L’Italia risarcirà 6 persone per i fatti di Bolzaneto, durante il G8 del 2001

Lo Stato italiano ha patteggiato un risarcimento con sei persone che avevano fatto causa allo Stato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo a causa delle violenze da esse subite nella caserma Bolzaneto durante il famigerato G8 tenutosi a Genova nel 2001. L’Italia verserà a ciascuno 45.000 euro a titolo di risarcimento dei danni morali e delle spese processuali.

A quella sciagurata pagina della recente storia del nostro Paese è ispirato un romanzo breve che pubblicai qualche anno fa, Ci sono stati dei disordini.

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XXIII Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico

mi2016_copSono aperte sino al 20 aprile 2017 le iscrizioni per il XXIII Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, organizzato dall´associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare in collaborazione con il festival internazionale Lucca Comics & Games e la Wild Boar Edizioni.

(Nota Bene: la scadenza originaria è stata prorogata al 20 aprile, visto l’elevato numero di richieste ricevute)

Il Trofeo RiLL è un concorso letterario organizzato dal 1994 dall´associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, col supporto del festival internazionale Lucca Comics & Games e della Wild Boar Edizioni.
Possono partecipare al Trofeo RiLL storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.
La partecipazione è libera e aperta a tutti.

I racconti partecipanti sono circa 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all´estero (Australia, Croazia, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi dell´Unione Europea).
Nel 2016 i racconti inviati sono stati 397.

I migliori racconti del XXIII Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza nessun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana “Mondi Incantati”, ed. Wild Boar).
Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
– in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
– in Spagna, su Visiones, l´antologia dell´AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror).
All´autore del racconto vincitore andrà inoltre un premio di 250 euro.

La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. I racconti partecipanti saranno valutati in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome degli autori), considerando in particolare l´originalità della storia e la qualità della scrittura.
La giuria del Trofeo RiLL stabilirà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell´antologia “Mondi Incantati” del 2017.
Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Sergio Valzania; i professori universitari Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma) e Arielle Saiber (Bowdoin College, Boston, USA); i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Beniamino Sidoti e Renato Genovese (quest´ultimo anche direttore del festival internazionale Lucca Comics & Games).

Ciascun partecipante al XXIII Trofeo RiLL riceverà in omaggio una copia dell´antologia “TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2016, collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXII Trofeo RiLL, scritto dal vercellese Maurizio Ferrero.
Il volume ospita quindici storie: i migliori racconti del XXII Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso curato da RiLL nel 2016) e i racconti vincitori di cinque premi letterari per storie fantastiche banditi all´estero (in Australia, Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa).

Tutte le antologie “Mondi Incantati” sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.
Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana “Aspettando Mondi Incantati”, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.

La cerimonia di premiazione del XXIII Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2017, nel corso del festival internazionale Lucca Comics & Games.

Per maggiori informazioni sul XXIII Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso (in attach) e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana “Mondi Incantati”.

Per contattare lo staff di RiLL:
www.rill.it
trofeo@rill.it

Il Rock e il fascino dell’ignoto

Il Rock, genere musicale quanto mai incline a contaminazioni tra generi, ha spesso subito il fascino dell’ignoto.

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Alan Parsons e Eric Woolfson

Un esempio luminoso di questa tendenza è costituito dalla produzione dell’ensemble musicale nota agli appassionati di tutto il mondo con la sigla Alan Parsons Project.

In particolare il compianto Eric Woolfson, che della band fu l’ispirato scrittore dei testi e cantante solista, come ebbe a raccontarmi nel corso di un’intervista rilasciatami qualche anno fa, sentiva molto il fascino dell’ignoto, del cosiddetto “beyond”.

Profondo estimatore della letteratura gotica, non a caso compose assieme ad Alan Parsons, l’altra metà del gruppo, l’album Tales of Mistery and Imagination (1976), ispirato ai racconti del grande Edgar Allan Poe, lavoro successivamente trasposto e rappresentato con grande successo anche in musical.

L’anno seguente è la volta di I Robot, composto sotto l’influenza di uno dei padri della fantascienza moderna, “Il Buon Dottore” Isaac Asimov. Nel 1978 l’attenzione del duo si concentra invece sugli insondabili misteri dell’antico Egitto, con l’album Pyramid, sospeso tra le tipiche sonorità elettroniche di APP e le atmosfere misticheggianti e sfuggenti dell’Egitto delle piramidi millenarie.

Ma la fantascienza di lì a poco tornerà prepotente nell’orizzonte creativo del vulcanico duo: nel 1982 esce Eye in the Sky, album dal quale sarà tratto un singolo di grandissimo successo. Il disco cita apertamente, a partire dal titolo, il Philip K. Dick dell’ultimo periodo, quello più oscuro della Trilogia di Valis. Il tema della “divina invasione” è inserito da Woolfson all’interno di un disco da un lato accattivante e di grande presa, dall’altro denso di significati più profondi per… chi voglia o possa coglierli.

