From LIFT Asia: Three halves, by Jasmina Tesanovic

Jasmina Tesanovic
Jasmina Tesanovic

Per gentile concessione dell’autrice, pubblico qui di seguito il testo dell’intervento di Jasmina Tesanovic al recente LIFT Asia Conference, appena concluso.

Three halves

by Jasmina Tesanovic

My father was just one man, but he had six nationalities. Not two nations, like in Korea, but six nations.

My father was born in 1923 in the Kingdom of Serbs, Croats and Slovenes.In 1929 my father’s country was renamed The Kingdom of Jugoslavia. My father was six years old.

My father was from a province called Bosnia Herzegovina. In search of a better education, my father went to study in Kosovo. Kosovo is a part of southern Serbia. Then came World War II. The country was occupied by nazis and people from every ethnic group were killed. There was also a three-way civil war inside the Balkans. But, my father survived.
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Srebrenica: condanne e assoluzioni

Sarajevo, 29 lug. – La Camera per i crimini di guerra del Tribunale di Stato della Bosnia-Erzegovina ha condannato 7 serbo-bosniaci ad un totale di 284 anni di reclusione perche’ ritenuti colpevoli di genocidio nella strage di Srebrenica (11 luglio 1995).

Sono stati invece prosciolti altri quattro imputati, anch’essi alla sbarra per i crimini compiuti a Srebrenica durante il conflitto della Bosnia (1992-1995).

Dr. Dragan Dabic, aka Radovan Karadzic
"Dr. Dragan Dabic", aka Radovan Karadzic

Nel frattempo, la Tv pubblica serba ha trasmesso un nuovo video del ‘dottor Dragan Dabic’, la falsa identità sotto cui si nascondeva Radovan Karadzic, con immagini dell’ex presidente serbo-bosniaco ospite, in compagnia di una donna, a una festa in una clinica di Belgrado.

(Adnkronos/Dpa)

Intervista a Richard Gere: i giornalisti erano già sulle tracce di Karadzic

The Hunting Party
The Hunting Party

A volte la realtà supera la fantasia. Poche settimane fa è stato distribuito nel nostro Paese il film «The Hunting Party», diretto da Richard Shepard, nel quale un reporter televisivo, Simon Hunt, interpretato da un efficacissimo Richard Gere, dava la caccia a Sarajevo alla «Volpe», ossia Radovan Karadzic, il criminale di guerra più ricercato in Bosnia.

Il Corriere della Sera ha intervistato l’attore americano, da anni impegnato sul fronte dei diritti delle minoranze etniche e religiose (specialmente a favore dei monaci tibetani):

Che cosa ha pensato leggendo dell’ arresto e della falsa identità dietro la quale si nascondeva Karadzic?
«Ho ricordato come, sia pure nella finzione del copione, basato su un articolo pubblicato da Esquire e scritto da Scott Anderson (“What I Did on My Summer Vacation”), i giornalisti del film si fossero messi sulle tracce di Karadzic molto, molto tempo prima di quanto ora è accaduto. Oggi a me, nel mondo intero, interessa lo scenario post bellico più delle colpe dei criminali di guerra di un passato le cui ombre si proiettano nel presente. Nel film si affrontava anche l’ ingiustizia, direi una forma di violenza, consumata dalla comunità internazionale, che non voleva catturare questi criminali. Oggi mi chiedo: quanti giovani sanno che cosa hanno rappresentato stragi, massacri direi, come quella di Srebrenica avvenuta nel luglio del 1995? E quanti si chiedono: “Che cosa fece a quei tempi la comunità internazionale?”.

Le brutali repressioni sono ovunque e, naturalmente, penso anche al Tibet e all’ inconscio degli esseri umani che nasconde baratri di violenza». Perché nel film «La Volpe» non ha il nome del vero criminale?
«Perché la verità nel cinema ha anche bisogno di fiction per una maggiore libertà. Tuttavia, leggendo le cronache del potere di un tempo di Karadzic e di Ratko Mladic, il nostro film resta, ieri come oggi, solo un affresco, pallido, sfocato, rispetto all’ orrore quotidiano di stragi e genocidi. Mi auguro che l’ apatia di tanti oggi venga cancellata da quello che “finalmente” rappresenta l’ arresto di Karadzic».

Segue

La giustizia degli uomini

L’Aja, 3 lug. – Il Tribunale penale internazionale (Tpi) per l’ex Jugoslavia ha assolto Naser Oric, ex guardia del corpo dell’allora presidente serbo Slobodan Milosevic che, tra il 1992 e il 1993, era comandante delle forze bosniache musulmane nell’enclave di Srebrenica, accusate del saccheggio di cinquanta villaggi serbi, che provocarono la fuga di migliaia di sfollati serbo-bosniaci.

In primo grado, Oric era stato condannato a due anni.

(via Adnkronos)

inutile #12 e un film da non perdere

È disponibile on line, come sempre in free download – scarico libero mi fa sempre pensare al titolo di qualche goliardica canzonaccia di quei geniacci di Elio e Le Storie Tese – il nuovo numero di inutile, opuscolo letterario tra i più belli e… e… ho finito gli aggettivi, ahimè (è domenica sera, e sono ancora frastornato dalla visione di un ottimo, ma durissimo, film, The Hunting Party – una pellicola che non potevo ignorare, dopo aver lavorato per mesi a un libro che racconta un po’ le stesse cose….)