Freddie Mercury, vent’anni dopo

Vent’anni fa, il 24 novembre 1991, moriva a Londra Freddie Mercury. Ricordo bene l’annuncio, dato con disprezzo e quasi compiacimento dal TG1 delle 13.30. In quel servizio si attaccò pesantemente il grande artista, stigmatizzando i suoi presunti eccessi personali e soprattutto la sua sfera sessuale.

Oltre allo shock della notizia – solo pochi giorni prima era trapelata la notizia della malattia di Freddie – si aggiungeva il fastidio per quella che fu una pagina tra le peggiori del giornalismo televisivo. Certo, i (ne)fasti del Tg1 di oggi erano ancora di là da venire, ma già in quell’occasione, come ebbe a commentare Aldo Falivena, non si fece giornalismo.

A distanza di anni però, polemiche a parte – che in fondo hanno spesso segnato la vita di Freddie Mercury – rimane il segno indelebile lasciato da questo grande artista nella storia del Rock.

L’osceno spettacolo della morte

Scriveva un paio di giorni fa Massimo Gramellini su La Stampa:

Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme – sia essa Gesù o Gheddafi – degradano chi li compie a un rango subumano.

Come dargli torto? Per non parlare della continua, ossessiva riproposizione dei vari video – e non passa giorno che non ne spuntino purtroppo di inediti – che mostrano il dittatore morente nelle mani dei rivoltosi.

La morbosità “paga” in tivù, lo sappiamo. Ma è davvero ora di porre fine a questo genere orrendo di… spettacolo, se così si può definire l’ostentazione della morte violenta.

Sanremo, il festival zombie

Sanremo 2011

Prima serata del Festival di Sanremo all’insegna del noioso, vecchio, stantio. Morandi, come sempre, è simpatico, ma è apparso come rallentato e quasi rassegnato, imbolsito officiante di un rito televisivo sempre più soporifero.

L’unico momento degno di nota, la canzonaccia satirica dei comici Luca e Paolo, Ti sputtanerò, dedicata, per amor di Par condicio, al Presidente della Camera, nonchè Presidente autosospeso di Futuro e Libertà Gianfranco Fini e al Premier Silvio Berlusconi.

Musicalmente parlando, a parte un discreto Vecchioni, l’esibizione di Luca Madonia e Franco Battiato… E stendiamo un velo pietoso sulle vallette stoccafisso, apparse un’ora dopo l’inizio della trasmissione.

E sarebbe questa l’arma finale con cui i discografici pretenderebbero di rianimare l’industria del disco ormai agonizzante?

Per non parlare di quella volta che gli organizzatori tentarono perfino la carta del grunge, con i risultati che tutti purtroppo ricordiamo.

Travaglio vs. Saviano?

Continuano le critiche, più o meno velate, all’intervento di Saviano. Se l’altro giorno è stato un giornalista di Libero a muoverle – Filippo Facci – stavolta è il turno di Marco Travaglio, dal suo blog:

Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari.

Ma Travaglio ne ha anche per Nichi Vendola:

Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline.

Filippo Facci: caro Roberto Saviano

Filippo Facci fa le pulci al monologo tenuto da Saviano l’altra sera a Vieni via con me, il programma scritto e condotto in coppia con Fabio Fazio su Rai Tre. Argomento, la cosiddetta macchina del fango – ricordate? quella messa in moto l’anno scorso da Vittorio Feltri sul Giornale ai danni dell’allora direttore di Avvenire Dino Boffo, oppure l’altra, tuttora in corso, scatenata contro Fini e il famigerato appartamento in quel di Montecarlo – e Falcone.

Facci osserva, in conclusione della sua lunga puntualizzazione:

Roberto, non potevi citare tutto e tutti, lo so. La tv è maledetta, il tempo è sempre poco: e pensa che tu ne hai avuto come nessuno.  Il problema è che altri nomi, altri personaggi, altre testate, altri presunti e più recenti macchinatori del fango, tu li hai invece pronunciati o fatti intuire con furba chiarezza. Un filo troppa, secondo me.

Inutile dire che l’articolo di F.F. ha scatenato polemiche accesissime.

L’estetica del porno

Scrive Stefano Zecchi, con grande acutezza e lucidità, in merito al tracimare dell’estetica porno nell’universo, sempre più a corto di idee, della pubblicità:

[…] L’attenzione si cattura quando si esce dall’indifferenza. La scorciatoia più facile ed efficace è quella che usa il nudo e l’erotismo per acchiappare la curiosità delle persone verso ciò che il messaggio suggerisce. È un’esperienza che si può verificare senza difficoltà: la pubblicità alza l’asticella, proponendo immagini sempre più provocanti, sempre più erotiche, e la pornografica diventa alla fine un fertile terreno per suggestionare il pubblico. […]

Dalla finzione narrativa alla realtà: la morte irrompe in TV in prime time

Sono stato mio malgrado cattivo profeta: un mio racconto del 2001 preconizzava quanto è puntualmente accaduto: la morte esibita in un reality show (per i più curiosi: il racconto in questione è Real TV, e fa parte dell’antologia Memorie a perdere, uscita lo scorso anno).

Discovery Channel trasmette con “Deadliest catch” le avventure del capitano Harris e l’infarto fatale che lo colpisce. Il lungo addio del protagonista, eroe della pesca in Alaska, farà impennare gli ascolti. Ma divampa la polemica

(via Repubblica)

Il lato oscuro della televisione: Virus, di Alessandro Canassa Vigliani

È uscito, per i tipi di Pulp Edizioni, Virus, romanzo d’esordio di Alessandro Canassa Vigliani, giovane autore approdato alla narrativa dopo la pubblicazione, nel 2009, della silloge poetica “Il Verso della Militanza”, edita da Lupo Edizioni.

Non a caso Virus è pubblicato da un editore che ha fatto del pulp il suo manifesto, a partire dalla sua stessa denominazione: il testo di Vigliani è crudo, reale, più vero della presunta verità che ogni giorno ci viene propinata attraverso gli schermi televisivi.

Chi è Max Ribaldi, il protagonista della vicenda? È un uomo di successo: un ricco imprenditore, un celebre conduttore televisivo senza scrupoli, che ha importato e imposto un format infallibile: il reality.

Ma la vita di Ribaldi sta per cambiare…