Leggere Il sosia nell’era della “cancel culture”

La sciagurata invasione russa dell’Ucraina ha provocato, tra i tanti, tragici effetti collaterali, anche una sorta di ostracismo nei confronti della cultura russa, benché suoni a dir poco paradossale il riferimento alla cosiddetta cancel culture fatto da Putin pochi giorni fa.

Vero è che le recenti polemiche che hanno riguardato la risibile cancellazione da parte della Bicocca di un corso su Fedor Dostoevskij hanno fatto giustamente gridare allo scandalo, a una specie di maccartismo di ritorno.

Censure demenziali a parte, è invece quanto mai opportuno (ri)leggere oggi le opere del grande scrittore russo. E se volete cominciare ad esempio da una delle sue opere più celebri, anche se forse non la più riuscita almeno sul piano della forma, potreste leggere Il Sosia.

Romanzo di grande modernità per quanto attiene al tema affrontato, ossia lo sganciamento dalla realtà dell’uomo qualunque, schiacciato da un sistema di valori e da una società che lo annichiliscono, è stato recensito dal sottoscritto giorni fa sul blog magazine Libri e Parole.

Il racconto perfetto

Nei giorni scorsi mi sono occupato, sulle pagine del blog magazine Libri e Parole, di quello che da più parti è considerato il racconto perfetto, To Build a Fire, (1902/1908) del grande Jack London.

Jack London

Conosciuto, a seconda delle edizioni, sotto vari titoli, come Preparare un fuoco, Allestire un fuoco o, più semplicemente, Accendere un fuoco, rappresenta per certi versi la quintessenza della visione della vita dello scrittore, dominata da un vitalismo esasperato, in perenne lotta con una Natura spietata ma infinitamente più saggia dell’uomo.

La forma è scintillante, affilata come un rasoio. I periodi, tipici di London, sono fulminanti. La storia narrata è un concentrato d’azione e psicologia, serrata come un thriller e mai banale o noiosa.

Segnalo peraltro che ne esistono alcune efficaci trasposizioni per immagini; tra queste merita senz’altro di essere ricordata quella realizzata a fine anni ’60 da David Cobham, che si pregia della voce narrante di Orson Welles.

Qui trovate la recensione completa del racconto

Delitto e castigo

Ci sono dei libri che a volte esitiamo a leggere, o anche solo a prendere in considerazione. E non mi riferisco al ciarpame commerciale da autogrill o supermercato — che pure ha tutto il diritto di esistere e vendere, beninteso — quanto ai grandi classici della letteratura.

Penso ad esempio alla letteratura russa. Molti la evitano come la peste temendo che si tratti di opere pesanti, inattuali o irrimediabilmente noiose. Ma dobbiamo farcene una ragione: il più delle volte abbiamo torto marcio, e i nostri sono solo pregiudizi, viziati come siamo magari da letture veloci o di più facile presa.

Al contrario, se osassimo accostarci a quelle che sono autentiche pietre miliari della narrativa di tutti i tempi, potremmo rimanere stupiti dalla qualità e dall’attualità di capolavori che davvero sono senza tempo.

È il caso di Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, un romanzo che peraltro possiamo ascrivere senza problemi al genere giallo – poliziesco, e che affronta il tema del crimine e della sua espiazione con sorprendente acume e profondità.

Certo, il libro è imponente, anche in senso letterale, vista la mole delle pagine, oltre le 700. Ma vi assicuro che vale la pena di leggerle. Non vi annoierete, credetemi.

Del romanzo sono state realizzate nel corso degli anni diversi adattamenti cinematografici e televisivi. Vi segnalo al riguardo un’eccellente miniserie televisiva del 1983, curata da Mario Missiroli su sceneggiatura di Tullio Kezich, interpretata da più che valenti interpreti. Potete guardarla su RaiPlay.

Se volete approfondire l’argomento, non dovete fare altro che leggere la recensione del romanzo sul blog magazine Libri e Parole.

Delitto e castigo, miniserie televisiva di Mario Missiroli (1983), © Rai

Paul Simon, 80!

Paul Simon, un artista per il quale l’aggettivo “grande” può risultare perfino riduttivo, ha appena compiuto ottant’anni, il 13 ottobre.

Ufficialmente ha dato l’addio alle scene nel 2018, ma nel luglio 2021 si è esibito in The Homecoming Concert, il maxi concerto-evento di Central Park organizzato per festeggiare l’uscita dal Covid.

La sua carriera è stata lunga e costellata di grandi successi, fin dai tempi gloriosi e ormai lontani del duo Simon & Grafunkel: basti pensare a brani immortali come Sound of Silence, Bridge over Troubled Water, Mrs. Robinson o l’album per certi versi quasi di rottura Graceland.

Pochi anni fa recensivo così quello che a tutt’oggi risulta essere il suo penultimo, eccellente album, Stranger to Stranger.

La lezione di Isaac Asimov

Isaac Asimov

Dopo una lunga e fremente attesa è partita su Apple TV+ la prima stagione di Foundation, la serie “mostre” tratta dall’omonimo ciclo scritto dal grande Isaac Asimov.

Per una curiosa e, non lo nego, piacevole coincidenza di recente mi sono trovato a scrivere del Buon Dottore, in occasione della recensione del romanzo Neanche gli dei, da poco ripubblicato da Mondadori nella gloriosa collana Urania.