In anni più recenti, quando ormai la collaborazione tra Alan Parsons ed Eric Woolfson si è conclusa, il solo Parsons pubblica l’album A Valid Path, che contiene una vera e propria perla, la lunga suite strumentale intitolata Return to Tunguska.

Il brano, dedicato all’evento che colpì l’ormai celebre cittadina russa, sembra avallare la tesi di chi sostiene che la colossale distruzione avvenuta in zona sia stata causata non dalla caduta di un grosso meteorite, ma dall’atterraggio di un’astronave aliena di ritorno sul nostro pianeta, come allude appunto il titolo del brano suonato da un David Gilmour stellare – è il caso di dire – che omaggia apertamente le atmosfere “cosmiche” e psichedeliche tipiche dei primi Pink Floyd. Quelli di Interstellar Overdrive, per intenderci.

Per quanto concerne il Bel Paese, dal canto loro i musicisti di casa nostra non sono rimasti immuni dal fascino delle civiltà perdute.

È il caso di un esordiente Riccardo Cocciante, che pubblica nel lontano 1972 un bel 33 giri di rock progressive, genere musicale allora in gran voga, intitolato nientemeno che Mu.

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i Trip

Non solo: per una curiosa coincidenza, nello stesso anno una delle band più apprezzate di quegli anni, i Trip, pubblica anch’essa un album che trae spunto dalla medesima leggenda.

Il disco è Atlantide, ed è sempre all’insegna del rock progressive. Particolare interessante, la versione originale pubblicata su vinile era caratterizzata da una copertina, realizzata con cura certosina dallo studio Up & Down, raffigurante una immaginaria mappa dell’isola.

Per concludere, la mitica città è citata anche nel brano omonimo Atlantide apparso come lato B del 45 giri Buffalo Bill, pubblicato nel 1976 da un giovane, ma già molto apprezzato, Francesco De Gregori.


N.d.A.: questa recensione è già apparsa in una versione leggermente differente sulla rivista XTimes, edita da Xpublishing.

“I Racconti del Sangue e dell’Acqua” e “Solo il Mare Intorno”: l’orrore viene dall’acqua!

Nero Press presenta due raccolte di racconti su carta: “I Racconti del Sangue e dell’Acqua” di Daniele Picciuti, e “Solo il Mare Intorno” di Danilo Arona, Luigi Milani e Angelo Marenzana.

L’orrore viene dall’acqua! E’ questo infatti l’elemento che accomuna i due libri. Se nel primo l’acqua e il sangue compongono i due cicli di storie, nell’altro l’acqua mescolata al sangue, bagna le tre isole dove sono ambientate le vicende e (forse) protegge il resto del mondo dal male.

I racconti vanno tutti dal thriller all’horror, prendendo spunto da leggende tradizionali o inventate ad hoc, e alcuni ti trascinano su terreni più estremi, come lo splatter.

“I Racconti del Sangue e dell’Acqua”
di Daniele Picciuti
€ 15

Tredici racconti ambientati nell’Italia misteriosa, che si alimentano delle leggende e delle storie più care alle nostre tradizioni. Narrazioni sospese tra realtà e incubo, suddivise in due cicli.

Il primo, il ciclo del sangue – linfa vitale dell’uomo e di ogni creatura animale – aggressivo e violento, omaggia Clive Barker. Il secondo, il ciclo dell’acqua – a sua volta fonte primaria di ogni forma di vita sulla Terra – indaga le paure umane, esplora il baratro della follia, arrivando a ricordare H.P. Lovecraft.

Il libro, pubblicato in passato per altro editore, ora esce in una nuova edizione impreziosita dalle bellissime illustrazioni di Roberta Guardascione, capaci di far “vivere” le situazioni più suggestive. Lasciati trascinare da Daniele Picciuti per l’Italia, tra misteri, leggende e orrori.

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“Solo il Mare Intorno”
di Danilo Arona, Luigi Milani e Angelo Marenzana
€ 13

Il libro racchiude tre lunghi racconti a tema horror marino basati su leggende e miti antichi.

Si tratta di Croatoan Sound di Danilo AronaPiedra Colorada di Angelo MarenzanaL’isola senza morte di Luigi Milani, già usciti in digitale nella collana Insonnia.

Per chi si fosse perso questi tre ottimi lavori, è l’occasione di averli tutti e tre in un colpo solo, con l’ottima prefazione di Giulio Leoni.

Voglia di mare? Ti aspettano tre isole avvolte dal mistero e bagnate da un mare di sangue.

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Mu, il mito del continente perduto secondo Hugo Pratt

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Corto Maltese, Mu. La città perduta • © Rizzoli Lizard

Mu, il mitico continente perduto, ha sempre esercitato una grande influenza sugli artisti più aperti alle dimensioni del mistero, delle verità non conclamate e del mito. Dimensioni che, se indagate a dovere, possono dischiudere nuovi orizzonti di conoscenza, in quello che può rivelarsi un vero e proprio viaggio iniziatico per chi abbia il coraggio di intraprenderlo, senza timore di esporsi al ridicolo o all’insuccesso.

