Michael Jackson

jackson_2Dieci anni fa moriva improvvisamente – ma forse non troppo inaspettatamente, dato il suo stile di vita – Michael Jackson.

Aveva 50 anni e di lì a poco avrebbe intrapreso un nuovo tour mondiale, che avrebbe segnato il suo ritorno sulle scene dopo anni di controversie e problemi non indifferenti.

Un libro, uscito poco tempo fa, Michael Jackson rewind, ricostruisce bene la dimensione umana del personaggio con tutte le sue grandezze e fragilità: un genio della musica sì, ma tormentato, a volte anzi dominato da demoni, ben lontani dall’immagine asessuata cui pure ci aveva abituato nel corso della sua lunga e comunque strepitosa carriera.

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Caro amico Lucio, sono già 7 anni?

Sette anni Lucio Dalla abbandonava il suo transito terrestre. Era il primo marzo del 2012: un infarto improvviso in un albergo di Montreaux, dove aveva tenuto un concerto – purtroppo l’ultimo – la sera prima. 

A proposito della dimensione live di Lucio, ho avuto la fortuna di ascoltarlo un paio di volte dal vivo, una delle quali con mio padre (non c’è più neanche lui, ma il suo spirito è sempre con me, ne sono più che convinto) verso la fine degli anni ‘70, in occasione del mitico tour di Banana Republic con Francesco De Gregori e un giovanissimo Ron.

Sono davvero ricordi indelebili, di quelli scolpiti sulla pietra. Lucio in concerto era un’autentica forza della natura.

Ma torniamo al 2012. Avevo visto Lucio poche settimane prima al Festival di Sanremo, e a dirla tutta a me (e non solo) era parso un poco affaticato. Ma la vita di un artista a certi livelli, lo sappiamo, non è uno scherzo e ricordo che non volli darci peso più di tanto.

E invece.

Lucio è morto, sì. Ma come scrivevo nel post precedente, in fondo le rockstar non muoiono mai davvero. Per me e, credo, per tutti quelli che lo hanno amato profondamente, è ancora vivo.

Qualche tempo fa lo ricordavo così sulle pagine di Graphomania.

Addio a Montserrat Caballè

È tempo di dare un altro doloroso addio a una vera e propria icona della musica lirica, Montserrat Caballè, spentasi stamattina a Barcellona.

Era un’artista straordinaria, fulgido esempio di un’epoca purtroppo ormai tramontata. Non ci sono più stelle di prima grandezza come lei nel mondo della musica, non solo quella “alta”.

Non posso che ricordarla con il video del brano Barcellona, inciso assieme a un’altra leggenda della musica, l’indimenticabile Freddie Mercury.

Addio a Steve Ditko, artista geniale

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L’ammetto. Quando, parecchi anni fa, i miei occhi voraci di bambino si perdevano nei disegni bizzarri del compianto Steve Ditko, ne rimanevo turbato, stranito. Forse perché nello stesso arco di tempo – i primi anni ’70, ossia un’eternità fa – assumevo dosi massicce di fumetti realizzati da Jack Kirby, John Buscema, Gene Colan, John Romita, Gil Kane e così via.

Altri tempi, si dirà. Indubbiamente. Ben altra Marvel, creata all’epoca da veri giganti della narrativa a fumetti. Certo, l’arte meravigliosa, stralunata e un poco caricaturale dello Spider-Man (a proposito, amici di Repubblica, possibile che vi ostiniate ancora a scrivere “Spiderman”, ossia senza trattino?) di quei primi anni ’60, del primo Doctor Strange – ma anche di Hulk e Iron Man – era distante anni luce dal gigantismo di un Kirby o dalla perfezione formale degli altri grandi maestri appena ricordati. Eppure non potevo che restare stregato dall’incredibile magia di quelle immagini, che riviste oggi conservano intatta tutta la loro qualità.

Col tempo ho compreso appieno la grandezza di Ditko, il cui fascino è stato accresciuto ai miei occhi dall’alone di mistero che circondava la sua vita privata, davvero per certi versi il Salinger dei fumetti, come in molti l’hanno definito. Anche se, a differenza del grande scrittore, Ditko ha continuato fino all’ultimo a creare storie, personaggi, sempre all’insegna della bizzarria e del non convenzionale.
Addio, Steve. Magari continuerai a creare le tue folli storie in compagnia dei tuoi colleghi d’un tempo.

Addio a Pasquale Squitieri, regista scomodo

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Un paio di giorni fa si è diffusa la triste notizia della scomparsa, all’età di 78 anni, di Pasquale Squitieri.

Regista e sceneggiatore tra i più importanti della scena cinematografica italiana, attivo fin dalla fine degli anni ’60, ha firmato film notevoli, a volte discussi. Ricordiamo tra tutti I Guappi, ClarettaIl Prefetto di ferro (quest’ultimo offre forse la migliore interpretazione del bravo ma spesso sottovalutato Giuliano Gemma, scomparso nel 2013).

Oltre alla carriera artistica, Squitieri si era dedicato anche alla politica, e forse proprio a causa di certe sue posizioni il regista non è stato a mio parere adeguatamente ricordato sui media tradizionali. Neanche un film è stato trasmesso, a quanto mi consta, sulle reti televisive nazionali, anche se c’è da dire che l’usanza di omaggiare la scomparsa di un grosso personaggio dello spettacolo sta cadendo in disuso.

Ed è un vero peccato: immemori del passato, rischiamo di minare anche il nostro futuro.

Thatcher, no more

Margaret Thatcher se n’è andata ieri, ma non tutti la rimpiangono. C’è chi addirittura festeggia, a Brixton, al grido di “Maggie Maggie Maggie, dead dead dead!”. E sono in molti – tra questi l’ex Premier Romano Prodi – ad additarla, assieme all’ex Presidente degli Stati Uniti Reagan, di aver posto le basi – anzi le mine – della crisi economico-sociale dell’Occidente.

Ma è soprattutto negli anni ’80 che la protesta del mondo giovanile, dei sindacati, della classe operaia e del Rock che si fa sentire con grande convinzione.

Se ne parla più diffusamente qui.