Libri da leggere a dicembre

Jeff Buckley

Il 29 maggio 1997 moriva in circostanze misteriose il grande Jeff Buckley, cantautore e chitarrista che ha lasciato il segno nella storia del rock, a dispetto della sua breve vita.

È di soli tre anni (agosto ‘94) prima la pubblicazione dell’album Grace, uno dei dischi più belli degli ultimi decenni, un gioiello di ispirazione, mix riuscitissimo di dolcezza ed energia rabbiosa.

Mary Guibert, madre di Jeff, assieme a David Browne, ha curato un libro, Jeff Bukley. La sua vera voce, che rivela molti aspetti ancora sconosciuti del grande artista, ricostruiti attraverso i diari, le lettere, gli appunti e i testi per canzoni rimaste purtroppo ancora da incidere.

Questo e diversi altri titoli figurano nella lista natalizia dei libri consigliati, l’ultima per questo, ahinoi ancora una volta difficile, 2021.

ABBA… tars!

Il New York Times ha dato molto risalto – giustamente direi – al prossimo tour degli Abba. Proprio così, avete letto bene: la mitica band pop svedese, scioltasi di fatto nel 1982, ha deciso di riunirsi.

ABBA’s motion-capture suits.Credits via ABBA

E fin qui niente di strano, vista la tendenza di molti gruppi musicali del passato a più o meno redditizie, talvolta patetiche reunion. Certo, non sempre il risultato è dei migliori e vedere i volti inevitabilmente e crudelmente invecchiati di artisti che ricordavamo belli come divinità fa male, diciamocelo.

Ma la novità concerne proprio l’aspetto, dal momento che i quattro musicisti si esibiranno sì in tour il prossimo maggio in un locale di nuova costruzione, ma non in carne e ossa, bensì sotto forma di avatar digitali.

Insomma, stiamo a vedere… e anche sentire, certo, visto che a giorni, il 5 novembre, sarà pubblicato il nuovo album di inediti della band.

Non è la prima volta che si ricorre a tale tecnologia – lo si è fatto per Michael Jackson per esempio – ma stavolta l’operazione si prospetta molto ambiziosa e curata: la realizzazione degli avatar dei 4 Abba è opera della Industrial Light & Magic, non so se mi spiego.

È uscito AlieNation, l’album fantasma dei Rockets

 

Una segnalazione per i tanti, brizzolati nostalgici della musica fine anni ’70: a sorpresa è stato da poco pubblicato AlieNation, l’album “fantasma” dei Rockets.

Per chi non la ricordasse o non la conoscesse per ragioni anagrafiche, i Rockets sono una band francese che tra gli anni ’70 e i primi anni ’80 ha goduto di enorme successo con brani come On the road again, Electric delights, Galactica e molti altri. AlieNation fu inciso tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981 ma la sua uscita fu cancellata. Sul disco suonano i componenti originali della band al gran completo: Alain Groetzinger, Alain Maratrat, Christian Le Bartz, Fabrice Quagliotti e Gerard L’Her.

Ascoltare questo lavoro, al di là della sua qualità artistica, è un po’ come compiere un viaggio nel tempo, riascoltando atmosfere e sonorità che rappresentano una sorta di istantanea sonora della musica di ben quarant’anni fa, subito prima che esplodesse il movimento New Romance capitanato da band come Duran Duran, Spandau Ballet e per certi versi anche gli Ultravox di Midge Iure.

 

Paul Simon, 80!

Paul Simon, un artista per il quale l’aggettivo “grande” può risultare perfino riduttivo, ha appena compiuto ottant’anni, il 13 ottobre.

Ufficialmente ha dato l’addio alle scene nel 2018, ma nel luglio 2021 si è esibito in The Homecoming Concert, il maxi concerto-evento di Central Park organizzato per festeggiare l’uscita dal Covid.

La sua carriera è stata lunga e costellata di grandi successi, fin dai tempi gloriosi e ormai lontani del duo Simon & Grafunkel: basti pensare a brani immortali come Sound of Silence, Bridge over Troubled Water, Mrs. Robinson o l’album per certi versi quasi di rottura Graceland.

Pochi anni fa recensivo così quello che a tutt’oggi risulta essere il suo penultimo, eccellente album, Stranger to Stranger.

1971, l’anno che cambiò tutto

I vari servizi di streaming, com’è noto, propongono perlopiù film e serie televisive e stanno rapidamente cambiando le abitudini di milioni di (ex?) telespettatori, dalla fruizione dei film in sala alla visione dei programmi trasmessi dalla televisione generalista. Spesso le nuove generazioni semplicemente non concepiscono più l’idea di sottostare a orari e luoghi determinati per vedere film, telefilm e ascoltare musica. Il nuovo che avanza? Chissà.

Ma, a esplorare a fondo i cataloghi a volte sterminati di questi servizi – a volte si trascorrono decine e decine di minuti navigando tra titoli e categorie, col risultato paradossale di non vedere poi nulla per aver esaurito il tempo libero a disposizione – si possono scoprire altre tipologie di contenuti. Come ad esempio i documentari musicali.

Uno tra i migliori è a mio avviso 1971, disponibile su AppleTV+: 7 puntate realizzate con cura certosina, contenenti video, immagini, filmati, brani spesso rarissimi. Il tutto accompagnato da una narrazione precisa ma mai noiosa.

La scheda dell’opera:

In un’epoca tumultuosa, segnata da profondi cambiamenti politici e culturali, il 1971 fu un anno di innovazione e rinascita per la musica. Mentre le star già affermate raggiungevano nuove vette, nuovi nomi invasero la scena scardinando i confini del panorama musicale.

