John Lennon, indimenticabile ribelle

La figura di John Lennon, scomparso l’8 dicembre del 1980, rimane a tutt’oggi una figura chiave non solo nella storia del Pop/Rock e per l’arte in genere, ma anche per il ruolo decisivo che John ha rivestito per il movimento pacifista e nella lotta contro le più becere convenzioni sociali.

Del resto anche quando militava nei Beatles è sempre stato considerato l’anima ribelle del gruppo: polemico, provocatorio, graffiante, nel suo ruolo di co-compositore assieme a Paul McCartney della maggior parte dei brani dei Fab Four.

Come non ricordarlo quando nel 1966 affermò, con una buona dose d’ingenuità – alla viglia dell’avvio del tour americano dei Beatles – che i Beatles erano più popolari di Gesù Cristo, scatenando il prevedibile sdegno, anzi il furore dei soliti benpensanti puritani?

Ma gli esempi sono numerosi: dal celebre bed-in di protesta contro la guerra del Vietnam nel 1969 con Joko Ono, alla celebre richiesta sarcastica – punk ante litteram – pronunciata davanti alla Regina d’ Inghilterra:

E voi fate tintinnare i vostri gioielli…

Mi è parso dunque non solo giusto, ma direi quasi inevitabile dedicare la prima puntata del 2021 della consueta rubrica dei libri consigliati a un’ampia carrellata di titoli tutti dedicati al grande John Lennon.

Do they know it’s Christmas?

Nell’ormai lontano (davvero? Eppure mi sembra così vicino, per averlo vissuto in prima persona) 1984, Bob Geldof e Midge Ure (all’epoca leader ispirato della mitica band degli Ultravox) dettero vita a un’utopia musicale con finalità benefiche: la fondazione di Band Aid, sorta di supergruppo britanno-irlandese.

Geldof si riproponeva di raccogliere fondi per contrastare la piaga della fame in Etiopia grazie alla pubblicazione del singolo, che ottenne un successo planetario, Do They Know It’s Christmas?

Oggi più che mai abbiamo bisogno di utopie e di sogni da realizzare come quello di Bob Geldof.

Continua a leggere “Do they know it’s Christmas?”

Appuntamento a oggi pomeriggio!

128752559_10157923176992934_235112901266704514_o

Piccolo promemoria per gli amici, gli irriducibili accoliti e, per citare il grande Stan Lee, i true believers: ricordatevi di seguire l’evento on line di oggi pomeriggio, dalle 18 in poi, sull’inevitabile Facebook (ma anche sul Tubo): il sottoscritto dispenserà, con la complicità dell’amico Roberto Russo di edizioni Graphe.it, i doverosi auguri natalizi.

Questo il link per godersi lo spettacolo (che durerà poco, solo una manciata di minuti: non fate quelle facce, suvvia!): https://www.facebook.com/events/382022539683829

Non mancate di puntare il vostro browser sulla paginetta in questione: oltretutto non rischierete i temibili effetti dell’assembramento fisico…

5 Minuti a Natale

Per citare una celebre scenetta de La Smorfia dell’indimenticabile Massimo Troisi:

«Annunciaziò, Annunciaziò!»: da martedì 8 dicembre, sulla pagina Facebook e sul canale Youtube della casa editrice Graphe.it le autrici e gli autori “natalizi” faranno gli auguri a tutti i lettori.

Al sottoscritto “toccherà” lunedì 14 dicembre, dalle ore 18 alle 18,05 (tranquilli: sarò rapido e… indolore!). Potete trovare altre info qui.

L’artista maledetto

 

james-dean-06
James Dean

 

Quello dell’artista maledetto non è solo un luogo comune. E non è questione solo di “vita spericolata” o “alla Steve Steve McQueen”, per citare Vasco Rossi. Una sensibilità esasperata, accoppiata magari anche a una certa, innata fragilità di fondo, può assurgere infatti a caratteristica essenziale della condizione dell’artista.

E da lì all’autodistruzione talvolta, anzi troppo spesso, il passo è breve: pensiamo alle vite, brevi ma proprio per questo destinate all’eterna giovinezza e a una sorta d’immortalità, di personaggi come James Dean, Elvis Presley, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Amy Winehouse, Kurt Cobain, o l’indimenticabile Re Lucertola Jim Morrison (nel mio piccolo ne ho scritto anch’io, a più riprese), ma anche di pittori e scrittori.

