D.T., quasi DDT

Scrive Paul Krugman sul N.Y.T.:

“[…] what we’re hearing sounds like a man who is out of his depth and out of control, who can’t even pretend to master his feelings of personal insecurity. His first two weeks in office have been utter chaos, and things just keep getting worse — perhaps because he responds to each debacle with a desperate attempt to change the subject that only leads to a fresh debacle.

America and the world can’t take much more of this. Think about it: If you had an employee behaving this way, you’d immediately remove him from any position of responsibility and strongly suggest that he seek counseling. And this guy is commander in chief of the world’s most powerful military. ]

Come dargli torto? Qui trovate tutto l’articolo, se volere inorridire anche voi.

… Aspettando la prossima telefonata del Presidente, naturalmente.

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No Life in Serbia

Jasmina Tesanovic, nota attivista, film maker e giornalista serba, fornisce sul suo blog la sua lettura del terribile episodio di cronaca nera che ha sconvolto la Serbia pochi giorni fa, quando un uomo di 60 anni, Milorad Veljovic, ha sterminato 13 persone, abitanti a Velika Ivanca, non lontano da Belgrado.

Virtual Vita Nuova

In English, in French
He woke at five in the morning with a gun in his hand. There is no life for us anymore, he said.

Then this man, sixty years old, an exemplary father and husband, “a hard and diligent worker, a citizen”, shot his son. He shot his sleepy and dumbfounded wife, who had scarcely understood his last declaration.

He continued his armed assault by opening the doors of the neighboring homes of his close relations. He shot them in their heads as they slept. All in all, he shot thirteen victims, including his mother and a child of two.

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Thatcher, no more

Margaret Thatcher se n’è andata ieri, ma non tutti la rimpiangono. C’è chi addirittura festeggia, a Brixton, al grido di “Maggie Maggie Maggie, dead dead dead!”. E sono in molti – tra questi l’ex Premier Romano Prodi – ad additarla, assieme all’ex Presidente degli Stati Uniti Reagan, di aver posto le basi – anzi le mine – della crisi economico-sociale dell’Occidente.

Ma è soprattutto negli anni ’80 che la protesta del mondo giovanile, dei sindacati, della classe operaia e del Rock che si fa sentire con grande convinzione.

Se ne parla più diffusamente qui.

Primi risarcimenti per i fatti di Abu Ghraib

ManetteLa Engility Holdings Inc., un’impresa di contractor, ossia una compagnia militare privata americana, la cui sussidiaria era accusata di coinvolgimento nella tortura dei prigionieri ad Abu Ghraib, ha versato oltre 5 milioni di dollari a titolo di risarcimento a un gruppo di 71 ex detenuti rinchiusi tra il famigerato carcere a Baghdad e altri luoghi di detenzione sotto il controllo USA in Iraq.

È la prima concreta vittoria conseguita in tribunale da ex prigionieri iracheni ed è prevedibile che farà giurisprudenza, aprendo dunque le porte a nuovi ricorsi.

I fatti accaduti in quei giorni mi hanno ispirato, qualche tempo fa, la scrittura di questo racconto, pubblicato su Thriller Magazine.

La facile notizia dell’arresto di George Clooney

Ieri i media italiani, salvo rare eccezioni come la mai troppo lodata RaiNews 24, hanno dato largo spazio alla notizia dell’arresto a Washington della star hollywoodiana George Clooney, limitandosi però all’aspetto – scontato e becero – del gossip.

L’azione dimostrativa dell’attore e di suo padre mirava invece a sensibilizzare l’attenzione su ciò che sta accadendo in Sudan. Qui l’attore ha girato di recente un video, che pubblico per far capire di cosa stiamo parlando, con la necessaria avvertenza che contiene scene e immagini molto crude.

Ma la realtà è questa, che ci piaccia o meno.

L’osceno spettacolo della morte

Scriveva un paio di giorni fa Massimo Gramellini su La Stampa:

Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme – sia essa Gesù o Gheddafi – degradano chi li compie a un rango subumano.

Come dargli torto? Per non parlare della continua, ossessiva riproposizione dei vari video – e non passa giorno che non ne spuntino purtroppo di inediti – che mostrano il dittatore morente nelle mani dei rivoltosi.

La morbosità “paga” in tivù, lo sappiamo. Ma è davvero ora di porre fine a questo genere orrendo di… spettacolo, se così si può definire l’ostentazione della morte violenta.

Il panico dei Plutocrati

I partecipanti alla protesta Occupy Wall Street sono stati demonizzati, di più, derisi, dai Signori di Wall Street. Non potrebbe essere diversamente: questi ultimi, strenui difensori ed essi stessi rappresentanti della parte più ricca e privilegiata d’America, si sentono minacciati.

Eppure speriamo che la protesta si estenda, fino a mostrare l’insostenibilità delle posizioni dei Repubblicani, che si ostinano a rigettare qualunque ipotesi di riduzione dei loro privilegi fiscali.

Paul Krugman sul N.Y.T. analizza la situazione con la consueta lucidità:

What’s going on here? The answer, surely, is that Wall Street’s Masters of the Universe realize, deep down, how morally indefensible their position is. They’re not John Galt; they’re not even Steve Jobs. They’re people who got rich by peddling complex financial schemes that, far from delivering clear benefits to the American people, helped push us into a crisis whose aftereffects continue to blight the lives of tens of millions of their fellow citizens.

Per concludere:

So who’s really being un-American here? Not the protesters, who are simply trying to get their voices heard. No, the real extremists here are America’s oligarchs, who want to suppress any criticism of the sources of their wealth.