It’s Showtime, Apple dall’hardware ai servizi

Si può essere o meno utenti (o fan) dei prodotti Apple, ma – simpatie e preferenze a parte – merita di essere segnalato questo video promozionale, realizzato dalla Casa di Cupertino in occasione dell’evento che si è tenuto pochi giorni fa.

Gli annunci hanno riguardato, come largamente anticipato dai soliti bene informati,i nuovi servizi offerti dalla Mela Morsicata, tra i quali ha fatto particolarmente parlare di sé Apple TV+, il servizio di streaming video. D’altro canto è innegabile ormai la tendenza al progressivo, inarrestabile abbandono della TV generalista da parte degli spettatori – un trend che, nel mio piccolo, vado descrivendo da molti anni.

Non solo: l’enorme disponibilità accumulata nelle casse di Apple durante gli anni caratterizzati dall’avvento e dal successo planetario dell’iPhone e dell’iPad devono trovare sbocco in altri ambiti, lo reclamano a gran voce gli azionisti di Apple, con buona pace dei nostalgici del passato.

Ora i numeri stellari prodotti dai dispositivi mobili – non solo della Mela, intendiamoci: anche Samsung  risente dell’offensiva cinese, concorrenziale perchè molto più a buon mercato – stanno cominciando a ridimensionarsi e quindi dev’essere parso inevitabile al buon Tim Cook cominciare a trasformare Apple da “semplice” produttore hardware a fornitore di servizi. Un processo a ben vedere intrapreso già anni fa con l’introduzione di Apple Music, il servizio di musica in streaming.

Certo, la competizione con colossi del calibro di Netflix e Amazon sarà a dir poco dura e l’esito non è affatto scontato: sarà il mercato, come sempre, a dettare legge.

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Addio a Mario Marenco

 

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È scomparso oggi, all’età di 85 anni, Mario Marenco (primo a sinistra nella foto). Un membro fondamentale di quell’allegra e scombinata banda che nei primi anni ’70 diede vita alla mitica trasmissione radiofonica Alto Gradimento.

Da bambino tenevo la radiolina a transistor Philips incollata all’orecchio pur di non perdere le pazze storie dei personaggi interpretati appunto dal simpatico Marenco e dallo scatenato Franco Bracardi.

Altri tempi, lontani anni luce da certi abissi di oggi. Non c’erano i social, e neppure il Web e Internet a dirla tutta. Ma c’erano più creatività, meno fretta e superficialità. Poco ma sicuro.

La filosofia del giardiniere

la-filosofia-del-giardiniere-454237Ancora una volta Graphe.it Edizioni propone nella collana Parva un’opera forse piccola quanto a numero di pagine, ma nel contempo grande sul fronte della qualità.

Mi riferisco a La filosofia del giardiniere, di Roberto Marchesini, filosofo, etologo e zooantropologo. L’autore da oltre vent’anni porta avanti una ricerca interdisciplinare incentrata sul ruolo degli animali non umani nella nostra società. Direttore del Centro Studi Filosofia Postumanista e della Scuola di Interazione Uomo-Animale (SIUA), ha scritto oltre un centinaio di pubblicazioni nel campo della bioetica animale, delle scienze cognitive e della filosofia postumanista. Tiene inoltre conferenze in tutto il mondo nelle quali affronta il tema del rapporto uomo-animale (zooantropologia).

La filosofia del giardiniere è un volumetto concepito per pensare la filosofia attraverso il giardino e il giardino attraverso la filosofia.

Il giardino è un libro che si sfoglia per pagine, non un progetto che si stabilizza in un piano finale e mai un miraggio che tenda a un punto di equilibrio.

Il giardino è un sogno più volte ruminato, un vortice dinamico steso nel cielo come una macchia di storni, fluttuante di piccole evoluzioni imprevedibili.

Il giardino è un laboratorio dove osservare l’atelier darwiniano. Il giardiniere passeggia sempre al suo interno con un misto di stupore e riverenza, incapace di non azzardare progetti a venire.

Il giardino è attesa e, al contempo, il saper cogliere il piacere della parzialità dell’istante, non solo perché si proietta in un futuro distonico rispetto all’immaginazione, ma anche per il suo svolgersi e dissolversi, quel mettere in gioco piani differenti del dialogo ideativo in tempi diversi. Così il prato erboso sarà lucente e forte quando ancora le siepi stentano e gli alberi altro non sono che fantasmi sorretti da rigidi tutori…

«Le radici affondate nel suolo, i rami che proteggono i giochi degli scoiattoli, i rivi e il cinguettio degli uccelli; l’ombra per gli animali e gli uomini; il capo pieno di cielo. Conosci un modo di esistere più saggio e foriero di buone azioni?» (Marguerite Yourcenar)

L’ossessione del politically correct

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Vanity Fair ha rimosso da una foto di copertina già pronta l’immagine di James Franco: un clic di Photoshop e via. Operazione diffusissima ahinoi, praticata con crescente disinvoltura un po’ da tutti, grazie anche alla facilità con cui è possibile modificare anche profondamente le immagini.

