H.P.L.

646053cbb4368220c0cf43ccae95c6b6

H.P. Lovecraft, © Dino Battaglia

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa, avvenuta il 15 marzo 1937, del Solitario di Providence, il grande Howard Phillips Lovecraft

La portata innovativa della sua opera e l’influenza che l’autore ha esercitato e continua a esercitare su intere generazioni di scrittori, registi e musicisti sono argomenti ben noti ai tanti estimatori di HPL.

Eppure vale la pena di leggere l’appassionato ritratto di Lovecraft apparso oggi su Graphomania: c’è ancora così tanto da apprendere dalla lezione di questo autore  – ma anche poeta, critico letterario e saggista – dall’immaginazione sconfinata e dalla tecnica narrativa unica!

Per approfondire:

http://blog.graphe.it/2017/03/15/hp-lovecraft-vita-opere

Advertisements

The Beatles at The Hollywood Bowl

Nel lontano 1977, da Beatlemaniaco di stretta osservanza (lo sono tuttora) acquistai l’LP The Beatles at the Hollywood Bowl. L’uscita del disco, ben orchestrata dalla stampa specializzata – Internet era ancora di là da venire – rappresentò un vero e proprio evento nella storia della discografia “postuma” dei Beatles, dal momento che si trattava del primo album dal vivo ufficiale (bootleg a parte, ovviamente) dei mitici Fab Four.

Ma quel disco era importante più per la sua rilevanza storica, come documento sonoro di un periodo irripetibile, che non per la sua reale qualità: le registrazioni originali avevano catturato solo in parte le voci e la musica dei 4 ragazzi di Liverpool. A farla da padrone era più che altro il chiasso colossale generato dalla folla in delirio.

Pochi mesi fa, in occasione della presentazione di The Beatles: Eight days a week – The touring years, lo splendido docu-film di Ron Howard, l’album è stato ripubblicato in una nuova versione arricchita anche da alcuni brani prima assenti.

Al di là del marketing, questa nuova edizione rende finalmente giustizia a quei concerti: il CD oggi vanta infatti un suono di buona qualità, lontanissimo da quello pressochè inascoltabile dell’originale disco in vinile.

E ne emerge anche con grande chiarezza il formidabile impatto sonoro della band: soprattutto l’accoppiata basso-batteria sorprende per potenza e precisione. E teniamo presente che sono ancora i Beatles del periodo pre psichedelico, prima di Revolver e di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band per intenderci…

Per approfondire

Logan

loganLogan – The Wolverine, da poco uscito nelle sale italiane, è un gran bel film, diretto da James Mangold, già regista del precedente, non meno valido, Wolverine – L’immortale.

Il protagonista è il personaggio più amato degli X-Men, l’artigliato Wolverine, in coppia con il vecchio mentore Charles Xavier e dalla piccola Laura, nel ruolo della “figlia” del vecchio Wolvie.

Il tema della vecchiaia dei 2 personaggi è reale, poiché il film è ambientato nel 2029: Logan è indebolito e malandato e Xavier, novantenne, è affetto da una malattia neurologica degenerativa.

Non intendo rivelare altro della trama, per non privarvi del piacere della visione: la pellicola merita. Non è affatto un film “di supereroi”: lo si può considerare invece uno spietato film d’azione, quasi un western crepuscolare alla Clint Eastwood, che utilizza personaggi tratti dai fumetti.

I dialoghi sono taglienti, il linguaggio duro, le scene cruente ben oltre lo standard dei cosiddetti “cinecomic”: non a caso il film è vietato ai minori.

Interessante la caratterizzazione che Hugh Jackman conferisce al suo personaggio: l’aspetto ricorda molto il Mel Gibson odierno dei film d’azione, mentre l’atteggiamento è inconfondibilmente plasmato sul già citato Clint Eastwood.

Da notare:

  1. in questo film non fa la consueta comparsata il mitico Stan Lee, caso davvero raro
  2. non c’è l’immancabile scena oltre i titoli di coda, come accade per tradizione nei film Marvel.

Brunori Sas: A casa tutto bene

Il panorama cantautorale di casa nostra – i soliti, inossidabili VendittiDe Gregori, Ron, Vecchioni, Baglioni, Zero, Paoli ma anche i meno attempati Antonacci e Carboni – tende, vuoi per ineludibili ragioni anagrafiche, vuoi per un’altrettanto inevitabile stanchezza creativa, a una certa autoreferenzialità: album di cover (De Gregori alle prese con il neo Nobel Bob Dylan, per esempio), di greatest hits ripetuti ad libitum, oppure dischi revival di antichi successi (Baglioni in più occasioni) e così via.

