L’acido solforico di Amèlie Nothomb

51b4QTokKCLDi recente mi sono occupato, per il blog magazine Graphomania, del romanzo d’esordio di Amèlie Nothomb, Igiene dell’assassino.

Non pago, mi sono dedicato alla lettura di un altro libro dell’infaticabile A.N., Acido solforico. Confesso di averlo apprezzato molto più dell’altro titolo, data l’attualità dei temi affrontati: lo strapotere dei media, la tv del dolore, l’offuscamento delle coscienze, una permanente tendenza all’oppressione delle minoranze…

Potete leggere la mia recensione a questo indirizzo.

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Igiene dell’assassino

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Fin dai primi anni ’90 Amélie Nothomb pubblica, con implacabile puntualità, un romanzo (breve, d’accordo, ma pur sempre un romanzo) all’anno. E  lo fa quasi sempre con invidiabile successo, nonostante l’evidente stato di affanno in cui versa l’editoria.

Il suo libro d’esordio è stato Igiene dell’assassino, un’opera interessante, anche se forse a tratti ancora un poco acerba. Contiene però in nuce alcune delle principali caratteristiche che ritroveremo anche nel resto della produzione successiva dell’autrice.

Per chi volesse approfondire, se ne parla qui.

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Amelie Nothomb: sono animata dalla pulsione di morte

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Liberazione ha intervistato Amelie Nothomb, in occasione dell’uscita del nuovo libro, Causa di forza maggiore.

Un breve estratto:

Come mai crimini e dialoghi serrati sono presenze assidue nella sua scrittura?

Per ragioni intime: come tutti, sono animata dalla pulsione di morte. La nostra civiltà per fortuna la vieta, e allora io la metto nei miei libri per una forma di catarsi. E l’uso del dialogo in queste storie mi viene spontaneo: anche quando penso nella mia testa avviene sempre un dialogo, anzi una molteplicità di dialoghi. Occorre considerare, inoltre, che il dialogo è parente prossimo dell’interrogatorio: altro non è che una forma privilegiata di tortura.