Ringo Starr: What’s my name

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Può un artista alla soglia degli ottant’anni – in questo caso un musicista tra i più famosi di sempre – mantenere intatti la propria carica creativa e l’entusiasmo di vivere come ha sempre fatto sin qui?

Se si tratta di Ringo Starr, mitico batterista dei Beatles, la risposta è scontata e non può che essere affermativa. Basta ascoltare le prime note del suo nuovo album, What’s My Name, per rendersene conto: musica suonata con gusto, allegria e intensità.

Oltretutto, sia la voce che la batteria del Nostro non mostrano segno alcuno di stanchezza, ed è un vero piacere riascoltare la ritmica precisa e implacabile di Ringo, supporto imprescindibile per le melodie ma anche per i brani più rock dei Fab Four.

Il sound non è affatto vintage o datato: pop rock di alto livello suonato con personaggi del calibro di Joe Walsh, Steve Lukather e… Paul McCarney! Esatto, avete letto bene: l’altro Beatle superstite suona il basso in un brano inedito di John Lennon, Grow old with me, e il risultato è pura magia.

The Doors: The Soft Parade

DoorsDi recente è uscita la nuova edizione, quella del cinquantennale, dell’album The Soft Parade dei Doors.

Il disco, il quarto prodotto dal mitico gruppo, uscito nel luglio del 1969, nonostante abbia riscosso all’epoca un buon successo – conteneva tra l’altro la celebre hit Touch Me – non è annoverato tra i più riusciti della band.

Né del resto, come sapete, nutro anch’io grande simpatia per questo genere di operazioni: la continua ripubblicazione, col pretesto delle successive rimasterizzazioni, di dischi vecchi.

Eppure stavolta l’operazione non è priva d’interesse: oltre a un nuovo missaggio che evidenzia la voce del grande Jim Morrison, è possibile ascoltare i brani nella versione “Doors only”, ossia privati dei bizzarri arrangiamenti per archi e ottone (!) che conferivano un’aria un po’ surreale al disco.

Per toccare con mano, ascoltate ad esempio proprio la nuova versione di Touch me. Rispetto a quella che abbiamo ascoltato per anni è davvero tutta un’altra cosa: al posto dei fiati e degli archi, francamente un po’ pacchiani, risuonano le tastiere cesellanti di Ray Manzarek e un nuovo assolo del chitarrista Robby Krieger. Il risultato finale è che finalmente si riascoltano i “veri” Doors!

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Un’analoga operazione, forse lo ricorderete, fu compiuta anni fa da “Sir” Paul McCartney quando si occupò della pubblicazione dello storico album Let it Be, scarnificato all’originaria purezza sonora, senza gli arrangiamenti, a volte ridondanti del pur geniale Phil Spector. Il risultato fu Let it be… Naked, che  in quel caso aggiunse in effetti molto all’opera originale.

Si può discutere sulla necessità e sulla correttezza di fondo di tali operazioni, ma almeno in questi due casi le ritengo valide. Oltretutto, la mia passione per il Re Lucertola è tale da non consentirmi di ignorare le notizie che lo riguardano…

Addio a Ric Ocasek dei Cars

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Cars lead singer Ric Ocasek, who died in New York on Sunday, performs at the Rock and Roll Hall of Fame in 2018. Photograph: David Richard/A

La settimana si apre purtroppo con una di quelle notizie che proprio non vorresti leggere: Ric Ocasek, front-man e cantante dei Cars, è stato trovato morto nel suo appartamento di Manhattan.

Settantacinquenne, Ocasek aveva composto la maggior parte dei successi della band che proprio l’anno scorso era stata inserita nella prestigiosa Rock and Roll Hall of Fame.

Chi, come il sottoscritto, ha vissuto gli anni ’80, non può che essere addolorato da quest’ennesima perdita. Si direbbe che un’intera generazione di artisti sta letteralmente svanendo.

