Il microbioma, questo sconosciuto

LadietadelmicrobiomaTra le scoperte più promettenti degli ultimi decenni in campo medico non possiamo non annoverare il microbioma.

Niente a che vedere con le creature immaginate da H.P. Lovecraft, il microbioma altro non è che l’insieme dei microrganismi che albergano nelle anse del nostro intestino.

Lo stato di salute e il comportamento di questo complesso sistema sono fondamentali per molteplici aspetti della nostra vita e anche il mondo dello sport si sta interessando attivamente a questo genere di ricerche.

Un libro dal titolo a dire il vero un po’ fuorviante, La dieta del microbioma (potrebbe indurre a pensare al solito manuale di ricette), illustra bene sia le funzioni sin qui scoperte del microbioma che il funzionamento dell’apparato digerente. L’autore poi, Michael Mosley, è una garanzia di serietà e competenza.

Per chi volesse approfondire, la recensione completa del volume si trova qui.

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Giornata della Terra 2019

Earth-Day1Oggi si celebra la Giornata Della Terra per sensibilizzare tutti noi sulle emergenze più gravi del pianeta: inquinamento di aria, acqua e suolo, distruzione degli ecosistemi, la scomparsa di piante e specie animali, esaurimento delle risorse non rinnovabili.

Di questi e altri temi si occupa, tra l’altro, il saggio Biomimetica, la lezione della Natura, del Prof. Carlo Santulli, oggi ospite anche di RaiNews24.

cover Biomimetica

Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein

Al MAXXI di Roma è in corso Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein, un’importante mostra dedicata ad argomenti tanto affascinanti quanto sfuggenti: spazio-tempo, crisi, confini. Concetti chiave fra loro dipendenti e interconnessi, di fondamentale importanza per accostarsi a un percorso di comprensione del nostro universo, della cosmologia e delle leggi che governano la nostra stessa esistenza.

Nel 1917 Albert Einstein pubblicò un articolo che di fatto pose le basi della moderna cosmologia, stravolgendo i modelli di cosmo e universo immaginati fino a quel momento da scienziati e pensatori, rivoluzionando le categorie di spazio e tempo. A cent’anni da quella pubblicazione il museo MAXXI dedica un’esposizione a uno dei giganti del pensiero moderno.

Il progetto è il frutto di una inedita collaborazione del MAXXI con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per il versante scientifico e con l’artista argentino Tomás Saraceno per quello artistica.

La mostra è composta da installazioni artistiche e scientifiche immersive affascinanti, ma direi quasi spericolate: la sala che ospita la mostra è immersa nel buio e i filmati a corredo sono spesso dotati del solo audio in lingua inglese.

Scelte indubbiamente di grande effetto, ma che rendono la fruizione faticosa, impegnativa e poco adatta ad esempio al pubblico anziano. Il legame tra arte e scienza viene dunque affermato con convinzione e orgoglio, ma il risultato non è del tutto convincente, a mio modesto avviso.

Sono presenti poi diversi reperti storici e simulazioni di esperimenti per accostarsi all’essenza delle innovazioni scientifiche introdotte da Einstein e far almeno intuire le profondità sottese all’Universo conosciuto.

02 dicembre 2017 – 06 maggio 2018
Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein
Galleria 4
a cura di Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano, Andrea Zanini
consulenza scientifica: Giovanni Amelino-Camelia
La chiusura della mostra è stata prorogata al 6 maggio 2018

Intervista con fumetto ad Amedeo Balbi

Vi segnalo un’iniziativa vieppiù brillante e innovativa: una “intervista con fumetto” ad Amedeo Balbi. Il tutto è disponibile gratuitamente in formato digitale su tutti i portali ebook e sul sito di Kipple Officina Libraria.

Si parla di argomenti interessanti e “pregnanti”, come capirete leggendo il post che segue.

KippleBlog

È disponibile gratuitamente su tutti i portali ebook e, naturalmente, sul sito Kipple, l’intervista con fumetto ad Amedeo Balbi, nata da un’idea di Roberto Bommarito e Alessandro Napolitano; l’incontro è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Electric Sheep Comics, mentre le tavole e i disegni interni sono di Marzio Mereggia. Il lettering è di Claudio Fallani e la copertina è di Ksenja Laginja.

Il tema dell’intervista verte sul ruolo dell’uomo nell’universo e vira su altre suggestioni aliene e astrofisiche tenute insieme dalla passione per la Fantascienza e la Scienza, passando per gli argomenti che interessano l’umanità sul procinto di una possibile Singolarità Tecnologica.

