David Bowie, sempre “oltre”

Il 10 gennaio 2016, appena 2 giorni dopo aver compiuto 69 anni, moriva David Bowie.

Poco prima, nel giorno del suo ultimo compleanno, l’8 gennaio, usciva l’ultimo disco, Blackstar, struggente capolavoro col quale chiudeva la sua multiforme carriera.

Da Ziggy Stardust al rock berlinese di Heroes, al tripudio pop – dance di Let’s Dance, passando per la magnifica parentesi hard rock dei Tin Machine, fino alla ritrovata collaborazione degli ultimi anni con Tony Visconti, Bowie è stato artista in perenne mutamento, sempre “oltre”.

Qui potete leggere la recensione che scrissi all’epoca dell’album Blackstar.

John Lennon, indimenticabile ribelle

La figura di John Lennon, scomparso l’8 dicembre del 1980, rimane a tutt’oggi una figura chiave non solo nella storia del Pop/Rock e per l’arte in genere, ma anche per il ruolo decisivo che John ha rivestito per il movimento pacifista e nella lotta contro le più becere convenzioni sociali.

Del resto anche quando militava nei Beatles è sempre stato considerato l’anima ribelle del gruppo: polemico, provocatorio, graffiante, nel suo ruolo di co-compositore assieme a Paul McCartney della maggior parte dei brani dei Fab Four.

Come non ricordarlo quando nel 1966 affermò, con una buona dose d’ingenuità – alla viglia dell’avvio del tour americano dei Beatles – che i Beatles erano più popolari di Gesù Cristo, scatenando il prevedibile sdegno, anzi il furore dei soliti benpensanti puritani?

Ma gli esempi sono numerosi: dal celebre bed-in di protesta contro la guerra del Vietnam nel 1969 con Joko Ono, alla celebre richiesta sarcastica – punk ante litteram – pronunciata davanti alla Regina d’ Inghilterra:

E voi fate tintinnare i vostri gioielli…

Mi è parso dunque non solo giusto, ma direi quasi inevitabile dedicare la prima puntata del 2021 della consueta rubrica dei libri consigliati a un’ampia carrellata di titoli tutti dedicati al grande John Lennon.

Do they know it’s Christmas?

Nell’ormai lontano (davvero? Eppure mi sembra così vicino, per averlo vissuto in prima persona) 1984, Bob Geldof e Midge Ure (all’epoca leader ispirato della mitica band degli Ultravox) dettero vita a un’utopia musicale con finalità benefiche: la fondazione di Band Aid, sorta di supergruppo britanno-irlandese.

Geldof si riproponeva di raccogliere fondi per contrastare la piaga della fame in Etiopia grazie alla pubblicazione del singolo, che ottenne un successo planetario, Do They Know It’s Christmas?

Oggi più che mai abbiamo bisogno di utopie e di sogni da realizzare come quello di Bob Geldof.

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Album da non dimenticare: 1) Letter To You

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Oggigiorno l’uscita del nuovo album di un artista, anche di culto come nel caso di Bruce Springsteen, sortisce un po’ l’effetto di un’effimera fiammata: grazie alla potenza di fuoco di efficientissimi addetti stampa e alla conseguente, martellante copertura mediatica, se ne parla, se ne scrive, se ne legge a oltranza per qualche giorno.

Ma poi la cosa finisce lì. Nell’era della musica in streaming si ascolta con piglio frammentario, quando non chirurgico , qualche brano qua e là, a volte solo i primi secondi e, presi dalla fretta e dalla voracità, passiamo oltre.

Non è un atteggiamento passatista il mio, beninteso, della serie “Ai miei tempi, signora mia, i dischi si acquistavano e si ascoltavano dal primo all’ultimo solco in religioso silenzio”. È semmai l’amara constatazione di un dato di fatto: oggi le creazioni artistiche – siano esse musicali, letterarie, cinematografiche – hanno vita effimera. Bombardati come siamo da infiniti stimoli distraenti, ci rimane poco spazio mentale per assaporare davvero e godere dell’esperienza artistica.

Ecco perchè mi piace dedicare un breve post, a mò di memorandum per gli ascoltatori frettolosi (mi ci metto anch’io), alla recente uscita, verso la fine dello scorso ottobre, del ventesimo album di studio appunto dell’inossidabile Bruce Springsteen, Letter to You.

