Il panico dei Plutocrati

I partecipanti alla protesta Occupy Wall Street sono stati demonizzati, di più, derisi, dai Signori di Wall Street. Non potrebbe essere diversamente: questi ultimi, strenui difensori ed essi stessi rappresentanti della parte più ricca e privilegiata d’America, si sentono minacciati.

Eppure speriamo che la protesta si estenda, fino a mostrare l’insostenibilità delle posizioni dei Repubblicani, che si ostinano a rigettare qualunque ipotesi di riduzione dei loro privilegi fiscali.

Paul Krugman sul N.Y.T. analizza la situazione con la consueta lucidità:

What’s going on here? The answer, surely, is that Wall Street’s Masters of the Universe realize, deep down, how morally indefensible their position is. They’re not John Galt; they’re not even Steve Jobs. They’re people who got rich by peddling complex financial schemes that, far from delivering clear benefits to the American people, helped push us into a crisis whose aftereffects continue to blight the lives of tens of millions of their fellow citizens.

Per concludere:

So who’s really being un-American here? Not the protesters, who are simply trying to get their voices heard. No, the real extremists here are America’s oligarchs, who want to suppress any criticism of the sources of their wealth.

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USA: vendite dei giornali a picco

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Le vendite dei giornali in America accusano un’ulteriore, seria flessione, come segnala lo stesso New York Times:

Newspaper sales moved sharply lower this year, falling about 10 percent in the six months ended Sept. 30 compared with the same period last year, according to figures released on Monday by the Audit Bureau of Circulations.

Circulation has been sliding since the early 1990s, but in the last few years, the pace of the decline has accelerated sharply. In the same six-month period a year ago, circulation fell at roughly half the rate. The decline has been attributed to the continued migration of readers to the Web, the deep recession, newspapers intentionally shedding unprofitable circulation and, in some cases, waning reader interest as budget cuts reduce the content of the papers.

Behind the Curve

Paul Krugman sul N.Y.T. avanza seri dubbi sulle recenti mosse in campo economico del presidente Obama:

The Obama administration’s economic policy is already falling behind the curve, and there’s a real, growing danger that it will never catch up.

E non è l’unico, anche se, almeno negli USA, l’approccio sembra ben più concreto e realistico che da noi…

Il futuro dell’informazione on line è a pagamento?

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In tutto il mondo le principali testate giornalistiche accusano gravi emorragie di lettori e bilanci in profondo rosso. La bancarotta, per molti giornali è dietro l’angolo.
I motivi sono molteplici: lo strapotere del Web, il bombardamento delle news televisive, la crescente disaffezione del pubblico verso l’informazione stampata, la recessione planetaria.

L’ultima vittima in ordine di tempo, The Rocky Mountain News (Colorado), storico quotidiano  americano fondato nel 1859, ha cessato le pubblicazioni alla fine di febbraio. Il giornale aveva accumulato, solo nel corso dell’ultimo anno, perdite colossali, e, in mancanza di acquirenti, è stato chiuso dalla proprietà.

Lo stesso New York Times ha ipotecato la prestigiosa sede newyorchese, progettata da Renzo Piano, di recente inaugurata, per far fronte a una situazione economica pesantissima.

E allora, ci informa Vittorio Zambardino su Affari & Finanza (Repubblica):

La scommessa del web è far pagare le notizie: È l’economia di guerra dei giornali: non far più conto sulla sola pubblicità, tornare a farsi pagare non più solo per quello che esce su carta, ma per tutto ciò che appare sul web o viaggia fino a un telefono smart o un lettore ereader. Trasformare il lettore in cliente. Non si discute di altro nei giornali: l’epicentro è negli Usa, dove la crisi dell’editoria è la più drammatica di tutte. Inutile però nasconderlo: il buzz, le voci insistenti, i memo, le pressioni si moltiplicano dovunque vi sia una crisi, cioè ovunque nel mondo.

Ho la netta sensazione, anche a non voler indossare le lugubri vesti della solita Cassandra, che il rimedio ipotizzato sia di gran lunga peggiore del male…

Università: un appello

Ricevo e volentieri pubblico questa riflessione-appello, a firma di un docente di Trento, Valter Moretti:

L’università è allo stadio terminale e servono riforme urgenti e meritocratiche (a mio parere: abolizione dei concorsi, sostituita con la chiamata diretta, ma con fortissima responsabilizzazione – prima di tutto finanziari – del dipartimento o del gruppo di ricerca che assume chicchessia, sistema di finanziamento mirato con controlli fatti da panels di referees internazionali, prima e dopo, abolizione del posto fisso pagato poco sostituito da tenure track pagate bene, ecc. ecc.)

