Addio a Ric Ocasek dei Cars

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Cars lead singer Ric Ocasek, who died in New York on Sunday, performs at the Rock and Roll Hall of Fame in 2018. Photograph: David Richard/A

La settimana si apre purtroppo con una di quelle notizie che proprio non vorresti leggere: Ric Ocasek, front-man e cantante dei Cars, è stato trovato morto nel suo appartamento di Manhattan.

Settantacinquenne, Ocasek aveva composto la maggior parte dei successi della band che proprio l’anno scorso era stata inserita nella prestigiosa Rock and Roll Hall of Fame.

Chi, come il sottoscritto, ha vissuto gli anni ’80, non può che essere addolorato da quest’ennesima perdita. Si direbbe che un’intera generazione di artisti sta letteralmente svanendo.

Voglio ricordarlo con quello che forse è il brano più celebre della band, la hit Drive.

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Woodstock, 15 luglio 1969

Cinquant’anni fa si teneva il mitico Festival di Woodstock, il più grande happening rock mai realizzato.

Tre giorni, dal 15 al 18 agosto 1969, che videro forse il canto del cigno degli ideali di “peace, love and music”, dei cosiddetti figli dei fiori, del movimento Hippie. Utopie affascinanti, certo, ma destinate purtroppo ad appannarsi negli anni successivi.

La lista degli artisti che parteciparono all’evento è lunga e importante. Qualche nome: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Joe Cocker, Carlos Santana

Ma al di là della musica, pur eccezionale, suonata in quei giorni, resta il ricordo di una folla sterminata di giovani uniti da una comune passione, il Rock, e dalle chimere dell’amore, della pace e della libertà universali. Sia pure immersi con festosa noncuranza nel fango della distesa posta di fronte al palco.

Dopo Woodstock il mondo della musica e il rapporto stesso artista – spettatore cambieranno definitivamente. Le leggi dello show business prevarranno e nulla sarà più come prima.

Western Stars, lo Springsteen che non ti aspetti

Western starsPochi giorni fa (il 14 giugno, per gli amanti delle date) è uscito Western Stars, il nuovo album di Bruce Springsteen.

Dimenticate il tipico rock’n roll muscolare del Boss. Oggi, a settant’anni, Springsteen ha realizzato un disco piuttosto pop “old style”, a tratti country, con archi, fiati, basso, chitarre elettriche e acustiche, batteria e tanta melodia.

A tratti, ascoltandolo e riascoltandolo – è molto bello, e ti prende subito – sembra quasi di avvertire la mano di Burt Bacharach per l’ariosità di certi arrangiamenti. La voce è sempre quella, intonata, forte, che in certi falsetti ricorda perfino certi brani dell’ultimo Bowie.

Proprio così, c’è molta melodia, sì, ma anche tanta malinconia e un senso di struggente solitudine che permeano i brani, peraltro quasi tutti di ottimo livello. Non ci sono riempitivi, insomma.

È un disco da ascoltare di sera, anzi – meglio – di notte, guidando un vecchio pick-up Ford su una qualche strada di campagna, di quelle polverose e poco battute. Lontano dal clamore nevrotico delle nostre città e dal rumore digitale che infesta le nostre vite.

Il ritorno di Sting: My Songs

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Picture: Cherrytree/A&M/Interscope

Curiosa operazione di Sting, il nuovo album My Songs. Dopo la discutibile operazione realizzata lo scorso anno con Shaggy, l’ex leader dei Police ha inciso una sorta di “Best of” agli steroidi. I brani spaziano dalla gloriosa – a mio parere ineguagliata – era Police fino alla successiva carriera solistica del rocker.

Il disco è suonato e riarrangiato mantenendosi piuttosto fedeli alle versioni originali, ossia senza stravolgerle, come pure accade spesso. Devo ammettere che il risultato complessivo è molto piacevole: il basso di Sting risalta in mostruosa evidenza e la qualità sonora dell’intero lavoro suona meravigliosamente, per la gioia degli audiofili – ammesso che ne esistano ancora, beninteso – e degli amanti del rock di una volta e più in generale della musica vera, non quella odierna, di plastica, “usa e getta” insomma.

Della serie “i vecchi leoni ancora ruggiscono”.

