Il ciarlatano

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Nei giorni scorsi mi sono occupato, per il blog magazine Libri e Parole, di un romanzo magnifico, Il Ciarlatano.

Scritto da Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la Letteratura nel 1978, racconta le avventure tragicomiche di Hertz Minsker, ebreo polacco emigrato dal suo paese nell’America dei primi anni Quaranta, mentre Hitler in Europa sta compiendo lo sterminio del popolo ebraico.

Ma nel libro c’è molto altro, naturalmente: accanto ai toni leggeri da commedia alla Ernst Lubitsch, si può cogliere lo smarrimento dell’intellettuale moderno in un mondo fattosi ormai troppo complesso e sfaccettato per essere compreso con gli abituali strumenti della filosofia o della religione.

In tal senso, ebraismo a parte (un “a parte” non da poco, certo) non è azzardato sostenere che in fondo c’è un po’ di Minsker – apatico, smarrito, inconcludente “di default – in tutti noi.

È un libro da leggere, insomma.

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Isaac Bashevis Singer, from the Jewish Chronicle Archive/Heritage-Images

L’artista maledetto

 

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James Dean

 

Quello dell’artista maledetto non è solo un luogo comune. E non è questione solo di “vita spericolata” o “alla Steve Steve McQueen”, per citare Vasco Rossi. Una sensibilità esasperata, accoppiata magari anche a una certa, innata fragilità di fondo, può assurgere infatti a caratteristica essenziale della condizione dell’artista.

E da lì all’autodistruzione talvolta, anzi troppo spesso, il passo è breve: pensiamo alle vite, brevi ma proprio per questo destinate all’eterna giovinezza e a una sorta d’immortalità, di personaggi come James Dean, Elvis Presley, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Amy Winehouse, Kurt Cobain, o l’indimenticabile Re Lucertola Jim Morrison (nel mio piccolo ne ho scritto anch’io, a più riprese), ma anche di pittori e scrittori.

Per concludere – ma l’argomento è sterminato e meriterebbe ben altro spazio, lo so bene – a proposito di scrittori e scrittrici “maledetti” voglio segnalarvi un post, apparso sul blog Libri e Parole, dedicato appunto alle vite tormentate di questa categoria di artisti.

Piazza Fontana: I colpevoli

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Antonella Beccaria, giornalista e scrittrice di provata bravura e competenza, è autrice di un libro importante, Piazza Fontana: I colpevoli, pubblicato da PaperFirst e disponibile da qualche giorno in edicola con Il Fatto Quotidiano (e anche in eBook), che cerca di far luce su una delle peggiori stragi che abbiano mai segnato il nostro Paese, quella di Piazza Fontana.

Questa la scheda dell’opera:

È vero che della strage di Piazza Fontana non si sa nulla e mai si potrà sapere qualcosa? No. È falso.
È una leggenda. A cinquant’anni dal massacro del 12 dicembre 1969 che cambiò la storia d’Italia e inaugurò la stagione della strategia della tensione, è possibile raccontare una storia conosciuta per buona parte.
È una storia fatta di sigle neofasciste, a iniziare da Ordine Nuovo, e di servizi segreti italiani e atlantici che, nella migliore delle ipotesi, sapevano quanto stava per accadere e non mossero un dito.
Si aggiunsero i depistaggi, che hanno un nome e un cognome. Ma è anche la storia di uomini dello Stato che, in cinque decenni, non si sono arresi e hanno continuato a lottare per dare giustizia alle vittime e restituire dignità alle istituzioni della Repubblica.

Università e pecore

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È da poco approdata in libreria, pubblicata da Feltrinelli Comics, un’interessante graphic novel, dedicata alla storica figura di Don Milani, dal titolo ironico e provocatorio, Università e pecore.

Interamente realizzata – testi e disegni – dalla talentuosa Alice Milani, nipote del battagliero religioso, offre una prospettiva nuova, a tratti inedita, sulla vita e le opere del grande educatore, scrittore e insegnante.

Ne consiglio la lettura, per l’importanza e l’attualità del pensiero e del modus operandi del celebre Priore di Barbiana.

Chi volesse approfondire l’argomento può farlo leggendo la mia recensione sul blog magazine Graphomania.

Lo strano caso dello studio in verde

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È uscito oggi nella collana Delos Crime di Delos Digital Lo strano caso dello studio in verde, romanzo breve firmato dalla ormai collaudata ditta Alexia Bianchini – Luigi Milani.

La trama in breve:

Daniele Bizzarri, tormentato scrittore di bestseller con gravi trascorsi di droga e alcolismo, dopo essere miracolosamente scampato ai fatti narrati nel romanzo breve Il libro maledetto (Odissea Digital, 2018) si trova coinvolto suo malgrado nelle indagini sulla morte del suo psichiatra, il professor Caledon. Per uno strano scherzo del destino l’artista rivestirà il ruolo del Dottor Watson, celebre aiutante del grande Sherlock Holmes, in un crescendo di mistero e tensione che lo condurranno di nuovo in territori da lui purtroppo già battuti. Quelli dell’orrore e della follia.

L’opera è disponibile sulle principali piattaforme digitali, a partire naturalmente da quella dell’editore, Delos, che gli autori ringraziano vieppiù.

Luglio mese crudele

“Aprile è il più crudele di tutti i mesi” declamava il T.S. Eliot nel poemetto La Terra Desolata.

Eppure, più prosaicamente, anche questo mese di luglio 2019 si è rivelato particolarmente spietato, quasi feroce nell’assecondare la triste opera della Nera Mietitrice. Sotto la sua falce acuminata è caduta una fitta schiera di personaggi importanti del mondo dell’arte e della cultura.

Ricordo i nomi del sommo regista Franco Zeffirelli, dell’incantevole e bravissima Ilaria Occhini, dell’eclettico e geniale Ugo Gregoretti, del papà di Montalbano Andrea Camilleri, di Luciano “Bellavista” De Crescenzo, del forse meno conosciuto al grande pubblico, ma non per questo meno decisivo per il mondo della musica e della televisione, Paolo Giaccio (autentico innovatore, creatore tra l’altro di trasmissioni culto come Per Voi Giovani, Odeon e Mr. Fantasy con il bianco vestito Carlo Massarini), di George Hilton, volto iconico dello spaghetti western, dello scatenato, simpaticissimo Raffaele Pisu, comico e attore di razza, e infine dell’indimenticabile Rutger Hauer, attore il cui volto rimane impresso nell’immaginario collettivo di più generazioni grazie allo struggente monologo pronunciato nel film capolavoro di Ridley Scott Blade Runner.

Come non trovarsi a riflettere, una volta di più, sulla fragilità della natura umana, sulla ineludibile provvisorietà della nostra esistenza? Lasceremo qualche traccia del nostro passaggio, oltre al rumore elettronico degli inutili social?

Chissà. Forse continueremo a vivere nel ricordo di chi ci avrà amato. Poi anche questo si perderà, come lacrime nella pioggia.