Niente di male, intendiamoci. “Anche loro devono campare”, è solito osservare a ragione un mio amico meccanico nonché buon appassionato di musica italiana. Questo spiega del resto anche l’incessante attività concertistica della brigata “d’autore”, causata a sua volta dalle entrate sempre più magre scaturite dalle vendite dei dischi (altro articolo in via d’estinzione).

Una bella boccata d’aria fresca la regala invece il bravo Dario Brunori, in arte Brunori Sas, giunto piano piano al quarto album in studio, A casa tutto bene.

I testi sono efficaci, non verbosi ma anzi pungenti al punto giusto, oppure poetici e coinvolgenti. Le musiche sono ben suonate e arrangiate alla grande da quel mago dei suoni che risponde al nome di Taketo Gohara, in un piacevole mix di suoni acustici e digitali.

Ascoltando le canzoni di Brunori Sai, c’è chi vi coglie echi del Francesco De Gregori più ispirato. Io vi avverto anche echi dal mai troppo rimpianto Rino Gaetano nell’approccio a volte irriverente e da Ivano Fossati per certe scelte musicali, attente alla ritmica e alle sonorità.

Insomma, un disco riuscito da un artista che promette davvero bene.

Per approfondire: http://blog.graphe.it/musica/a-casa-tutto-bene-brunori-sas

Morte a 666 giri

morte-666

Con riferimento alla spettacolare proposta editoriale di Dunwich Edizioni, casa editrice piccola per dimensioni ma non per qualità, voglio segnalare una collana in particolare, Morte a 666 giri.

I titoli che ne fanno parte hanno tutti a che fare con un argomento a mio avviso particolarmente attraente, e che non a caso ho spesso frequentato nel corso degli anni: musica e horror. Con quali risultati lo lascio giudicare dagli amici lettori, come sempre…

A seguire trovate l’elenco delle opere (e perdonatemi la parziale autoreferenzialità, visto che nella lista figurano 2 miei testi):

Arte e Mistero all’Auditorium

arte_mistero08

Bataclan, © Anna Maria Navazio

È in corso all’Auditorium a Roma Arte e Mistero, una mostra di quadri di Anna Maria Navazio, pediatra felicemente “prestata” alla pittura.

Si tratta di un’esposizione pregevole, che mostra un’interessante polidedricità di soggetti, ritratti con stili non meno mutevoli: dal realismo quasi fotografico a una sorta d’impressionismo.

In ogni caso il risultato è sempre di grande efficacia, penso soprattutto all’impressionante quadro dedicato alla strage del Bataclan.

Un tema che si ritrova spesso nei lavori esposti è la musica, mostrata in varie espressioni. Il che non può che farmi piacere.

Poiché si tratta quasi di una “instant” mostra – iniziata il primo marzo, si concluderà martedì 7 – esorto i lettori eventualmente interessati a recarsi quanto prima presso l’apposito spazio espositivo Auditorium Arte. Oltretutto la mostra è a ingresso gratuito, quindi…

Incubo di morte

51obzkyx0rlAnni fa la lettura di un fatto di cronaca nera – argomento che di solito non mi appassiona più di tanto – attirò la mia attenzione: un uomo, dopo una notte di bagordi, si era costituito ai Carabinieri, autoaccusandosi di aver assassinato sua moglie la notte prima, al culmine di una furibonda lite.
Ma le cose non stavano proprio così, e la conclusione della vicenda si rivelò surreale.

Quell’episodio mi ha ispirato la scrittura di un racconto, Incubo di morte, disponibile gratuitamente su Amazon (per pochi giorni, in seguito sarà acquistabile al prezzo di un espresso al bar)

La trama in breve:

Il professor Mario Severin, eminente cardiochirurgo, non tollera più la moglie Serena. Non sopporta più le smanie di protagonismo e le ambizioni della donna che ha sposato quand’era ancora un’attrice di belle promesse. In più, nutre forti dubbi sulla sua fedeltà.
A volte il professionista si sorprende persino a carezzare l’idea di liberarsene, una volta per tutte. E non solo in senso metaforico…