Rino Gaetano, precursore indimenticabile

Rino Gaetano

Esattamente quarant’anni fa, Il 2 giugno 1981, moriva a Roma Rino Gaetano, in un terribile incidente stradale sulla via Nomentana.

Cantautore irriverente e originale, ha lasciato il segno nel mondo talvolta effimero della canzone d’autore. Brani come Ma il cielo è sempre più blu, Gianna, Nuntereggaepiù, Mio fratello è figlio unico, Aida sono esempi luminosi del suo approccio alla musica.

Lo sberleffo, il sarcasmo, l’apparente non sense, perfino il look ironico hanno anticipato di molti anni tendenze artistiche e modalità espressive che si sarebbero concretizzate più avanti con artisti quali Elio e Le Storie Tese, Luca Carboni, Brunori Sas, ma anche per altri versi con Vasco Rossi.

Ho idea che, non fosse scomparso così prematuramente, avrebbe raggiunto con ogni probabilità un successo di dimensioni analoghe al cantautore di Zocca o a Ligabue.

(Photo © Angelo Deligio/Mondadori via Getty Images)

I Maneskin vincono l’Eurovision Song Contest 2021

I Maneskin, foto © ANSA

I Maneskin ieri notte hanno vinto, grazie al voto popolare, in contrasto col voto delle giurie, l’edizione 2021 dell’Eurovision Song Contest, svoltosi in quel di Rotterdam.

Il brano, Zitti e buoni, un rock sferzante e divertente, ha dato una bella scossa alla competizione.

La band romana insomma nel giro di poche settimane è passata – meritatamente, a mio avviso – da una vittoria (Sanremo 2021) all’altra.

Applausi dunque a questi quattro ragazzi coraggiosi. Continuate così!

Franco Battiato, non un vero addio

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Vivere non è difficile potendo poi rinascere.

Cambierei molte cose un po’ di leggerezza e di stupidità.

Nell’autunno del 2019 segnalavo sulle pagine di questo blog quello che purtroppo si è confermato come l’ultimo album di Franco Battiato, Torneremo ancora.

La scomparsa del grande cantautore, ahinoi non inattesa, anzi temuta da qualche anno, da quando aveva lasciato le scene, colpisce al cuore, avvenuta oltretutto a poca distanza dalla morte dell’amica Milva, per la quale F.B. curò l’ultimo album. Nel 2017 era venuto a mancare Giusto Pio, molto più di un collaboratore per il musicista catanese.

Ci sarebbe molto da dire sull’arte di Battiato: sperimentatore ardito e intransigente di musica elettronica e progressive nei primi anni ’70, cantautore Pop-rock negli anni seguenti, regista cinematografico, intellettuale colto e autoironico, mistico sui generis. Continua a leggere “Franco Battiato, non un vero addio”

Brand X, la band “alternativa” di Phil Collins

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Per diversi anni, tra la fine degli anni ‘70 e per buona parte del decennio successivo, Phil Collins è stato attivo su più fronti artistici.

Nelle pause tra l’impegno come cantante, batterista e front-man dei Genesis, lo scatenato artista britannico ha lavorato come session man su dischi di altri artisti, come produttore e molto altro ancora (perfino attore!).

È nelle vesti di batterista e in qualche occasione cantante che lo ritroviamo nelle fila dei Brand X, band britannica di fusion jazz-rock nata a Londra nel 1975. Ma non è tanto di Collins che vi voglio parlare oggi, quanto di Product, l’album alle cui registrazioni prese parte nella primavera del 1979.

Difficile catalogare questo lavoro in un genere musicale preciso, a meno di non accontentarsi del generico “jazz fusion”. C’è molto di più: echi progressive, suoni rock, o se preferite pop-rock, specie nei brani cantati e composti, guarda caso, da Collins.

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Addio a Milva, ultima diva della canzone

La scomparsa, avvenuta all’età di 81 anni, di Milva rappresenta davvero una grande perdita per il mondo della musica.

Artista eclettica e dotata di grande personalità – autentica primadonna dei palcoscenici di mezzo mondo – ha saputo spaziare come nessun’altra tra generi diversi.

Ma si sa, alto e basso sono categorie spesso appiccicate a forza da critici pedanti su contenuti a loro incomprensibili o sgraditi.

Al contrario, l’unico criterio accettabile è quello qualitativo. E di qualità Milva ne aveva in abbondanza.

Forse, come non ha mancato di rilevare anche qualche sua illustre collega, nel nostro Paese non le è stato concesso tutto il riconoscimento che meritava.

Non a caso ad esempio la sua discografia è stata riversata solo in parte su CD, nè tantomeno sui principali servizi musicali in streaming. Su questi ultimi compaiono perlopiù vetuste antologie e qualche album recente (tra questi però ricordo il suo ultimo album, Non conosco nessun patrizio, curato dal grande amico Franco Battiato)

Ma, direi vergognosamente, non sono reperibili, se non su vinile e a caro prezzo, alcuni degli album più importanti e rappresentativi della grande interprete. Mi riferisco ai dischi scritti e prodotti per lei dai grandi Enzo Jannacci (cantautore importantissimo, anch’egli pressoché rimosso dalla nostra memoria, ahinoi, sempre più breve) e il già ricordato Franco Battiato.

A magra consolazione vi segnalo che sono almeno ascoltabili su YouTube. Speriamo che il triste evento della dipartita della grande artista rammenti alle case discografiche il dovere di ristampare questi album, d’indiscutibile qualità.

E dunque, non resta che rivolgere il nostro saluto riconoscente alla Rossa. Addio Milva, ultima grande diva della musica italiana.