Berlusconi, o della Perdonanza negata

Scrive oggi Adriano Sofri su Repubblica, a commento dell’ennesima offensiva sferrata, a suon di querele, da S.B. contro la libertà di stampa:

[…] B., come succede, vuole vendere cara la pelle. E siccome è molto ricco, la venderà molto cara. L’inversione della sua politica degli ingaggi all’indomani della rotta – fuori Kakà, dentro Feltri – lo proclama. E già un solo giorno ha visto scattare la controffensiva così a lungo dilazionata del nuovo attacco. Gran colpi, combinati: la denuncia delle dieci domande di Repubblica alla magistratura, l’assalto molto sotto la cintura a Boffo, e con lui alla Chiesa cattolica romana, che dopotutto non aveva lesinato indulgenze ed elusioni nei confronti dello scandalo politico e civico, oltre che morale, del capo del governo. L’ostentata persuasione di poter forzare un qualche tribunale all’intimidazione della stampa libera, se non la pura disperazione, hanno ispirato la denuncia contro Repubblica: la quale non avrebbe desiderato di meglio che di discutere ovunque, e anche in un tribunale, di quelle domande senza risposta – o con la più nitida delle risposte- ripetute non a caso ostinatamente, in bilico fra una frustrazione e una determinazione catoniana. E insieme la scelta di distruggere in effigie il direttore del giornale dei vescovi italiani e di far intendere alla suocera vaticana che, quando si spingesse ad applicare a B. un centesimo della severità con cui maneggia le comuni presunte peccatrici, la guerra diventerebbe senza quartiere. A questa, chiamiamola così, strategia, presiede il principio secondo cui non c’è maschio, credente o no, laico o chierico, che non si possa prendere con le mani nel sacco di qualche magagna sessuale. (Maschio, dico, perché negli strateghi della controffensiva la guerra resta guerra fra maschi, e le digressioni servono tutt’al più a insultare le donne altrui o a sfregiare le proprie sospette di intelligenza col nemico). La Grande Berta, l’ho chiamata. Vi ricordate, la scena di artiglieria pesante all’inizio del Grande Dittatore. Naturalmente, possono fare molto male i tiri pesanti ad alzo zero. Possono davvero umiliare le persone e devastare le famiglie. B. non può rinfacciare a nessuno di aver attentato alla sua famiglia. Possono fare molto male, ma è difficile che possano prevalere, direi. Le due cannonate strategiche di giovedì, per esempio, denuncia contro Repubblica ed esecuzione sommaria di Boffo, all’una di venerdì avevano già fatto cancellare la famosa cena della Perdonanza. Alle 13,40 di ieri ci si chiedeva se Gheddafi non volesse togliersi lo sfizio – se ne toglie parecchi, avete visto- di disdire il pranzo con B., e tenersi graziosamente le Frecce tricolori. Nel tardo pomeriggio poi B. si è dissociato dal Giornale, cioè da se stesso. E domani è un altro giorno.

Chi ha paura del Grillo cattivo?

beppegrillo 3Da Linkontro.info:

Beppe Grillo intende candidarsi alla segreteria del Pd. Lo fa mentre dice che il Pd è il partito del nulla. Beppe Grillo è un provocatore. Pone all’attenzione temi importanti. Lo fa con eccessi insopportabili di presunzione. Tutto questo è però irrilevante. Beppe Grillo se si iscrive al Pd, se raccoglie le firme dovute e se accetta per iscritto le regole statutarie del partito ha diritto a essere candidato. Che nessuno lo fermi o sarà la morte di quel partito. Un partito di massa non può avere paura di un comico.

Il dovere di informare, il diritto di sapere

I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.

Ecco cosa dice l’emendamento al ddl

I giornali hanno il dovere di informare
I cittadini hanno il diritto di sapere

Firma l’appello di Repubblica

Povero Silvio

Senza citare un mandante preciso, Berlusconi ha affermato che quelle su caso Noemi, veline, Mills e voli di Stato sono state “soltanto calunnie”, parte di un progetto eversivo finalizzato a far decadere un presidente del consiglio legittimato dal voto popolare “per mettere al suo posto un’altra persona non eletta dagli italiani. Se questa non è eversione ditemi cosa è?”. Il capo del Pdl non ha fatto nomi, ma ha parlato di ricadute negative di queste campagne per l’immagine dell’Italia.

Anni fa, un’analoga contrapposizione si era già verificata, sempre tra Repubblica e l’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, ed anche quest’ultimo reagiva in maniera analoga a Berlusconi.

Lettera aperta dall’ATDAL

Ricevo e volentieri pubblico:

Egregio Sig. Presidente del Consiglio, questa poteva risparmiarsela

L’agenzia Reuters ha riportato oggi 5 giugno 2009, la seguente notizia:

“Silvio Berlusconi non ritiene che in Italia vi siano 1,6 milioni di lavoratori privi di sostegno in caso di licenziamento, come affermato dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nelle Considerazioni finali lette all’Assemblea annuale.

