Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni

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Nei giorni scorsi ho recensito Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni, di Martin Popoff, un saggio dedicato alla mitica band hard rock britannica, edito da Il Castello.

Onestamente credevo fosse difficile, se non impossibile, rivelare ancora oggi qualcosa di nuovo sulla storia del gruppo, ma mi sbagliavo. Il volume in questione rivela tutto, ma proprio tutto, su ogni singolo brano inciso dagli Zeppelin nella loro strepitosa carriera.

Certo, può essere considerato un testo – diciamo pure il testo definitivo – per fan sfegatati del complesso, e anzi è certamente così. Eppure il lavoro di Popoff è interessante anche come ricostruzione del periodo storico, davvero irripetibile, attraversato dalla band di Jimmy Page e Robert Plant. E l’imponente apparato fotografico del volume vale da solo l’acquisto del volume.

Per chi volesse approfondire, trovate la recensione completa qui.

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La nostra invenzione finale?

JBarrata_LanostrainvenzionefinaleIl punto interrogativo l’ho aggiunto io, visto che il titolo del saggio scritto da James Barrat si propone di incutere timore da subito.

Proprio così: JB, documentarista (ma anche scrittore e regista) di fama, ha voluto, attraverso le fitte pagine del suo saggio, mettere in guardia noi poveri umani dal pericolo soverchiante dell’avvento dell’intelligenza artificiale (IA).

Lo fa adducendo molte argomentazioni, avendo intervistato nel corso degli anni molti esperti nel pionieristico campo dell’IA e delle nuove tecnologie in genere. Lo scenario che dipinge JB ricorda molto lo spaventoso futuro di Terminator.

Personalmente dissento con forza dalle tesi, invariabilmente negative, esposte dall’autore. Oltretutto, pur mostrando di aver studiato a fondo la materia, il saggio non propone soluzioni particolari, salvo agitare lo spauracchio di un’umanità destinata certamente a soccombere davanti allo strapotere dell’IA.

Per chi volesse approfondire, ne scrivo più diffusamente qui.

Stoner, il capolavoro tardivo di John Edward Williams

Stoner_tmb-768x403… Intendiamoci: tardivo non in quanto pubblicato tardi dal suo autore, lo schivo Williams, ma perché passato inosservato al momento della sua prima pubblicazione.

Era il 1965, e, nonostante le critiche più che positive ottenute all’epoca, il romanzo è stato riscoperto solo una quarantina d’anni dopo. Stavolta riscuotendo però un successo straordinario, soprattutto grazie al passaparola.

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John Edward Williams

A prima vista il libro potrebbe suscitare poco interesse: non si tratta di un romanzo d’avventura, né di narrativa fantastica, e neanche di un thriller.

Eppure siamo di fronte a un capolavoro, di quelli veri, come spiego più diffusamente qui.

Le parole nell’aria

BerniMcGIll_LeparolenellariaDopo il libro di Tiziano Sclavi (Le voci dell’acqua), mi sono occupato di un altro volume dal titolo in fondo non troppo dissimile: Le parole nell’aria, di Bernie McGill, pubblicato di recente da Bollati Boringhieri.

Si tratta di un romanzo storico – sentimentale sui generis: non proprio il mio genere letterario preferito dunque, eppure devo ammettere che il libro non è malvagio.

Ambientato a fine ‘800 a Rathlin, restituisce bene il clima e le atmosfere di una località arretrata e inospitale, in stridente contrasto con la modernità incombente.

Certo, non manca l’elemento più squisitamente romantico, costituito in questo caso da una tormentata storia d’amore, ma tutto sommato il libro nell’insieme funziona.

Per chi volesse approfondire, ne ciancio più ampiamente qui.

Le voci dell’acqua, la graphic novel sperimentale di Tiziano Sclavi

img_0612Tiziano Sclavi, da molti considerato quasi una sorta di Salinger italiano del fumetto, ha scritto una graphic novel molto interessante, Le voci dell’acqua, pubblicata all’inizio dell’anno da Feltrinelli Comics.

D’impostazione quasi sperimentale, volutamente frammentaria nello sviluppo narrativo, si snoda in più episodi, tutti più o meno legati dal filo conduttore delle voci che sente il protagonista della storia principale.

Illustrata magnificamente dal poliedrico Werther Dell’Edera, affronta diversi temi cari al Dylaniato autore. Ho molto apprezzato questo lavoro di Sclavi, che mostra di non volersi piegare alle logiche del fumetto commerciale, nel segno di un desiderio di libertà creativa ed espressiva inesausta.

Ne parlo più diffusamente sul blog magazine Graphomania.