Less is more

Mi trovo nella campagna laziale, precisamente in Sabina, senza connessione 3G, solo un accenno di Edge. È stata l’occasione per fare di necessità virtù. Ho praticato un downgrade volontario, munendomi di un cosiddetto “feature phone”, ossia di un apparecchio basico, senza connettività Internet. Per gli amanti dei dati, dirò solo che è prodotto da una nota azienda finlandese, e che costa pochi euro.

Sindrome d’astinenza da mancata connessione? Digital divide di ritorno? Accesso fulminante di luddismo? Niente affatto. Chi scrive utilizza Internet dai primissimi anni ’90 e diavolerie elettroniche tra le più spinte da più anni di quanti ne voglia ricordare.
Ma a volte staccare è una necessità. Di più, può essere una sorta di cura. Il risultato? Meno distrazione, più produttività, ma anche più sano tempo libero (oddio, mica tanto: in campagna c’è tanto da fare).
Insomma, less is more. Sul serio.

Kiss more, tweet less

Bob Herbert sul N.Y.T. si mostra molto critico sulla dilagante tendenza al multitasking umano e sulla “iper connettività”.
Non potrei essere più d’accordo.

We need to reduce the speed limits of our lives. We need to savor the trip. Leave the cellphone at home every once in awhile. Try kissing more and tweeting less. And stop talking so much.

Listen.

Other people have something to say, too. And when they don’t, that glorious silence that you hear will have more to say to you than you ever imagined. That is when you will begin to hear your song. That’s when your best thoughts take hold, and you become really you.