Ma non è questo il punto: piuttosto, la foto di gruppo manipolata dalla celebre rivista mi ha fatto pensare subito ai continui lavorii compiuti sulle foto dei leader politici e capi di Stato narrati da George Orwell nel suo 1984.

In quel caso, certo, le alterazioni erano ordinate da un regime dispotico, ma anche oggi, nel cosiddetto mondo reale, le manipolazioni sono spesso compiute nel nome di un presunto politically correct, asservito in realtà a mere logiche commerciali. Quel clima che, obbedendo a quella logica un po’ da caccia alle streghe scaturita dallo scandalo di Harvey Weinstein, sta avvelenando gran parte del mondo dello spettacolo, non solo statunitense.

Sempre a proposito di manipolazioni, segnalo anche un’altra, non meno inquietante, tendenza, quella che porta alcuni utenti a sostituire volti celebri nei video con quelli di altri soggetti, perlopiù con intenti e risultati devastanti.

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Il lettore di libri, una specie in via di estinzione?

background_of_old_books_201502Pochi giorni fa l’Istat ha diffuso i dati della consueta indagine su produzione e lettura dei libri nello scorso anno, il 2016. I dati sono a dir poco sconfortanti, perfino peggiori che in passato:

Ancora in calo i lettori, passati dal 42,0% della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5% nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali.

La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 33,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno.

Leggono di più i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) rispetto a tutte le altre classi di età.

Insomma, il numero dei lettori continua a diminuire. Un fenomeno ormai consolidato e risaputo, del quale chi opera nel mondo dell’editoria non può non tenere conto. E, se è vero che nel 2016 si è riscontrato un lieve segnale di ripresa della produzione editoriale, con un aumento dei titoli pubblicati aumentati del 3,7% rispetto all’anno precedente, è anche vero che le tirature si sono ridotte (-7,1%).

Di conseguenza, per chi si ostina a voler scrivere (come il sottoscritto, ahimè) non è facile sottrarsi alla sensazione di farlo per una più che sparuta minoranza, una sorta di nicchia nella nicchia che a tratti rischia di avvicinarsi pericolosamente alla irrilevanza.

Qualche amico scrittore/lettore magnanimo potrebbe obiettare che chi scrive lo fa soprattutto per se stesso, per rispondere a un impulso interiore insopprimibile, il famigerato sacro fuoco che oggi sembra avvampare un po’ in tutti: cuochi, calcia(t)tori, cantanti, soubrette, presentatori, attori, politici, fuochisti, macchinisti, linotipisti

Sappiamo tutti che le cose non stanno proprio così. Ogni artista credo aspiri a comunicare qualcosa, non necessariamente un messaggio, magari solo un’emozione, uno stato d’animo a un invisibile, ipotetico, spesso agognato destinatario.

Poi, certo, il lettore di ieri oggi continua a nutrirsi di storie narrate in altre forme/media, come le serie televisive in costante moltiplicazione – alcune peraltro di grande qualità, scritte e girate magnificamente – o i buoni, vecchi fumetti.

Il problema semmai è la frammentazione del tempo libero, che inoltre viene a essere sempre più monopolizzato dall’uso – spesso abuso, diciamocelo – dei nostri onnipresenti, quasi onnipotenti dispositivi digitali, smartphone, tablet, computer e così via.

Un altro dato interessante è il seguente:

Oltre il 50% degli editori attivi nel 2016 ha sede nel Nord del Paese; la città di Milano da sola ospita più di un quarto dei grandi marchi.

Il nostro Paese anche sotto il profilo dell’offerta e del “consumo” culturale si conferma diviso in due, con un Sud tendenzialmente in affanno anche sotto il profilo dell’accesso alla cultura. Le ragioni sono sotto gli occhi di tutti – economiche, sociali, politiche – e dispiace che ancora non si adottino misure adeguate per combattere tale stato di cose.

Sarebbe bello se, a pochi mesi dalle elezioni, si parlasse anche di questi argomenti, ma vi confesso che al riguardo nutro poche speranze.

Dalla fantascienza alla realtà: 7 tecnologie rivoluzionarie in arrivo entro il 2030

Fantascienza o realtà? Il Forum economico mondiale ha interpellato 800 esperti di tecnologie per capire quali tecnologie caratterizzeranno il nostro futuro.

Business Insider ha realizzato un video che mostra 7 tecnologie che secondo questi esperti e scienziati saranno parte della nostra vita quotidiana entro il 2030.

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