Avverto subito che si tratta di un’opera molto particolare nell’ambito della vasta produzione asimoviana. Composto di tre parti “quasi” autonome – pubblicate del resto in tale forma su varie riviste – segnò il ritorno alla fantascienza del grande scrittore dopo anni dedicati perlopiù alla divulgazione.

Vi si parla di una strabiliante e rivoluzionaria fonte d’energia, tema quanto mai attuale anche a distanza di molti anni dalla pubblicazione del libro, avvenuta nel 1972. Ma entra in gioco anche una razza aliena di un altro universo e gli interessi in gioco, qui e , diverranno confliggenti, con esiti quantomai imprevedibili.

Molto bella e riuscita la prima parte, ambientata nel mondo accademico, che ben conosceva l’autore. In generale la qualità narrativa di un Asimov ormai più che padrone dei propri mezzi è molto alta. Ma c’è di più naturalmente in quello che lo stesso scrittore pare considerasse il suo romanzo più riuscito.

Potete leggere la recensione completa qui.

Rumore bianco, un romanzo magistrale

Nei giorni scorsi ho recensito per il solito blog magazine Libri e parole uno dei romanzi più importanti di Don DeLillo, Rumore bianco.

Avverto subito gli amici lettori che non si tratta di una lettura facilissima, come spesso accade con i libri del grande scrittore statunitense. Non tanto per la qualità della scrittura, levigata, scorrevole e precisa com’è tipico di D. D., quanto per i temi trattati: la paura, anzi l’ossessione della morte, l’ipocondria e, in parte, il moderno consumismo.

Se volete approfondire, ne scrivo più diffusamente qui.Cover libro

Peraltro pochi giorni fa, il 15 settembre, è scomparso a Napoli, all’età di 84 anni, Tullio Pironti, un nome indissolubilmente legato – almeno nel nostro paese – all’autore di Rumore Bianco

Fu infatti proprio il combattivo ed eclettico editore napoletano a pubblicare per primo nel nostro paese, coadiuvato dalla mitica Fernanda Pivano, DeLillo, oltre a molti altri autori importanti, da Bret Easton Ellis a Raymond Carver.

Tullio Pironti

Joker

Joker

Di recente mi sono occupato, sulle pagine del portale Nero Cafè, del film Joker. Magnificamente interpretato da un Joaquin Phoenix in stato di grazia, è un’opera che travalica i limiti, spesso angusti, del cosiddetto cinecomic.

Al contrario, è un film che si rifà a modelli “alti”, il cinema di Martin Scorsese in primis. Non ha nulla dei classici clichè supereroistici e i temi che affronta sono più che degni di riflessione: il disagio sociale, l’alienazione, la diversità, la violenza urbana dilagante, l’avidità del potere…

Se volete approfondire l’argomento, potete leggere la recensione qui.

Brand X, la band “alternativa” di Phil Collins

Brand X new

Per diversi anni, tra la fine degli anni ‘70 e per buona parte del decennio successivo, Phil Collins è stato attivo su più fronti artistici.

Nelle pause tra l’impegno come cantante, batterista e front-man dei Genesis, lo scatenato artista britannico ha lavorato come session man su dischi di altri artisti, come produttore e molto altro ancora (perfino attore!).

È nelle vesti di batterista e in qualche occasione cantante che lo ritroviamo nelle fila dei Brand X, band britannica di fusion jazz-rock nata a Londra nel 1975. Ma non è tanto di Collins che vi voglio parlare oggi, quanto di Product, l’album alle cui registrazioni prese parte nella primavera del 1979.

Difficile catalogare questo lavoro in un genere musicale preciso, a meno di non accontentarsi del generico “jazz fusion”. C’è molto di più: echi progressive, suoni rock, o se preferite pop-rock, specie nei brani cantati e composti, guarda caso, da Collins.

Continua a leggere “Brand X, la band “alternativa” di Phil Collins”

Castelli maledetti: un’altra recensione

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A distanza di diversi mesi dalla sua uscita, l’antologia Castelli maledetti, edita da Nero Press Edizioni, continua a ricevere recensioni, per fortuna di segno positivo.

Stavolta è il turno del sito letterario Libri e recensioni.com, dalla cui pagina riporto questo piccolo estratto:

“Castelli maledetti” raccoglie le firme di grandi autori come Danilo Arona, Laura Scaramozzino, Emanuele Delmiglio o ancora Roberto Masini o Luigi Milani e molti altri. E’ un’antologia che trasporta il lettore tra fantasie e leggende in atmosfere che solo i castelli possono creare. E’ un viaggio letterario tra luoghi che sanno narrare storie intriganti e tenebrose, perfettamente raccontate da scrittori come Maico Morellini o Fabrizio Borgio.

Potete leggere la recensione nella sua intierezza qui

Oltre l’immagine

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Come mai alcune immagini catturano la nostra attenzione, mentre restiamo indifferenti, o, peggio annoiati o disgustati davanti ad altre? Quali sono i meccanismi dietro alla nostra percezione dell’immagine, sia essa un dipinto, una fotografia, un’inquadratura cinematografica, un post su un social?

Insomma, come vengono costruite le immagini? A queste e anche ad altre, non meno interessanti domande risponde l’ultimo libro di Riccardo Falcinelli, Figure.

Per chi fosse interessato, ne parlo più diffusamente qui.