Peter Fonda, libero per sempre

Il destino a volte sembra fare le sue mosse seguendo un suo implacabile orologio, sincronizzando eventi, persone e situazioni in modi affascinanti, ma anche, come in questo caso, tristi.

Ricorre in questi giorni l’anniversario dei cinquant’anni dal celebre Festival di Woodstock, già ricordato in un mio precedente post. Ebbene, proprio ieri è giunta la notizia della morte, a 79 anni, di Peter Fonda.

Fonda, figlio della leggenda di Hollywood Henry Fonda, fratello minore di Jane Fonda e padre di Bridget Fonda, è stato una vera e propria icona della contro cultura USA (e non solo) della fine degli anni Sessanta. L’immagine immortale di Peter Fonda sulla Harley-Davidson con i colori della bandiera americana è scolpita nell’immaginario collettivo di tutti noi.

Altra – chiamiamola così – coincidenza, il film uscì in sala il 14 luglio sempre di quel memorabile 1969. Segnalo in proposito che la pellicola, appena restaurata, tornerà nelle sale italiane dal 9 settembre e in anteprima dal 31 agosto al Cinema Lumière di Bologna.

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Woodstock, 15 luglio 1969

Cinquant’anni fa si teneva il mitico Festival di Woodstock, il più grande happening rock mai realizzato.

Tre giorni, dal 15 al 18 agosto 1969, che videro forse il canto del cigno degli ideali di “peace, love and music”, dei cosiddetti figli dei fiori, del movimento Hippie. Utopie affascinanti, certo, ma destinate purtroppo ad appannarsi negli anni successivi.

La lista degli artisti che parteciparono all’evento è lunga e importante. Qualche nome: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Joe Cocker, Carlos Santana

Ma al di là della musica, pur eccezionale, suonata in quei giorni, resta il ricordo di una folla sterminata di giovani uniti da una comune passione, il Rock, e dalle chimere dell’amore, della pace e della libertà universali. Sia pure immersi con festosa noncuranza nel fango della distesa posta di fronte al palco.

Dopo Woodstock il mondo della musica e il rapporto stesso artista – spettatore cambieranno definitivamente. Le leggi dello show business prevarranno e nulla sarà più come prima.

Apocalisse sulla Luna!

MMMF4010ISBN_0Cinquant’anni fa, il 20 luglio 1969, alle 22.17, il primo uomo metteva piede sulla superficie lunare. Da buon fumettofilo – o “fumettaro”, fate voi – mi piace ricordare l’evento con un fumetto, realizzato all’epoca da quello che considero il team più qualitativo di tutti i tempi, Jack Kirby (storia e disegni), Stan Lee (dialoghi) e Joe Sinnott, rifinitore e inchiostratore stellare.

Mi riferisco a un albo, il n. 98, dei Fantastici Quattro, ideato prima dell’allunaggio, ma distribuito poi nella primavera dell’anno seguente per le ben note, dilatate, tempistiche editoriali americane.

“King” Kirby, qui all’apice della sua arte, impreziosito dalle chine certosine di Joe Sinnott (link) e Stan “The Man” Lee immaginavano un complotto ordito dai Kree per mandare a monte la missione lunare.

Naturalmente i F.Q. intervenivano prontamente e sventavano la minaccia. Siamo lontani anni luce dal caos produttivo e dalla qualità a dir poco altalenante della Marvel di oggi, succube com’è dello strapotere del cosiddetto MCU, ossia del versante cinematografico della Casa delle Idee.

Com’è noto, l’acquisizione di quest’ultima da parte della sempre più vorace Disney sta compiendo poi ulteriori danni, conferendo un taglio sempre più infantile e semplicistico alle storie dell’universo Marvel. Per non parlare dell’asservimento più becero (e comunque asservito a logiche commerciali) al politically correct dilagante oltreoceano, a causa del quale vengono stravolti in modo ridicolo e offensivo per il lettore sesso, etnia e caratteristiche di personaggi storici.

Questo sul versante creativo e artistico. Ma c’è di più, purtroppo: non mancano conseguenze sul piano pratico, dell’occupazione.  La recente acquisizione della Fox provocherà migliaia di licenziamenti nelle due compagnie – si parla di una cifra prossima alle 7.500 unità – e si colgono già i primi effetti anche nel nostro Paese. Come riporta infatti la testata MilanoToday:

Disney licenzia a Milano. La società americana ha annunciato una riduzione del personale: nelle scorse ore ha comunicato ai sindacati di categoria il licenziamento di 61 persone nella sede di Milano di via Ferrante Aporti in cui attualmente lavorano 206 dipendenti. Nello specifico rischiano il posto 48 impiegati e 13 dirigenti dell’azienda, tutti prevalentemente impegnati nel marketing e nella vendita dei diritti di immagine, come reso noto da Slc-Cgil.

Michael Jackson

jackson_2Dieci anni fa moriva improvvisamente – ma forse non troppo inaspettatamente, dato il suo stile di vita – Michael Jackson.

Aveva 50 anni e di lì a poco avrebbe intrapreso un nuovo tour mondiale, che avrebbe segnato il suo ritorno sulle scene dopo anni di controversie e problemi non indifferenti.

Un libro, uscito poco tempo fa, Michael Jackson rewind, ricostruisce bene la dimensione umana del personaggio con tutte le sue grandezze e fragilità: un genio della musica sì, ma tormentato, a volte anzi dominato da demoni, ben lontani dall’immagine asessuata cui pure ci aveva abituato nel corso della sua lunga e comunque strepitosa carriera.

