Perché scrivere?

978880623854higNei giorni scorsi ho letto e recensito per il blog magazine Graphomania, un volume molto interessante, Perché scrivere, del compianto Philip Roth.

Il libro contiene testi rigorosamente “non fiction” per un totale di 37 saggi, interviste e discorsi dell’autore. Benché non si tratti di materiali del tutto inediti, la rilevanza degli stessi è notevole. Non solo per chi, come il sottoscritto, apprezza l’opera del grande scrittore recentemente scomparso, ma anche per chi s’interessi in generale di scrittura e letteratura.

Colpiscono tra l’altro le interviste realizzate da PR ad alcuni illustri colleghi, che danno la misura dell’uomo, oltre che dell’intellettuale: generoso, appassionato, non geloso del lavoro altrui (caratteristica quest’ultima, ahimè poco diffusa in ambito letterario).

Insomma, leggere questa raccolta di scritti, risalenti a vari periodi storici, è un po’ come curiosare nella valigetta degli attrezzi di un gigante della letteratura moderna, punto di riferimento ineludibile per tutti noi.

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Lib(e)roLibro recensisce La notte che uccisi Jim Morrison

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Lib(e)roLibro, portale d’informazione e diffusione culturale tra i più attenti alle diverse espressioni artistiche, recensisce La notte che uccisi Jim Morrison, romanzo breve apparso qualche tempo fa per i tipi di Dunwich Edizioni.

E ne parla anche bene, con grande sollievo dell’autore del libello!

L’acido solforico di Amèlie Nothomb

51b4QTokKCLDi recente mi sono occupato, per il blog magazine Graphomania, del romanzo d’esordio di Amèlie Nothomb, Igiene dell’assassino.

Non pago, mi sono dedicato alla lettura di un altro libro dell’infaticabile A.N., Acido solforico. Confesso di averlo apprezzato molto più dell’altro titolo, data l’attualità dei temi affrontati: lo strapotere dei media, la tv del dolore, l’offuscamento delle coscienze, una permanente tendenza all’oppressione delle minoranze…

Potete leggere la mia recensione a questo indirizzo.

Igiene dell’assassino

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Fin dai primi anni ’90 Amélie Nothomb pubblica, con implacabile puntualità, un romanzo (breve, d’accordo, ma pur sempre un romanzo) all’anno. E  lo fa quasi sempre con invidiabile successo, nonostante l’evidente stato di affanno in cui versa l’editoria.

Il suo libro d’esordio è stato Igiene dell’assassino, un’opera interessante, anche se forse a tratti ancora un poco acerba. Contiene però in nuce alcune delle principali caratteristiche che ritroveremo anche nel resto della produzione successiva dell’autrice.

Per chi volesse approfondire, se ne parla qui.

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Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

Jaron LanierChe i social stiano avvelenando le esistenze di molti di noi credo sia un fatto innegabile. Condizionano i nostri comportamenti, ci trasformano in soggetti passivi da sfruttare per meri fini commerciali o, peggio, per manipolare le nostre idee e convinzioni politiche.

Pensate ad esempio allo scandalo Cambridge Analytica, che ha ulteriormente danneggiato l’immagine – e le quotazioni in Borsa – del tentacolare Facebook, o all’ondata costante di fake news propinate quotidianamente sulla medesima piattaforma per fini commmerciali o criminali. Ma gli esempi negativi sono innumerevoli, e davvero c’è da aver paura dello strapotere dei social network.

Il provvedimento più saggio da adottare sarebbe cancellare i nostri account social. Subito, senza rimpianti né esitazioni. È quanto raccomanda anche Jaron Lanier, un personaggio eccentrico ma geniale, pioniere della realtà virtuale e autentico guru delle complesse problematiche legate all’abuso delle moderne tecnologie.

Il suo ultimo libro è un pamphlet prezioso, da leggere – anzi, se possibile studiare – attentamente. Il titolo dice tutto: Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social. Ne parlo più diffusamente qui.

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Paul Auster: Diario d’inverno

AusterNell’illusione di trovare refrigerio già nel titolo del libro, ho recuperato un volume di Paul Auster che mi era sfuggito: Diario d’inverno.

Battute a parte, si tratta di un’opera notevole: diario autobiografico sui generis, improntato alla descrizione di una fisicità che volge al tramonto, merita senz’altro di essere letto anche da chi non conosce il grande scrittore.

Ho sempre paragonato l’eleganza e la scorrevolezza della scrittura di Auster alle canzoni di Frank Sinatra, e anche Diario d’inverno, specie in alcune parti più intimiste, non si smentisce. Ne parlo più diffusamente sul blog magazine Graphomania.

L’anticristo, Decibel

Negli anni ’70 e ’80 l’uscita di un nuovo disco costituiva per noi appassionati di musica un piccolo evento: una volta acquistato l’ambito LP, lo si apriva con grande cura e ne si ammirava innanzitutto la copertina. Quindi ci si predisponeva all’ascolto, che avveniva se possibile senza fare altro, al fine di gustare al massimo la novità dell’opera.

Oggi, nell’era della musica liquida, dematerializzata – stanno scomparendo anche i compact disc, che ormai vengono comprati sempre meno (e perfino la Sony ormai tiene aperto solo uno stabilimento per produrre i CD in Messico) – le uscite musicali si sovrappongono, e perlopiù passano inosservate. Il che può essere anche un bene, intendiamoci, vista la mole di dischi inutili, finti, di plastica, prodotti in questi ultimi anni.

l-anticristo-decibel-cover-ts1518745483È anche per questo che voglio spendere due parole su un disco uscito qualche mese fa, a mio avviso strepitoso: L’anticristo, dei Decibel. Uscito subito dopo la partecipazione al Festival di Sanremo, il nuovo lavoro dei ricostituiti Decibel, capitanati sempre dal buon RougeEnrico Ruggeri, sfoggia testi e musica a livelli assolutamente non paragonabili alla media delle produzioni discografiche odierne. Al confronto i pur validi Baustelle sembrano gli Abba…

È un album di solido rock, a tratti punk, con echi salutari di Sex Pistols, Doors, Clash e anche dei nostri Trip (a proposito, il compianto e mostruosamente bravo Joe Vescovi è citato nelle note dell’album precedente, Noblesse Oblige) in certe fughe dal sapore progressive.

I testi, dicevo, sono graffianti e rabbiosi, come nella title track L’anticristo e nella sferzante La banca. I suoni sono compatti, spinti, aggressivi: nostalgici sì, ma anche attuali, quasi senza tempo, come i grandi classici. Insomma vitalissimi. Dunque non aspettatevi molta elettronica, ma tastiere anni ’70 come sintetizzatori, Mellotron, hammond e poi basso, batteria e chitarre potenti e cattive.

Gran bel disco, da ascoltare a ripetizione per disintossicarsi dalla dilagante spazzatura musicale.