Amedeo Balbi è nato a Roma nel 1971, è professore associato di astronomia e astrofisica al Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche, i suoi interessi di ricerca spaziano dall’origine dell’universo…

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Rientro dei cervelli

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di “rientro dei cervelli”, specialmente a partire dal 2001, quando (era allora ministro dell’Università e della Ricerca Ortensio Zecchino), si è promulgato il primo decreto con questo intento (D.M. del 26/1/2001 n.13), che ha permesso a circa 400 ricercatori che da almeno tre anni si trovavano fuori dall’Italia di rientrarvi. “Cervelli” non necessariamente italiani, notate bene: d’altronde, nello spirito di Maastricht, si tratta di uno scambio di ricercatori a tutti gli effetti; il fatto che pochi non italiani se ne siano avvalsi, è un dato indubbio, ma non significa che il piano fosse inteso esclusivamente a far tornare gli italiani in patria (anche se così l’informazione del nostro paese l’ha sempre presentato).
I ricercatori rientrano in Italia, dopo una selezione con pareri di esperti esteri che ne sceglie soltanto circa il 20%, con contratti fino a quattro anni, non rinnovabili nella stessa forma. Il legislatore ha voluto così, diciamocelo senza falsi pudori, per evitare che, come la Commissione Europea prescrive, il datore di lavoro abbia, passati i quattro anni di impegno continuativo, un obbligo vincolante di proporre la persona per assunzione, non necessariamente nella posizione che riveste, ma insomma in una posizione “compatibile” con quella precedente. I fondi, anche se ancora qualcuno lo nega, sono di provenienza europea, tanto è vero che sono tassati all’origine, ma senza diritto ad assegni familiari né alla tredicesima, in perfetto stile delle borse di studio e lavoro erogate dalla Commissione Europea, anche se, va detto, su livelli retributivi un po’ diversi.
Al termine dei quattro anni, il ricercatore deve scrivere un resoconto sulla propria esperienza, dando anche al Ministero dei consigli sul possibile  miglioramento del programma “rientro dei cervelli”.
Ecco, mi sono chiesto spesso che cosa ci scriverò in questo resoconto, dato che la fine dei miei quattro anni si avvicina a grandi passi. Devo dire che un po’ mi lusinga il fatto che il Ministero mi chieda un parere, ma d’altro canto mi fa un po’ l’impressione di redigere, invece che un rapporto scientifico sulle mie attività, una specie di tema delle medie, del tipo “Raccontate un viaggio che avete fatto”. Comunque, i miei consigli per il miglioramento dello schema “Rientro dei cervelli” li ho, e forse è il momento di tirarli fuori.
Segue il mio modesto cahier de doléances:
1. La legge, come tutte le leggi in questo strano paese, è molto aperta alle varie interpretazioni: il “cervello” rientrato, per esempio deve svolgere trenta ore di lezione (almeno) a semestre; di per sé non sono molte. Inoltre, in una situazione come l’attuale dell’università, avere ricercatori disponibili (anzi, tenuti) ad insegnare è un’occasione interessante. Nella pratica, le università non necessariamente sanno come utilizzare questa risorsa: la soluzione empirica adottata da molti atenei è quella del “tappabuchi” di lusso, per cui si fanno seminari, lezioni, ecc., in vari corsi, ma senza essere titolare di alcun insegnamento. So che tuttavia alcune università hanno fatto la scelta di assegnare un corso, o più, al “cervello” rientrato: non è la regola, e non è prescritto dalla legge, in ogni modo.
2. Il “cervello” è aggregato ad un progetto di ricerca: tuttavia, non si chiede al dipartimento nessun tipo di garanzia sulla disponibilità (e specialmente sull’accessibilità) di laboratori, strutture, ecc., l’unica richiesta è quella di contribuire almeno per il 10% al finanziamento del progetto. Logico nella situazione italiana, si dirà: però, dato che si spendono dei soldi, varrebbe la pena di allentare un po’ di più i cordoni della borsa e fornire qualche fondo di ricerca in più, tale da poter magari comprare qualche apparecchiatura, o attrezzare meglio qualche laboratorio.
3. Corollario del precedente: in realtà il “cervello” non ha di suo nessun fondo di ricerca, e deve sempre e comunque far riferimento al docente “ospitante” per qualunque, anche piccolo, ordine d’acquisto. Questo va benissimo per un dottorando: nel mio caso, vi dirò, ad una ventina d’anni dalla mia tesi di laurea e dall’inizio della mia esperienza di ricerca, è un vincolo, magari piccolo, ma senz’altro un vincolo. Anche perché si parla tantissimo di ricercatori che vengano dall’estero a portare la loro esperienza, ma in realtà il Ministero li vede soltanto impegnati nel portare avanti un progetto di ricerca già strutturato dal docente ospitante (quindi con scarsa autonomia, alla fin fine: è chiaro che, come nel mio caso, ha le proprie idee le porta avanti nonostante tutto, ma si pone, facendo ciò, in una situazione non contemplata dallo schema di “rientro”).
4. Creare un’altra figura giuridica (il “cervello”) tra le miriadi (assegnisti, contrattisti, collaboratori esterni, fantasmi, ecc. ecc.) di soggetti precari nell’ambito universitario italiano non fa altro che peggiorare la situazione già caotica dell’amministrazione dei vari dipartimenti. Ho visto per esperienza che il “cervello rientrato” non si sa bene cosa sia (professore? ricercatore? libero professionista?) ed è visto con preoccupazione nelle segreterie e nelle presidenze, anche perché non è chiaro se abbia dei diritti, quali siano i suoi doveri, ecc.
5. Il più grave, per conto mio: non c’è nessun tipo di valutazione dell’operato del cosiddetto “cervello rientrato”, che in pratica non deve rispondere di quel che fa a nessuno (tranne appunto per questo breve “commento” finale all’esperienza). Questo, lungi dall’incoraggiare deliri di onnipotenza nei “cervelli”, manifesta un’idea del legislatore: che il ricercatore venuto dall’estero non possa/debba comunque integrarsi nel sistema, a meno che all’estero, come precisato da sentenza della Conferenza dei Rettori, non godesse dello stesso “status”, però a tempo indeterminato (ci si chiederebbe, a questo punto, perché uno dovrebbe tornare per non avanzare in carriera, anzi forse per retrocedere).
Nonostante quindi, come vedete da questi cinque punti sopra elencati, la legge sia stata fatta con tutta l’intenzione di non funzionare, ci sia stato anzi, posso suggerire, un profondo studio a questo scopo, siccome noi italiani siamo (diciamolo) geniali, la situazione non è in fondo così tragica. La più parte dei “cervelli” rientrati fanno ricerca con continuità (anch’io mi sono trovato, devo dire, bene, alla fin fine: se ci si dà da fare, si lavora anche bene in Italia), alcuni addirittura hanno trovato modo di vincere dei concorsi (negli anni scorsi, quando c’erano) e così stabilizzarsi. Ma non datene merito al ministero (chiunque ne sia/fosse il titolare): là avevano soltanto dei soldi europei da spendere, ecco tutto: non erano molti (pochi milioni di euro all’anno), ma andavano spesi.