In campo letterario già il grande Howard P. Lovecraft nel primo scorcio del secolo scorso riprese il mito di Mu nel celebre Ciclo di Chtulhu, oltre che in diversi altri suoi racconti. In tempi più recenti, uno scrittore di grande seguito come Neil Gaiman ha citato Mu nel romanzo Buona Apocalisse a tutti.

Ma è in campo fumettistico che è stato maggiormente celebrato il celebre mito del continente perduto. Oltre alla saga di Martin Mystere del sempre più enciclopedico Alfredo Castelli, mi piace ricordare una storia del 1979 che vede protagonista l’eroe disneyano per eccellenza, Topolino, nella storia Topolino e l’enigma di Mu. Numerosi anche i richiami presenti nella serie, amatissima dal grande pubblico, di Saint Seya – I Cavalieri dello Zodiaco.

Tuttavia è sul finire degli anni Ottanta che Mu conosce la più compiuta rappresentazione, ad opera di Hugo Pratt. Il grande romanziere grafico fa compiere al suo più celebre personaggio, Corto Maltese, l’ultima avventura della sua spericolata e affascinante carriera, proprio alla ricerca di Mu: l’opera, pubblicata dapprima a puntate sul mensile Corto Maltese a partire dal mese di novembre 1988 e successivamente raccolta in volume è stata continuamente ristampata, come del resto quasi tutta l’opera del grande cartoonist, fino a oggi.

Mu. La città perduta è senza ombra di dubbio una delle storie più belle di Pratt, non solo tra quelle che hanno per protagonista Corto Maltese, ma più in generale dell’intera produzione del geniale artista. La storia, ambientata nel biennio 1924-1925, vede sulla scena un giovane Corto, assieme ai compagni di viaggio Rasputin, Steiner, Levi Colombia, Bocca Dorata, Tristan Bantam e Soledad. In tal senso si quasi ha l’impressione che l’autore abbia voluto riunire l’intera corte dei personaggi della saga di Corto Maltese, per quello che a tutti gli effetti sarà l’ultimo lavoro realizzato dal grande artista.

Pratt fa compiere al suo eroe un viaggio che lo porterà dai Caraibi alle piramidi dei Maya alla ricerca di Mu. Quello che scaturisce dalle matite incantate e rarefatte di Pratt è un percorso esoterico, non privo di riferimenti alti, a metà tra la storia e la filosofia: indimenticabili in tal senso le prime tavole del volume, che mostrano un Corto Maltese palombaro intento in un dialogo dal sapore lisergico con i filosofi greci Timeo e Crizia, che crede di intravvedere in due pitture Maya.

Eppure la narrazione non è mai appesantita da sterili intellettualismi, venata com’è dell’ironia e del disincanto tipici non solo del personaggio di Corto Maltese, ma anche e soprattutto del suo autore. Avventura, sogno e mito sono amalgamati da Pratt con maestria e gusto, qualità che oggi sono ardue da trovare nel panorama fumettistico mondiale, impoverito e soverchiato com’è da media dai linguaggi più immediati, adatti a un pubblico ben diverso da quello di un tempo.

In conclusione Mu. La città perduta rappresenta un esempio luminoso di fumetto inteso come grande forma d’arte, in grado di trarre linfa vitale anche da quei temi a volte snobbati dalla cultura cosiddetta “alta”.


N.d.A.: questa recensione è già apparsa in una versione leggermente differente sulla rivista XTimes, edita da Xpublishing.

Giacomo Balla, oltre il futurismo

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Giacomo Balla, Un’onda di luce, 1943 • © Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

C’è una splendida mostra da visitare, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ancora in corso purtroppo solo fino a domani, domenica 26 marzo. A cura di Stefania Frezzotti, espone opere tratte dall’intera, strepitosa carriera di Giacomo Balla, artista che a torto è stato “solo” considerato uno dei massimi esponenti del Futurismo.

Questa esposizione rivela al contrario al grande pubblico anche la produzione pre e post futurista, non meno interessante e valida, legata com’è a tecniche mutuate dalla fotografia da un lato e al ritorno al realismo nell’ultima fase della produzione di Balla.

Peccato solo per la davvero troppo esigua durata della mostra, appena un mese. Avrebbe meritato un lasso di tempo ben più esteso.

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Giacomo Balla, Autodolore, 1947 • © Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

 

 

 

Live in Roma: il ritorno di Battiato e Alice

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Lo scorso autunno è uscito Live in Roma, disco dal vivo della coppia Franco BattiatoAlice, ricostituita lo scorso anno per un fortunatissimo tour grazie anche alle insistenze dello stesso Franco Battiato: com’è noto, la cantante forlivese in questi ultimi anni ha intrapreso un percorso artistico piuttosto defilato, che l’ha vista spesso lontana dalle luci della ribalta.

L’album presenta una carrellata di successi dai loro ricchi repertori, più tre duetti. Un lavoro interessante, se come me amate la musica – e i testi, non meno validi – dei due artisti. Forse la presenza di Alice appare un po’ sacrificata, ma tant’è.

Per approfondire:

http://blog.graphe.it/musica/live-in-roma-battiato-alice

Video © TG1 Rai