Voglio ricordarlo con quello che forse è il brano più celebre della band, la hit Drive.

Woodstock, 15 luglio 1969

Cinquant’anni fa si teneva il mitico Festival di Woodstock, il più grande happening rock mai realizzato.

Tre giorni, dal 15 al 18 agosto 1969, che videro forse il canto del cigno degli ideali di “peace, love and music”, dei cosiddetti figli dei fiori, del movimento Hippie. Utopie affascinanti, certo, ma destinate purtroppo ad appannarsi negli anni successivi.

La lista degli artisti che parteciparono all’evento è lunga e importante. Qualche nome: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Joe Cocker, Carlos Santana

Ma al di là della musica, pur eccezionale, suonata in quei giorni, resta il ricordo di una folla sterminata di giovani uniti da una comune passione, il Rock, e dalle chimere dell’amore, della pace e della libertà universali. Sia pure immersi con festosa noncuranza nel fango della distesa posta di fronte al palco.

Dopo Woodstock il mondo della musica e il rapporto stesso artista – spettatore cambieranno definitivamente. Le leggi dello show business prevarranno e nulla sarà più come prima.

Michael Jackson

jackson_2Dieci anni fa moriva improvvisamente – ma forse non troppo inaspettatamente, dato il suo stile di vita – Michael Jackson.

Aveva 50 anni e di lì a poco avrebbe intrapreso un nuovo tour mondiale, che avrebbe segnato il suo ritorno sulle scene dopo anni di controversie e problemi non indifferenti.

Un libro, uscito poco tempo fa, Michael Jackson rewind, ricostruisce bene la dimensione umana del personaggio con tutte le sue grandezze e fragilità: un genio della musica sì, ma tormentato, a volte anzi dominato da demoni, ben lontani dall’immagine asessuata cui pure ci aveva abituato nel corso della sua lunga e comunque strepitosa carriera.

Western Stars, lo Springsteen che non ti aspetti

Western starsPochi giorni fa (il 14 giugno, per gli amanti delle date) è uscito Western Stars, il nuovo album di Bruce Springsteen.

Dimenticate il tipico rock’n roll muscolare del Boss. Oggi, a settant’anni, Springsteen ha realizzato un disco piuttosto pop “old style”, a tratti country, con archi, fiati, basso, chitarre elettriche e acustiche, batteria e tanta melodia.

A tratti, ascoltandolo e riascoltandolo – è molto bello, e ti prende subito – sembra quasi di avvertire la mano di Burt Bacharach per l’ariosità di certi arrangiamenti. La voce è sempre quella, intonata, forte, che in certi falsetti ricorda perfino certi brani dell’ultimo Bowie.

Proprio così, c’è molta melodia, sì, ma anche tanta malinconia e un senso di struggente solitudine che permeano i brani, peraltro quasi tutti di ottimo livello. Non ci sono riempitivi, insomma.

È un disco da ascoltare di sera, anzi – meglio – di notte, guidando un vecchio pick-up Ford su una qualche strada di campagna, di quelle polverose e poco battute. Lontano dal clamore nevrotico delle nostre città e dal rumore digitale che infesta le nostre vite.

Il ritorno di Sting: My Songs

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Picture: Cherrytree/A&M/Interscope

Curiosa operazione di Sting, il nuovo album My Songs. Dopo la discutibile operazione realizzata lo scorso anno con Shaggy, l’ex leader dei Police ha inciso una sorta di “Best of” agli steroidi. I brani spaziano dalla gloriosa – a mio parere ineguagliata – era Police fino alla successiva carriera solistica del rocker.

Il disco è suonato e riarrangiato mantenendosi piuttosto fedeli alle versioni originali, ossia senza stravolgerle, come pure accade spesso. Devo ammettere che il risultato complessivo è molto piacevole: il basso di Sting risalta in mostruosa evidenza e la qualità sonora dell’intero lavoro suona meravigliosamente, per la gioia degli audiofili – ammesso che ne esistano ancora, beninteso – e degli amanti del rock di una volta e più in generale della musica vera, non quella odierna, di plastica, “usa e getta” insomma.