Scienza e tecnologia: i cambiamenti sociali

Vi segnalo quest’interessante riflessione di Helga Nowotny sui profondi cambiamenti sociali generati nella società moderna da scienza e tecnologia.

L’incipit del pezzo:

“Scienza e tecnologia stanno innescando cambiamenti sociali che non hanno precedenti nella storia dell’uomo. Alcuni di questi sono ben accolti e subito adottati: i nostri figli crescono circondati da strumenti di comunicazione moderni che fanno ormai parte integrante del loro modo di comunicare tra di loro – e con il mondo. Altre conquiste, come la possibilità di condurre una vita più sana e longeva, richiedono maggiore impegno: siamo noi infatti a doverci procurare le informazioni necessarie per adottare uno stile di vita migliore, in cui i rischi associati all’obesità, ad alti tassi di colesterolo o all’esposizione a sostanze tossiche cancerogene risultino ridotti. Ma scienza e tecnologia hanno anche un altro impatto sulla nostra esistenza: gli ultimi progressi – in particolare quelli compiuti nel campo delle scienze della vita – possono destare preoccupazioni, dal momento che sembrano oltrepassare la linea di demarcazione tra ciò che consideriamo “naturale” e ciò che invece viene modificato dall’uomo. […]”

segue su D la Repubblica delle Donne

Paura? Sì, dell’immobilismo

Roberto Vacca

Roberto Vacca

Qui di seguito potete leggere un brillante articolo di Roberto Vacca, già apparso su IlSole24ORE con il titolo “Abbasso le chiacchiere viva la scienza”. Per usare le parole dello stesso Professor Vacca, “il pezzo contiene cose ovvie, che però vengono ignorate e disattese”.

Paura? Sì, dell’immobilismo

di Roberto Vacca

© IlSole24ORE

Secondo certi sondaggi la maggioranza degli italiani ha paura di: violenza, disastri ambientali, crisi economica. Sembra che pochi temano una guerra nucleare. Queste risultanze mostrano che la metodologia usata è difettosa – oppure che la popolazione percepisce la realtà in modo distorto. Continua a leggere