I blog? Zombi digitali

Il dibattito è aperto, e sono diversi anni che se ne parla. Di cosa? Della morte dei blog, o meglio dell’idea tradizionale di blog.

I meno giovani ricorderanno, prima ancora del glorioso avvento del World Wide Web, la diffusione dei B.B.S. (Bulletin Board Systems), presto soppiantati dalla proliferazione dei Forum sul Web e, più in generale, da forme di comunicazione più rapide.

Abbiamo assistito al fenomeno della proliferazione dei siti Web personali, oggi appannaggio quasi esclusivo di aziende o personaggi pubblici. Cosa sia accaduto è sotto gli occhi di tutti: sono stati travolti dal fenomeno blog, che, a partire dai primi anni 2000, ha preso piede anche in Italia.

In seguito hanno fatto la loro comparsa i cosiddetti Social Network: dapprima MySpace e poi l’onnipresente e sempre più dilagante FaceBook, che ha sussunto in sè caratteristiche in fondo antiche, quali la chat, l’email, la possibilità di creare pagine personali con features più innovative e interattive,  in grado di creare aggregazione tra singoli individui e gruppi.

Per non parlare del “cinguettio”, di Twitter, che tuttavia preferisco di gran lunga alla creatura di Mark Zuckenberg, una piattaforma che da semplice “piazza aggregativa” è divenuta nel tempo una sorta di “bar sport” planetario, dove chiunque – soprattutto i meno informati – si sente autorizzato a sproloquiare.

In più è diventato l’habitat preferito degli odiatori per partito preso e dei cyber bulli, così giustamente stigmatizzati anche dalla Presidente della Camera Laura Boldrini

Non solo: è anche mezzo per eccellenza di creazione e diffusione di notizie false, le cosiddette fake news. A queste gli utenti di FB da un lato sembrano non credere più di tanto, tuttavia ammettono allo stesso tempo di rilanciarle senza farsi troppi scrupoli.

Nè convincono le blande misure “anti bufale” adottate sin qui dal social network. FB non può essere utilizzato, come pure fanno molti, come serio e attendibile mezzo d’informazione, orientato invece com’è al mero profitto attraverso lo sfruttamento dei dati sensibili dei suoi utenti.

Ciò che mi premeva evidenziare in questa mia breve riflessione è la sensazione che i blog – e per amor di paradosso pubblico queste righe proprio su un blog, peraltro ancora in discreta salute – siano ormai agli ultimi fuochi.

Pazienza, ce ne faremo una ragione.

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1000 post!

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En passant, la I.A. (non proprio, ma forse ci manca poco, dai) di WordPress mi segnala che il post precedente era il millesimo! Direi che si tratta di un traguardo niente male, considerando poi che da diversi anni ormai i soliti esperti menagrami intonano il De Profundis dei blog…

Grazie a voi, cari amici, fedeli testimoni delle mie… false percezioni, appunto!

Wu Ming sul caso Luttazzi

Scrivono i Wu Ming sulla fiammeggiante querelle che vede coinvolto Daniele Luttazzi, accusato dai suoi fan di plagio:

[…] Chiediamoci cosa sia successo nella testa e nel cuore di un uomo, e ragioniamo sui rapporti tra artista e pubblico, ruolo del comico e comunità dei fan. Luttazzi poteva fare coming out, aprirsi, rispondere davvero ai dubbi. Avrebbe sofferto, ma meno di quanto soffre ora. L’incapacità di gestire questa storia ha radici in certi «vizi» del Luttazzi blogger, limiti nell’uso della rete, e soprattutto problemi nel costruire un rapporto trasparente coi fan. Luttazzi ha percepito questi ultimi come una minaccia; a loro volta, essi si sono impuntati e dal fargli le pulci son passati a fargli pelo e contropelo, se non addirittura lo scalpo. Di sicuro, se c’è stato un deficit di fiducia in questo frangente, significa che c’era già prima, latente ma operante. C’era una distanza colma di non-detti. Esisteva una comunità dei fan di Luttazzi? Forse no. […]

Il blog di Giulio Leoni

E così anche il mio buon amico Giulio Leoni, il cui ultimo romanzo, La regola delle Ombre, dallo scorso autunno furoreggia in libreria,  è felicemente approdato nel mare magnum della blogosfera con un blog personale, dedicato ai temi del thriller, del giallo, dell’avventura, ecc.:

Nessun oracolo sui massimi sistemi, ma solo qualche divagazione così, tra amici, sulla narrativa di genere nei diversi media e qualche altra osservazione di varia umanità.

Message in a Book

In ogni libro c’è un messaggio…

…che l’autore desideri trasmetterlo consapevolmente o che lo faccia a livello inconscio. Quando si è davanti a un buon romanzo poi, è lo stesso lettore a cogliere il suo messaggio personale e unico, in una sorta di profana Lectio Divina. Così ogni libro è una bottiglia, nell’oceano della conoscenza, contenente infiniti messaggi per infiniti lettori. Questo blog vuol essere una spiaggia sulla quale le bottiglie si adagiano, rivelando parte dei segreti che custodiscono.

Questa la suggestiva dichiarazione d’intenti di un blog appena nato, Message in a Book, Recensioni, interviste, articoli e news dal mondo della medio piccola editoria, curato dall’eclettica Aurora Alicino, alla quale vanno tutta la mia ammirazione e il mio plauso per la bella inziativa.

I blog? Roba vecchia!

Paul Boutin di Wired sostiene che i blog hanno fatto il loro tempo, per essere soppiantati a breve termine dai siti di social network:

Thinking about launching your own blog? Here’s some friendly advice: Don’t. And if you’ve already got one, pull the plug.

Writing a weblog today isn’t the bright idea it was four years ago. The blogosphere, once a freshwater oasis of folksy self-expression and clever thought, has been flooded by a tsunami of paid bilge. Cut-rate journalists and underground marketing campaigns now drown out the authentic voices of amateur wordsmiths. It’s almost impossible to get noticed, except by hecklers. And why bother? The time it takes to craft sharp, witty blog prose is better spent expressing yourself on Flickr, Facebook, or Twitter.

[via Wired]