È un disco notevole, nel quale il Boss torna a fare musica con la mitica E Street Band. Per certi versi è una sorta di autocelebrazione, con lo Springsteen settantunenne che cita se stesso di molti anni fa, la sua storia gloriosa di rocker impegnato e la sua musica dei tempi d’oro.

E, intendiamoci, riuscendoci: l’album infatti nei suoi momenti migliori sfoggia il suono energico e potente di quarant’anni fa. Non è poco, in questi tempi di musica di plastica.

Da ascoltare, magari sorseggiando una buona birra accanto al focolare.

Addio a Eddie Van Halen

Un anno davvero feroce, questo 2020. Si è portato via anche il mitico Eddie Van Halen, cofondatore della band omonima. D’accordo, era malato da tempo, ma insomma…

Chitarrista dallo stile inconfondibile – potente, fulmicotonico, virtuoso ma mai pedante – ha segnato col suo inconfondibile sound lo spirito chiassoso e allegro degli anni ’80, non solo suonando con la sua band, ma anche ad esempio per l’indimenticabile assolo di Beat it di Michael Jackson, nel 1983.

Un’altra leggenda del rock che se ne va. Addio, Eddie.

Tea for The Tillerman 2

Cat Stevens / Yusuf ha inciso una nuova versione dello storico album Tea for The Tillerman, intitolandola semplicemente Tea for The Tillerman 2.

Il disco, originariamente uscito nel 1970, è tra i migliori del cantautore britannico, e brillava già all’epoca per la qualità gli arrangiamenti, semplici ma di grande efficacia.
Ha così suscitato qualche iniziale perplessità quest’operazione, suggerita all’artista pare dal figlio. L’occasione è stata fornita dal cinquantennale dell’originaria pubblicazione.

In questi casi normalmente le case discografiche tendono a pubblicare versioni estese degli album originari, arricchite – si fa per dire – da scarti di studio, provini e materiale inedito sì, ma spesso di scarso o nullo valore artistico.

La strada intrapresa da C.S. è diversa. Inoltre è riuscito nel piccolo miracolo di coinvolgere di nuovo nel progetto il produttore originario Paul Samwell-Smith e il chitarrista Alun Davies, che aveva partecipato alle registrazioni del 1970.

Anche per questo le nuove versioni dei brani suonano piuttosto rispettose di quelle arcinote pubblicate illo tempore. Semmai sono stati aggiornati un po’ i suoni, introdotti qua e là alcuni cori e riarrangiate, ma senza stravolgimenti, alcune canzoni. Lo stesso Cat Stevens ha spiegato che in sostanza ha reinciso i brani per renderli più omogenei a come li esegue dal vivo.

Interessante al riguardo la nuova Father and Son, nella quale il cantautore, oggi settantenne, duetta con se stesso ventenne: il risultato è davvero sorprendente.

Bizzarra invece, e a mio parere forse non all’altezza della versione originale, la resa della mitica Wild World: l’arrangiamento in chiave valzer-tango in qualche modo finisce per smorzare l’energia sferzante della ballata che tutti conosciamo e amiamo.

Per il resto, è sempre un piacere ascoltare la voce del grande artista, rimasta pressoché immutata a dispetto degli anni trascorsi.

La tracklist:

Whoosh!, il ritorno dei Deep Purple

All’inizio di agosto è uscito, per la verità un po’ in sordina a causa del difficile periodo “pandemico” (sarebbe dovuto uscire già a giugno, ma la pubblicazione è stata posticipata proprio causa Covid), il nuovo album di un gruppo glorioso ma tuttora in attività, i mitici Deep Purple.

Il titolo del disco, il ventunesimo della band, è Whoosh!, una divertente onomatopea tratta dal linguaggio fumettistico. È già questo particolare “mi garba” non poco.

I brani spaziano da atmosfere e sonorità tipiche del gruppo – un hard rock robusto con aperture melodiche, mai di maniera – a sperimentazioni nella direzione del progressive, specie nella seconda parte dell’album.

Particolare non secondario, a produrre i Purple troviamo quel genio che risponde al nome di Bob Ezrin: produttore, ma anche tastierista, è stato il Deus ex Machina tra l’altro dei Pink Floyd a partire dall’album The Wall, nonchè di personaggi del calibro di Peter Gabriel, Lou Reed, Rod Stewart

Era previsto un articolato tour internazionale che avrebbe toccato anche il nostro Paese, ma, com’è avvenuto per la stragrande maggioranza dei concerti dal vivo, se ne riparlerà – sperando che la situazione lo consentirà – nel 2021.

Tracklist