Transiberiana, il ritorno trionfale del Banco del Mutuo Soccorso

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Credits: Sony Music Italy/ Inside Out Music

A distanza di ben venticinque anni dal precedente album, il Banco ha inciso un nuovo disco, Transiberiana. Dirò subito, a fugare ogni possibile dubbio, che si tratta di un lavoro riuscitissimo: è orgogliosamente “prog”, scritto e suonato alla grande. Da ascoltare e riascoltare più volte per coglierne al meglio le tante sfumature: è un concept album dedicato in senso lato al viaggio della vita, come spiega meglio lo stesso Vittorio Nocenzi:

Il viaggio della vita!! Un bellissimo argomento da trattare e musicare, fatto di biografia, di sogni, di ideali, di realtà, di meraviglia, di stupore, di paure e timori…Poteva essere una storia piena di umanità e di magia… Spero che tutto questo siamo riusciti ad esprimerlo, perché c’è molto di vero in quello che abbiamo scritto, c’è molto di noi oggi, in questo momento di disorientamento, in cui tutto sembra difficile e avvelenato dal cinismo, dal materialismo… Sembra che per la poesia non ci sia più spazio… Invece non è così: la poesia è vita, è sentimento, è visione di un futuro diverso!!! Ed anche la musica é visione, anzi è la sorella della pittura, perché, come diceva Leonardo, è figurazione dell’invisibile!”

Certo, alla voce non c’è più quel gigante – in tutti i sensi – che rispondeva al nome di Francesco Di Giacomo, ma il nuovo cantante, Tony D’Alessio, svolge il suo compito egregiamente. Il sound della band è potente, spinto, tra echi dei Genesis e sferzate hard rock.

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Credits: Ufficio stampa Daniele Mignardi, Promopressagency

Gli arrangiamenti sono curatissimi, con tastiere vintage ma anche molto moderne e, sì, i brani sono inconfondibilmente progressive, ma hanno una durata ragionevole, forse più in linea con i tempi.

In tal senso non vi nascondo che l’operazione del BMS mi ha fatto pensare al primo disco degli Asia, quando il grande John Wetton e compagni riuscirono a imbrigliare la forza evocativa del prog in brani addirittura adatti al broadcasting

Che dire in definitiva, se non rivolgere un caloroso bentornato alla band, augurando nel contempo buon ascolto ai tanti fan del Banco?

 

Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni

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Nei giorni scorsi ho recensito Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni, di Martin Popoff, un saggio dedicato alla mitica band hard rock britannica, edito da Il Castello.

Onestamente credevo fosse difficile, se non impossibile, rivelare ancora oggi qualcosa di nuovo sulla storia del gruppo, ma mi sbagliavo. Il volume in questione rivela tutto, ma proprio tutto, su ogni singolo brano inciso dagli Zeppelin nella loro strepitosa carriera.

Certo, può essere considerato un testo – diciamo pure il testo definitivo – per fan sfegatati del complesso, e anzi è certamente così. Eppure il lavoro di Popoff è interessante anche come ricostruzione del periodo storico, davvero irripetibile, attraversato dalla band di Jimmy Page e Robert Plant. E l’imponente apparato fotografico del volume vale da solo l’acquisto del volume.

Per chi volesse approfondire, trovate la recensione completa qui.

Kurt, sei ancora con noi

L’8 aprile 1994 il corpo senza vita di Kurt Cobain viene ritrovato nella serra accanto al garage della sua casa, nei pressi di Seattle.

Il medico legale daterà la morte a tre giorni prima, al 5 aprile. Causa del decesso un colpo di fucile. Dunque si sarebbe trattato di suicidio. Tuttavia quella morte, oltre a sconvolgere il mondo della musica, lascia dietro di sé molti, forse troppi, interrogativi.

La vicenda dello scomparso leader dei Nirvana anni fa m’indusse a dedicargli un corposo romanzo, Nessun Futuro, di recente ristampato da Dunwich Edizioni.

In seguito, incoraggiato dai tanti che, bontà loro, reclamavano un sequel a quella storia, ho scritto il romanzo breve L’isola senza morte (Nero Press Edizioni). L’opera, oltre a chiarire diversi punti rimasti in sospeso nel primo libro, narra una nuova vicenda, che ha sempre per protagonista una misteriosa rockstar ufficialmente deceduta molti anni prima…