Per concludere – ma l’argomento è sterminato e meriterebbe ben altro spazio, lo so bene – a proposito di scrittori e scrittrici “maledetti” voglio segnalarvi un post, apparso sul blog Libri e Parole, dedicato appunto alle vite tormentate di questa categoria di artisti.

Aprire gli occhi sulla sorveglianza di massa: Snowden

SNOWDEN-poster-locandina-2016-495x707

Consiglio di recuperare – se non l’avete già visto al cinema – un film uscito qualche tempo fa: Snowden, diretto da quel mostro sacro che risponde al nome di Oliver Stone, regista dalle forti idee politiche, come ampiamente dimostrato lungo gran parte della sua fortunata carriera.

Il film ha per protagonista un efficace Joseph Gordon-Levitt nel non facile ruolo di Edward Snowden, informatico ex dipendente della CIA. Com’è noto, Snowden rivelò informazioni segrete governative su programmi di intelligence, tra cui il micidiale programma di intercettazioni telefoniche, devastante per proporzioni e pervasività.

Lo sappiamo, a volte i film di Stone possono risultare eccessivi, perfino manichei nella loro granitica impostazione. Ma almeno un merito dobbiamo riconoscergli, oltre ovviamente a saper realizzare opere avvincenti e girate con mostruosa padronanza tecnica: quella di inviare messaggi chiari e immediati allo spettatore.

Nel caso di Snowden, il regista intende metterci in guardia sulla nostra costante esposizione alla sorveglianza di massa, dalla quale purtroppo non abbiamo grandi possibilità di difenderci. Neanche cancellando, come pure dovremmo fare, i nostri account social: è sufficiente utilizzare un cellulare, neanche uno smartphone, per essere “tracciati” inesorabilmente e infallibilmente.

Renzo Piano: La responsabilità dell’architetto

RenzoPiano_LaresposnabilitadellarchitettoMai come in questi ultimi anni si è parlato e si continua a parlare di architettura, urbanistica, sicurezza delle costruzioni e design.

Com’è ormai arcinoto a tutti, il nostro è un paese devastato dal dissesto idrogeologico e dal malaffare. Quest’ultimo in particolare ha provocato danni irreversibili al territorio e alle stesse vite di chi si è trovato o si trova a vivere in zone “a rischio” (definizione questa che purtroppo di addice a troppe zone del nostro Paese).

Di questo e di altri temi non meno importanti si parla nell’interessante saggio-intervista realizzato da Renzo Cassigoli La responsabilità dell’architetto. Per chi volesse farsene un’idea appena più approfondita, potete leggerne la recensione qui.

Addio ad Antonello Falqui

EJe1zxaWwAE3hk1È scomparso ieri, alla veneranda età di 94 anni, il grande Antonello Falqui.

Chi era Falqui? In una parola potremmo dire che è stato “la televisione”: uomo colto e ironico, ma ben consapevole dei propri mezzi, è stato regista televisivo di riferimento dai tempi del Musichiere (1957) fino alla fine degli anni ’80.

Grande innovatore e dotato di grandissimo fiuto artistico, ha fatto conoscere al grande pubblico e valorizzato artisti del calibro di Mina, Lucio Battisti, Alberto LupoWalter Chiari, Oreste Lionello, la coppia Paolo PanelliBice Valori, Franca Valeri, le inossidabili gemelle Kessler, Johnny Dorelli, Raimondo Vianello, l’indimenticabile Quartetto Cetra, Ornella Vanoni, Gigi Proietti

Affermare che Falqui ha inventato e definito il genere del varietà televisivo non è un’iperbole, basti pensare a programmi memorabili come Studio Uno, Milleluci, Fatti e fattacci, Al Paradise.

Un altro pezzo di quell’Italia d’altri tempi sì, ma di grandissimo valore, che scompare e purtroppo non viene rimpiazzata dall’avvento di nuovi talenti. Oltretutto il varietà è ormai scomparso dagli schermi televisivi, e le nuove generazioni non hanno la più pallida idea di cosa sia stato.

Concludo questo breve post con una citazione tratta da un’intervista al grande regista:

Cosa manca alla tv di oggi? La cura. Anni fa prendevi un personaggio e lo curavi nei dettagli, oggi l’eleganza è ignorata. Si parla tanto di cultura, ma la cultura è un modo di fare le cose”