Parlando nella trasmissione radiofonica di RadioRai Radio Anch’io, Berlusconi ha infatti detto: “È un’affermazione del governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla realtà che noi conosciamo dell’economia italiana”.

Draghi ha sollecitato il governo a razionalizzare il sistema di ammortizzatori sociali affiancando misure di sostegno al reddito per coloro che sono privi di coperture.

Berlusconi ha rivendicato oggi l’azione di governo tesa ad aumentare le tutele ai disoccupati di fronte alla crisi economica, ipotizzando un innalzamento della percentuale di bonus una tantum concesso ai collaboratori a progetto che perdono il lavoro.

“Il governo ha stanziato per i prossimi due anni 34 miliardi di euro, ampliando il sistema della cassa integrazione precedente in modo che nessun italiano che perda il lavoro non possa usufruirne e resti isolato”, ha detto Berlusconi”.

Problemi familiari, veline, voli di Stato, complotti mediatici internazionali, ecc., sono i temi lungo i quali si è sviluppata la campagna elettorale.
Non rientra nei nostri scopi ed obiettivi intervenire su queste tematiche e per questo motivo ci siamo astenuti da qualsiasi commento.
Oggi però il Presidente del Consiglio ha ritenuto di intervenire su di una materia che ci riguarda direttamente ed in modo molto pesante.
E’ quindi nostro diritto / dovere esprimere il nostro pensiero che non può che essere di profondo sdegno per affermazioni che, al solo scopo di alzare il tiro nella fase finale della campagna elettorale, offendono la sensibilità di tante persone che si trovano a vivere sulla loro pelle la condizione denunciata non solo dal Governatore Draghi ma, anche, dal Presidente di Confindustria, dalle Organizzazioni Sindacali e da una marea di esperti di economia.
Quanti di noi hanno perso il lavoro senza poter trovare un minimo di sostegno al reddito, quanti di noi hanno visto colleghi di lavoro buttati in mezzo ad una strada senza alcuna forma di protezione. E quante famiglie vivono da anni condizioni di grave indigenza proprio per la perdita del posto di lavoro di un padre o di una madre.
Lo denunciamo da anni, lo testimoniano studi, convegni, indagini giornalistiche. E sappiamo bene che l’attuale crisi non ha fatto che ampliare una situazione già di per sé critica. Precari giovani e meno giovani, con la perdita di posti di lavoro indegni sia da un punto di vista economico che contrattuale, sono andati ad ingrossare le già numerose file di quei lavoratori ”maturi”  che da anni si sono visti negare il diritto ad un lavoro e ad un reddito.
Sono anni che le Associazioni di volontariato dedite al sostegno dei più deboli denunciano l’aumento delle famiglie italiane che si rivolgono a loro, sono anni che gli stessi dati Istat riferiscono di oltre 2.5 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà.
Per rimanere in un campo da noi ben conosciuto il nostro paese ha un tasso di occupazione degli over50 attestato al 32,5% a ben 17,5 punti dall’obiettivo del 50% fissato dalla Comunità Europea per il 2010. Un obiettivo sottoscritto dall’Italia ed in particolare da un precedente Governo Berlusconi, E non entriamo nel merito del livello della disoccupazione femminile dove la distanza tra l’Italia e gli altri paesi della UE è abissale.
Affermazioni quali quelle fatte dal Presidente del Consiglio sono inaccettabili nella loro superficialità, nella pochezza delle argomentazioni a sostegno, nella mancanza di rispetto per tanti italiani che ben sanno con quali difficoltà devono fare i conti ogni giorno.

Armando Rinaldi,
Presidente ATDAL
email atdalit@yahoo.it

Le conseguenze ambientali del decreto Berlusconi

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Ricevo e volentieri pubblico:

Il decreto che il Cdm si appresta a votare in materia di edilizia rappresenta lo scardinamento del sistema ambientale, urbanistico del nostro territorio che avrà conseguenze gravissime e irreversibili sull’equilibrio complessivo delle risorse naturali del  paese con danni  economici e sociali. Cercheremo di spiegare perchè questo decreto è un atto di pirateria ambientale: i dati Istat elaborati dal CRESME indicano in 9 milioni e mezzo gli edifici potenzialmente interessati dagli interventi previsti dal decreto che il governo si accinge ad  Sono essenzialmente le villette e le abitazioni uni e bifamiliari, che hanno una superficie media di 260 metri quadri. Un ampliamento del 20% comporterebbe secondo il CRESME una crescita della superficie abitabile di 490 milioni di metri quadrati. Con un costo di realizzazione di poco superiore ai mille euro al metro quadro, e stimando prudenzialmente che solo uno ogni dieci proprietari sfrutti l’occasione. Cosa succederà?
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