Tutti i governi […] se ne sono sempre allegramente impippati ed hanno “tollerato” la selvaggia situazione di istruzione, università e ricerca, lasciando le poche cose positive alla buona volontà dei singoli, preferendo la connivenza con le lobbies parlamentari trasversali di alcuni settori dell’università che hanno fortissimi interessi fuori dall’università.

Ora siamo al capolinea, per il motivo più importante di tutti: sono finiti i soldi, e dato che il nostro comparto ha un peso piccolissimo dal punto di vista dell’immagine pubblica, è quindi un buon posto da cui tirare fuori qualche spicciolo prima del collasso.  Il clima di linciaggio in atto giustificherà come moralmente necessaria, agli occhi dell’opinione pubblica, l’opera di distruzione governativa in atto. Questa situazione la pagheremo cara nei prossimi anni, la pagheranno i nostri figli. Dobbiamo cercare di fare qualcosa per svegliare la gente…ma anche questo sembra essere lasciato alla buona volontà dei singoli.

Raccolta pubblicitaria in TV: il De Profundis

Che la TV – e non solo quella generalista – sia uno zombi non è solo l’autore di questo blog a ripeterlo , ormai da molti anni, vedi ad esempio l’opinione di Nicholas Negroponte. Ora però il… decesso è stato ufficialmente certificato dalla crisi della raccolta pubblicitaria, vera e propria cartina di tornasole dell reale stato di salute (!) della televisione.

Scrive l’Unità:

Autunno nero per la pubblicità. Vanno in rosso i giornali, va in rosso la tv. E per le tv di Berlusconi, si sussurra, è profondo rosso. Conti alla mano: la Rai – se la crisi di spot perdura – secondo i calcoli della Sipra, la sua concessionaria, perderà almeno 40 milioni di euro.

Mediaset, che ormai vende spot a prezzi stracciati e ha anche problemi d’ascolto, rischia di rimetterci almeno il doppio di questa cifra. E così quella frase buttata là da Berlusconi venerdì scorso alla cena con gli industriali («Mi domando come facciate a dare pubblicità alla Rai, che trasmette programmi da cui si diffondono panico e sfiducia»), e mai smentita, non sembra tanto l’appello del politico contro la tv pubblica che non sta “in riga”, ma il disperato tentativo da imbonitore di rosicchiare qualche spot in più alla concorrenza.

Che la Rai se la passi male, in quanto a spot, lo ha detto persino il suo direttore generale, Claudio Cappon: «La raccolta pubblicitaria per gli ultimi mesi dell’anno ha subito una contrazione improvvisa, a doppia cifra».

La relazione dell’amministratore delegato Sipra, Maurizio Braccialarghe, parla chiaro: nell’ultimo trimestre la Rai ha subìto un vero e proprio tracollo pubblicitario rispetto al periodo luglio-settembre dello scorso anno, e le prospettive sono pessime.

L’Upa (associazione dei pubblicitari) stima un calo reale del 2,5% degli investimenti pubblicitari in televisione. E potrebbe persino rivelarsi una stima ottimistica, perché ancora non c’è nessuna avvisaglia di investimenti per il periodo natalizio.

Piero Sansonetti: Viva la Cgil

Piero Sansonetti commenta così, su Liberazione di oggi, la condotta della Cgil nella tormentata vicenda Alitalia:

“L’assenza di una forte opposizione è uno dei problemi più drammatici dell’Italia. Innanzitutto perché sbilancia il sistema democratico, introducendo, automaticamente, degli elementi di «regime». E poi perché rende debolissimii ceti deboli, quasi cancella gli interessi delle classi subalterne, li sacrifica sull’altare di quello che viene chiamato l’interesse generale e in realtà è l’interesse delle classi dirigenti. Non ci vuole molto per capire che le cose stanno così. La tragica sconfitta elettorale della sinistra, l’inconsistenza quasi paradossale del veltronismo, la totale assenza del dipietrismo sulle questioni di fondo (impegnato nel duello di tipo personale con il premier) sono le cause di questa emergenza. In questi giorni, con un certro sollievo, ci siamo accorti che nel quadro «perfetto» di assenza di opposizione (del tutto inedito nella storia della Repubblica) si è verificata una anomalia. Si chiama Cgil. […]”

segue