L’osceno spettacolo della morte

Scriveva un paio di giorni fa Massimo Gramellini su La Stampa:

Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme – sia essa Gesù o Gheddafi – degradano chi li compie a un rango subumano.

Come dargli torto? Per non parlare della continua, ossessiva riproposizione dei vari video – e non passa giorno che non ne spuntino purtroppo di inediti – che mostrano il dittatore morente nelle mani dei rivoltosi.

La morbosità “paga” in tivù, lo sappiamo. Ma è davvero ora di porre fine a questo genere orrendo di… spettacolo, se così si può definire l’ostentazione della morte violenta.

Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?

Mezzi distrutti durante raid aerei compiuti stamani in Libia. Sky

Ricevo e volentieri pubblico una riflessione di Carlo Ruta sull’intervento in Libia. L’autore ha di recente pubblicato il saggio Guerre solo ingiuste (Mimesis edizioni).

Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?
I motivi possibili di un attacco, presentato ancora una volta come umanitario, che minaccia di tradursi in un disastro di lungo periodo, alle porte di una Europa che rischia di pagare un conto elevatissimo.

di Carlo Ruta

In Libia è partita una guerra, che i governi dell’Occidente e gran parte dei mezzi d’informazione presentano ancora una volta come umanitaria. Di cosa si tratta realmente? Per comprendere quanto sia credibile tale motivo, è utile partire da un paio di dati storici recenti. Israele alcuni anni fa ha pianificato e attuato in Palestina una operazione che ha denominato con coerenza «piombo fuso». L’esito è stato di qualche migliaio di morti, quasi tutti civili. Ma nessuno ha minacciato una guerra «umanitaria». Nessuno si è guardato bene dal metterla in opera, come nessuno si era esposto a tanto già nella precedente operazione «Pace in Galilea», dagli esiti analoghi. Altro caso istruttivo è quello dello sterminio delle popolazioni cecene pianificato e attuato da circa venti anni dai governi della Russia, prima con Eltsin poi con Putin. Si tratta per certi versi di una guerra infinita, che ha provocato centinaia di migliaia di morti, in massima parte civili. Fino ad oggi nessuno Stato ha invocato però l’avvio di guerre «umanitarie». Nella Libia di Gheddafi tale tipo di azione, in difesa dei diritti delle popolazioni, è stata invece voluta risolutamente dalle nazioni forti dell’Occidente, su input degli Stati Uniti e con la convalida del consiglio di sicurezza dell’ONU. A quali costi, in termini di vite umane?

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Berlusconi, o della Perdonanza negata

Scrive oggi Adriano Sofri su Repubblica, a commento dell’ennesima offensiva sferrata, a suon di querele, da S.B. contro la libertà di stampa:

[…] B., come succede, vuole vendere cara la pelle. E siccome è molto ricco, la venderà molto cara. L’inversione della sua politica degli ingaggi all’indomani della rotta – fuori Kakà, dentro Feltri – lo proclama. E già un solo giorno ha visto scattare la controffensiva così a lungo dilazionata del nuovo attacco. Gran colpi, combinati: la denuncia delle dieci domande di Repubblica alla magistratura, l’assalto molto sotto la cintura a Boffo, e con lui alla Chiesa cattolica romana, che dopotutto non aveva lesinato indulgenze ed elusioni nei confronti dello scandalo politico e civico, oltre che morale, del capo del governo. L’ostentata persuasione di poter forzare un qualche tribunale all’intimidazione della stampa libera, se non la pura disperazione, hanno ispirato la denuncia contro Repubblica: la quale non avrebbe desiderato di meglio che di discutere ovunque, e anche in un tribunale, di quelle domande senza risposta – o con la più nitida delle risposte- ripetute non a caso ostinatamente, in bilico fra una frustrazione e una determinazione catoniana. E insieme la scelta di distruggere in effigie il direttore del giornale dei vescovi italiani e di far intendere alla suocera vaticana che, quando si spingesse ad applicare a B. un centesimo della severità con cui maneggia le comuni presunte peccatrici, la guerra diventerebbe senza quartiere. A questa, chiamiamola così, strategia, presiede il principio secondo cui non c’è maschio, credente o no, laico o chierico, che non si possa prendere con le mani nel sacco di qualche magagna sessuale. (Maschio, dico, perché negli strateghi della controffensiva la guerra resta guerra fra maschi, e le digressioni servono tutt’al più a insultare le donne altrui o a sfregiare le proprie sospette di intelligenza col nemico). La Grande Berta, l’ho chiamata. Vi ricordate, la scena di artiglieria pesante all’inizio del Grande Dittatore. Naturalmente, possono fare molto male i tiri pesanti ad alzo zero. Possono davvero umiliare le persone e devastare le famiglie. B. non può rinfacciare a nessuno di aver attentato alla sua famiglia. Possono fare molto male, ma è difficile che possano prevalere, direi. Le due cannonate strategiche di giovedì, per esempio, denuncia contro Repubblica ed esecuzione sommaria di Boffo, all’una di venerdì avevano già fatto cancellare la famosa cena della Perdonanza. Alle 13,40 di ieri ci si chiedeva se Gheddafi non volesse togliersi lo sfizio – se ne toglie parecchi, avete visto- di disdire il pranzo con B., e tenersi graziosamente le Frecce tricolori. Nel tardo pomeriggio poi B. si è dissociato dal Giornale, cioè da se stesso. E domani è un altro giorno.