“Critica Letteraria” recensisce “Memorie a perdere”

Critica Letteraria

E quando pensi che ormai non usciranno altre recensioni del tuo libro, che in fondo è uscito quasi un anno fa, sei piacevolmente costretto a ricrederti.

È di oggi infatti una nuova recensione di Memorie a Perdere, firmata da Rodolfo Monacelli per Critica Letteraria, un blog letterario di quelli “tosti”, e che mi ha davvero sorpreso ed emozionato, scrivendo tra l’altro a proposito della mia raccolta di racconti:

[…] Il significato ultimo di questa raccolta di racconti, scritti in un italiano semplice e comune ma senza finti popolarismi, crediamo, non è tanto la descrizione dell’assurdita o al contrario della naturalezza di certi personaggi, ma la descrizione di un mondo in cui l’individuo vive ormai totalmente isolato ed abbandonato a se stesso. Riteniamo dunque di avere scoperto un potenziale grande narratore, augurandoci che ci possa confermare questo breve giudizio in un futuro romanzo scrostando la letteratura italiana dal biografismo e dal semplicismo. Ne ha tutte le qualità. […]

Gerontocrazia culturale

Chiara Cretella è scrittrice, critica letteraria, Cultore della materia presso la cattedra di Letteratura Contemporanea del Dams di Bologna e caporedattrice della rivista di poesia e studi di genere Le voci della Luna. Scrive per riviste e quotidiani nazionali, ha pubblicato vari libri, tra operedi narrativa, saggi, testi critici, prefazioni e traduzioni.

Christian Donelli ha intervistato la Cretella. La conversazione che ne è scaturita, pubblicata dagli amici di inutile – opuscolo letterario per palati fini – offre diversi spunti di riflessione, a partire dalla dialettica, inevitabilmente tormentata, tra vecchie e nuove generazioni di intellettuali.

Un breve stralcio:

“[…] a 31 anni non mi sento e non sono giovane, semplicemente l’Italia è dominata dalla gerontocrazia. Pensa che un quaranta-cinquantenne oggi è ancora chiamato un giovane scrittore! In realtà questo nasconde un immobilismo allucinante, tributo che l’estero non paga. Cosa può capire un critico settantenne – come molti ce ne sono oggi – delle ultime espressioni giovanili? Molto poco, gli sfuggono la lingua, il contesto, gli strumenti e i supporti informatici, una marea di cose insomma. Tutte cose ovviabili comunque, se gli anziani imparassero dai giovani invece di fare finta che essi siano una semplice patologia da curare o di farli permanere forzatamente in un precariato e in uno stato che considerano di minorità intellettuale.”

L’intervista completa