Auguri a Il Foglio Letterario

Logo Foglio

Il Foglio Letterario, creatura editoriale fondata dall’infaticabile Gordiano Lupi festeggia un traguardo importante: vent’anni di editoria.

Orgogliosamente controcorrente, di nicchia ma di qualità, la casa editrice di Piombino prosegue imperterrita la sua corsa. E a me non resta che augurarle “lunga vita e prosperità”, per usare le parole di un celebre personaggio “orecchiuto”…

Buona pensione, Mr. Joe Sinnott!

joe-sinnott

Il mitico Joe Sinnott, alla veneranda età di 92 anni, ha annunciato il ritiro dall’attività fumettistica. L’ha fatto sul proprio profilo Facebook.

Dovete sapere che “Joltin” Joe Sinnott, disegnatore, ma soprattutto inchiostratore e rifinitore sopraffino, ha consegnato le chine dell’ultima (in tutti i sensi, perchè si è conclusa anche la striscia) strip domenicale di Amazing Spider-Man solo pochi giorni fa.

Last Sinnott's Spidey strip

Per gli amanti dei numeri, riporto questo dato, indicativo dell’instancabile prolificità del mitico Joe: ha lavorato alle strisce dell’Uomo Ragno per 27 anni!

Di lui e del suo prezioso lavoro si è occupato, tra gli altri, il New York Times, in questo – come nella tradizione del NYT – esauriente articolo, apparso un paio d’anni fa.

Tuttavia il lavoro sulle strisce ragnesche, pur importante, sembra quasi poca cosa rispetto al lavoro stellare portato avanti come inchiostratore di titani del disegno quali “King” Kirby, “Big” John Buscema, Gene “Il decano” Colan, John Byrne, George Perez (anche quest’ultimo, benché molto più giovane, ha annunciato di recente il suo ritiro, ma per motivi di salute…).

Voglio sottolinearlo: Joe ha inchiostrato anche le matite di artisti meno noti, ma con la medesima cura e attenzione, da grandissimo professionista qual è sempre stato.

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Di tutto questo sterminato universo fumettistico forse i lavori per i quali è davvero passato alla storia sono quelli legati al nome di Jack Kirby (ma anche di John Buscema) da lui impreziositi a livelli sopraffini. Sì, perchè, se è vero che i disegni di Kirby sono stati caratterizzati, da un certo momento in poi, da un mostruoso livello di complessità e grandiosità, è anche vero che il tratto del King tendeva a essere a volte un po’ aspro, schematico.

Ed è proprio qui che entrava in campo la maestria di Sinnott, che, pur senza mai sovrastare o appesantire il tratto di J.K., rifiniva e in definitiva impreziosiva il risultato finale. Del resto egli stesso è un ottimo disegnatore, dal tratto pulitissimo ed elegante. Per rendersene conto vi consiglio di affacciarvi sul sito Web di Joe, dove troverete un ampio campionario dei lavori del Nostro, e non solo nelle vesti di inchiostratore, ma anche da “matita solista”.

L’ammetto, considero J.S. il più grande inchiostratore di Kirby, e non sono l’unico ad affermarlo. Pur rispettando gli inchiostri precisi e dettagliati di Mike Royer, inker preferenziale di Jack a partire dal suo approdo alla D.C. nel 1970, e non disdegnando, a differenza di molti altri, le morbidezze – a volte un po’ troppo coprenti, non di rado imprecise – di un Vince Colletta, le chine di Sinnott hanno sempre conferito ai disegni “kirbeschi” un’ulteriore, ineguagliabile qualità e spessore.

Quelli che riporto a corredo di questo post sono solo alcuni degli innumerevoli esempi della eccezionale bravura di Joe, al quale auguro di godersi finalmente la sua meritatissima pensione!

 


Tutte le immagini inserite in questo post sono © Marvel Comics

Caro amico Lucio, sono già 7 anni?

Sette anni Lucio Dalla abbandonava il suo transito terrestre. Era il primo marzo del 2012: un infarto improvviso in un albergo di Montreaux, dove aveva tenuto un concerto – purtroppo l’ultimo – la sera prima. 

A proposito della dimensione live di Lucio, ho avuto la fortuna di ascoltarlo un paio di volte dal vivo, una delle quali con mio padre (non c’è più neanche lui, ma il suo spirito è sempre con me, ne sono più che convinto) verso la fine degli anni ‘70, in occasione del mitico tour di Banana Republic con Francesco De Gregori e un giovanissimo Ron.

Sono davvero ricordi indelebili, di quelli scolpiti sulla pietra. Lucio in concerto era un’autentica forza della natura.

Ma torniamo al 2012. Avevo visto Lucio poche settimane prima al Festival di Sanremo, e a dirla tutta a me (e non solo) era parso un poco affaticato. Ma la vita di un artista a certi livelli, lo sappiamo, non è uno scherzo e ricordo che non volli darci peso più di tanto.

E invece.

Lucio è morto, sì. Ma come scrivevo nel post precedente, in fondo le rockstar non muoiono mai davvero. Per me e, credo, per tutti quelli che lo hanno amato profondamente, è ancora vivo.

Qualche tempo fa lo ricordavo così sulle pagine di Graphomania.