Salinger. La vera storia di un genio

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È uscito di recente un libro prezioso, Salinger. La vera storia di un genio, di Kenneth Slawenski. È una biografia accuratissima e informata a livelli quasi maniacali dello scrittore più celebrato ma anche più misterioso della letteratura del secondo dopoguerra, il mitico Salinger.

Ne parlo più diffusamente qui.

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Western Stars, lo Springsteen che non ti aspetti

Western starsPochi giorni fa (il 14 giugno, per gli amanti delle date) è uscito Western Stars, il nuovo album di Bruce Springsteen.

Dimenticate il tipico rock’n roll muscolare del Boss. Oggi, a settant’anni, Springsteen ha realizzato un disco piuttosto pop “old style”, a tratti country, con archi, fiati, basso, chitarre elettriche e acustiche, batteria e tanta melodia.

A tratti, ascoltandolo e riascoltandolo – è molto bello, e ti prende subito – sembra quasi di avvertire la mano di Burt Bacharach per l’ariosità di certi arrangiamenti. La voce è sempre quella, intonata, forte, che in certi falsetti ricorda perfino certi brani dell’ultimo Bowie.

Proprio così, c’è molta melodia, sì, ma anche tanta malinconia e un senso di struggente solitudine che permeano i brani, peraltro quasi tutti di ottimo livello. Non ci sono riempitivi, insomma.

È un disco da ascoltare di sera, anzi – meglio – di notte, guidando un vecchio pick-up Ford su una qualche strada di campagna, di quelle polverose e poco battute. Lontano dal clamore nevrotico delle nostre città e dal rumore digitale che infesta le nostre vite.

Zagor Le Origini n. 1: non il solito reboot

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È da poco approdato in edicola il n. 1 di una miniserie in 6 albi dal titolo programmatico Zagor – Le Origini. L’editore è ovviamente Bonelli, che pubblica da sempre le avventure di Zagor.

Soggetto e sceneggiatura sono opera di un nome che è una garanzia assoluta, Moreno Burattini. Quest’ultimo, da quando ha preso in mano le redini della creatura creata nel lontanissimo 1961 da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, è divenuto per lo Spirito della Scure un po’ il Chris Claremont o, se preferite, il Roger Stern della migliore Marvel: autori innamorati di personaggi creati da altri scrittori – per Stern e Claremont i “soliti” Stan Lee e Jack Kirby, e nel caso di Burattini, il “patron” Bonelli – che hanno saputo infondere nuova linfa a serie storiche, adattandole ai tempi mutati, pur restando nel solco della tradizione.

Facile a dirsi, difficilissimo a farsi, a meno di non cadere nel già detto, anzi raccontato da chi li ha preceduti. Nel caso specifico della miniserie ideata da Moreno Burattini posso senz’altro affermare che l’impresa è riuscita in pieno: le sessanta pagine dell’albo scorrono via in un crescendo di tensione e rapimento per il lettore, che rimane catturato da un “reboot” che davvero aggiunge qualcosa di nuovo alle origini, del resto in parte fumose, del mitico Zagor.

L’approccio narrativo è modernissimo, il pathos è alto e la scansione delle tavole è rapida, non tradizionale. Non meno riusciti i disegni di Valerio Piccioni, le chine di Maurizio di Vincenzo e i colori – strepitosi – di Andrea Mossa, che creano atmosfere suggestive, in linea con la storia e l’ambientazione. La copertina, di grande effetto, è di Michele Rubini.

Insomma, non credo di esagerare affermando che Zagor Le origini è un lavoro superlativo.

M. Il Figlio del secolo

413ICkhf-3L._SX355_BO1,204,203,200_Il Premio Strega 2019 s’avvicina a grandi passi. Nella rosa dei candidati spicca il nome di Antonio Scurati col suo monumentale M. Il Figlio del secolo.

Supportato da una campagna di marketing schiacciasassi, il libro ha fatto molto parlare di sé prima ancora che uscisse. A un iniziale, travolgente successo di critica e pubblico, è seguito un periodo di (blando) ripensamento critico.

I motivi non mancano, in effetti: errori storici vistosi, ricostruzioni sommarie, una lunghezza a dir poco debordante…

A bocce ormai ferme, si è occupato del libro “monstre” di Scurati anche il blog magazine Graphomania. Potete leggere la recensione qui.

Il ritorno di Sting: My Songs

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Picture: Cherrytree/A&M/Interscope

Curiosa operazione di Sting, il nuovo album My Songs. Dopo la discutibile operazione realizzata lo scorso anno con Shaggy, l’ex leader dei Police ha inciso una sorta di “Best of” agli steroidi. I brani spaziano dalla gloriosa – a mio parere ineguagliata – era Police fino alla successiva carriera solistica del rocker.

Il disco è suonato e riarrangiato mantenendosi piuttosto fedeli alle versioni originali, ossia senza stravolgerle, come pure accade spesso. Devo ammettere che il risultato complessivo è molto piacevole: il basso di Sting risalta in mostruosa evidenza e la qualità sonora dell’intero lavoro suona meravigliosamente, per la gioia degli audiofili – ammesso che ne esistano ancora, beninteso – e degli amanti del rock di una volta e più in generale della musica vera, non quella odierna, di plastica, “usa e getta” insomma.

Della serie “i vecchi leoni ancora ruggiscono”.

Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni

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Nei giorni scorsi ho recensito Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni, di Martin Popoff, un saggio dedicato alla mitica band hard rock britannica, edito da Il Castello.

Onestamente credevo fosse difficile, se non impossibile, rivelare ancora oggi qualcosa di nuovo sulla storia del gruppo, ma mi sbagliavo. Il volume in questione rivela tutto, ma proprio tutto, su ogni singolo brano inciso dagli Zeppelin nella loro strepitosa carriera.

Certo, può essere considerato un testo – diciamo pure il testo definitivo – per fan sfegatati del complesso, e anzi è certamente così. Eppure il lavoro di Popoff è interessante anche come ricostruzione del periodo storico, davvero irripetibile, attraversato dalla band di Jimmy Page e Robert Plant. E l’imponente apparato fotografico del volume vale da solo l’acquisto del volume.

Per chi volesse approfondire, trovate la recensione completa qui.

La nostra invenzione finale?

JBarrata_LanostrainvenzionefinaleIl punto interrogativo l’ho aggiunto io, visto che il titolo del saggio scritto da James Barrat si propone di incutere timore da subito.

Proprio così: JB, documentarista (ma anche scrittore e regista) di fama, ha voluto, attraverso le fitte pagine del suo saggio, mettere in guardia noi poveri umani dal pericolo soverchiante dell’avvento dell’intelligenza artificiale (IA).

Lo fa adducendo molte argomentazioni, avendo intervistato nel corso degli anni molti esperti nel pionieristico campo dell’IA e delle nuove tecnologie in genere. Lo scenario che dipinge JB ricorda molto lo spaventoso futuro di Terminator.

Personalmente dissento con forza dalle tesi, invariabilmente negative, esposte dall’autore. Oltretutto, pur mostrando di aver studiato a fondo la materia, il saggio non propone soluzioni particolari, salvo agitare lo spauracchio di un’umanità destinata certamente a soccombere davanti allo strapotere dell’IA.

Per chi volesse approfondire, ne scrivo più diffusamente qui.