Della serie “i vecchi leoni ancora ruggiscono”.

Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni

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Nei giorni scorsi ho recensito Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni, di Martin Popoff, un saggio dedicato alla mitica band hard rock britannica, edito da Il Castello.

Onestamente credevo fosse difficile, se non impossibile, rivelare ancora oggi qualcosa di nuovo sulla storia del gruppo, ma mi sbagliavo. Il volume in questione rivela tutto, ma proprio tutto, su ogni singolo brano inciso dagli Zeppelin nella loro strepitosa carriera.

Certo, può essere considerato un testo – diciamo pure il testo definitivo – per fan sfegatati del complesso, e anzi è certamente così. Eppure il lavoro di Popoff è interessante anche come ricostruzione del periodo storico, davvero irripetibile, attraversato dalla band di Jimmy Page e Robert Plant. E l’imponente apparato fotografico del volume vale da solo l’acquisto del volume.

Per chi volesse approfondire, trovate la recensione completa qui.

Kurt, sei ancora con noi

L’8 aprile 1994 il corpo senza vita di Kurt Cobain viene ritrovato nella serra accanto al garage della sua casa, nei pressi di Seattle.

Il medico legale daterà la morte a tre giorni prima, al 5 aprile. Causa del decesso un colpo di fucile. Dunque si sarebbe trattato di suicidio. Tuttavia quella morte, oltre a sconvolgere il mondo della musica, lascia dietro di sé molti, forse troppi, interrogativi.

La vicenda dello scomparso leader dei Nirvana anni fa m’indusse a dedicargli un corposo romanzo, Nessun Futuro, di recente ristampato da Dunwich Edizioni.

In seguito, incoraggiato dai tanti che, bontà loro, reclamavano un sequel a quella storia, ho scritto il romanzo breve L’isola senza morte (Nero Press Edizioni). L’opera, oltre a chiarire diversi punti rimasti in sospeso nel primo libro, narra una nuova vicenda, che ha sempre per protagonista una misteriosa rockstar ufficialmente deceduta molti anni prima…

It’s Showtime, Apple dall’hardware ai servizi

Si può essere o meno utenti (o fan) dei prodotti Apple, ma – simpatie e preferenze a parte – merita di essere segnalato questo video promozionale, realizzato dalla Casa di Cupertino in occasione dell’evento che si è tenuto pochi giorni fa.

Gli annunci hanno riguardato, come largamente anticipato dai soliti bene informati,i nuovi servizi offerti dalla Mela Morsicata, tra i quali ha fatto particolarmente parlare di sé Apple TV+, il servizio di streaming video. D’altro canto è innegabile ormai la tendenza al progressivo, inarrestabile abbandono della TV generalista da parte degli spettatori – un trend che, nel mio piccolo, vado descrivendo da molti anni.

Non solo: l’enorme disponibilità accumulata nelle casse di Apple durante gli anni caratterizzati dall’avvento e dal successo planetario dell’iPhone e dell’iPad devono trovare sbocco in altri ambiti, lo reclamano a gran voce gli azionisti di Apple, con buona pace dei nostalgici del passato.

Ora i numeri stellari prodotti dai dispositivi mobili – non solo della Mela, intendiamoci: anche Samsung  risente dell’offensiva cinese, concorrenziale perchè molto più a buon mercato – stanno cominciando a ridimensionarsi e quindi dev’essere parso inevitabile al buon Tim Cook cominciare a trasformare Apple da “semplice” produttore hardware a fornitore di servizi. Un processo a ben vedere intrapreso già anni fa con l’introduzione di Apple Music, il servizio di musica in streaming.

Certo, la competizione con colossi del calibro di Netflix e Amazon sarà a dir poco dura e l’esito non è affatto scontato: sarà il mercato, come sempre, a dettare legge.