Il FantaRock di Mario Gazzola e Ernesto Assante

Segnalo un’opera particolarmente interessante, curata da due autori i cui nomi sono una garanzia di qualità e competenza, Ernesto Assante (praticamente la Treccani umana del Rock) e l’amico Mario Gazzola, non meno competente e in più artista visionario. Il lavoro in questione è Fantarock. Per altre info, non vi resta che leggere il post che segue.

HyperHouse

Su PostHuman la segnalazione di una prossima, monumentale uscita, un’opera che vede protagonisti Mario Gazzola ed Ernesto Assante che insieme – e in collaborazione con una manciata di altri redattori, tra cui io – definiscono le coordinate delle interazioni tra Rock e SF. Il volume, infatti, si chiama FantaRock, stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici, e dal 6 dicembre sarà in libreria, edito da Arcana. Ne riparleremo, di quest’opera, man mano che la Rete si accorgerà di essa; nel frattempo, ecco alcuni tratti dal post di presentazione.

FantaRock esplora tutte le connessioni fra musica rock e immaginario di fantascienza, partendo dalle origini negli anni ’50 e risalendone il corso fino al 2018: un capitolo a decennio, tranne la fase del mitico ’68 che occupa un capitolo a sé, uno per questi primi 18 anni dal fatidico 2000, uno sulla multiforme carriera del sopra evocato David Bowie, il…

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Il Ponte Arcobaleno

Il Ponte Arcobaleno è una bella leggenda dei nativi americani che spiega dove vanno i nostri fedeli amici animali quando muoiono.

Mi piace pensare che questa leggenda, oltre a essere consolatoria per chi si trova ad affrontare la perdita di un amico animale, non sia solo una bella fantasia.

Ricordo inoltre che il tema, doloroso ma ahinoi ineludibile, del lutto per la morte di un animale domestico è affrontato da Pier Luigi Gallucci nel libro Il dolore negato, pubblicato dalla Graphe.it edizioni.

La filosofia del giardiniere

la-filosofia-del-giardiniere-454237Ancora una volta Graphe.it Edizioni propone nella collana Parva un’opera forse piccola quanto a numero di pagine, ma nel contempo grande sul fronte della qualità.

Mi riferisco a La filosofia del giardiniere, di Roberto Marchesini, filosofo, etologo e zooantropologo. L’autore da oltre vent’anni porta avanti una ricerca interdisciplinare incentrata sul ruolo degli animali non umani nella nostra società. Direttore del Centro Studi Filosofia Postumanista e della Scuola di Interazione Uomo-Animale (SIUA), ha scritto oltre un centinaio di pubblicazioni nel campo della bioetica animale, delle scienze cognitive e della filosofia postumanista. Tiene inoltre conferenze in tutto il mondo nelle quali affronta il tema del rapporto uomo-animale (zooantropologia).

La filosofia del giardiniere è un volumetto concepito per pensare la filosofia attraverso il giardino e il giardino attraverso la filosofia.

Il giardino è un libro che si sfoglia per pagine, non un progetto che si stabilizza in un piano finale e mai un miraggio che tenda a un punto di equilibrio.

Il giardino è un sogno più volte ruminato, un vortice dinamico steso nel cielo come una macchia di storni, fluttuante di piccole evoluzioni imprevedibili.

Il giardino è un laboratorio dove osservare l’atelier darwiniano. Il giardiniere passeggia sempre al suo interno con un misto di stupore e riverenza, incapace di non azzardare progetti a venire.

Il giardino è attesa e, al contempo, il saper cogliere il piacere della parzialità dell’istante, non solo perché si proietta in un futuro distonico rispetto all’immaginazione, ma anche per il suo svolgersi e dissolversi, quel mettere in gioco piani differenti del dialogo ideativo in tempi diversi. Così il prato erboso sarà lucente e forte quando ancora le siepi stentano e gli alberi altro non sono che fantasmi sorretti da rigidi tutori…

«Le radici affondate nel suolo, i rami che proteggono i giochi degli scoiattoli, i rivi e il cinguettio degli uccelli; l’ombra per gli animali e gli uomini; il capo pieno di cielo. Conosci un modo di esistere più saggio e foriero di buone azioni?» (Marguerite Yourcenar)