

La scheda:

“Il tempo è l’immagine dell’eternità”, ci sussurra Platone da oltre due millenni. Visioni in bilico tra presente e passato, eteree presenze di una storia irripetibile seppur tangibile nell’impalpabile crepuscolo della realtà: è il fenomeno chiamato psicoscopia d’ambiente, qui rappresentato attraverso alcune testimonianze di chi, nel corso dei secoli, avrebbe fatto capolino in ciò che è stato.

L’autore si sofferma in particolare sul cosiddetto caso del Petit Trianon che, nel 1901, vide protagoniste due insegnanti inglesi in visita alla reggia di Versailles.

Suggestioni? Allucinazioni? Esperienze effettivamente vissute? Fiordi inesplorati della fisica?

Non lo sappiamo, ma, per dirla con Albert Einstein, “la realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente”.