Zucked!

RogerMcNamee_ZuckedRoger McNamee, uno dei business men più in vista della Silicon Valley, è stato tra i primi finanziatori di quel mostro tentacolare che è Facebook, nonché per qualche tempo anche mentore del vulcanico Mark Zuckerberg.

Oggi, dopo l’infuriare dei vari scandali che hanno colpito la creatura di “Zuck”, si dichiara pentito delle sue azioni.

Non è solo, per fortuna. In questi ultimi anni è in corso un serio processo di ripensamento sui social network, non solo nel mondo informatico, ma più in generale nel mondo del giornalismo e nella società civile più evoluta e attenta ai gravi rischi connessi alla pervasività rapace delle piattaforme social e all’abuso dei vari dispositivi digitali. Tutti strumenti che, sia pure utili, quando non indispensabili, nel giro di pochi anni sono diventati vere e proprie appendici di quasi tutti noi.

Ebbene McNamee, con grande ricchezza d’argomenti, ha scritto un saggio che mette in guardia gli utenti di Facebook sui seri rischi derivanti dall’utilizzo della celebre piattaforma.

Ne raccomando la lettura a tutti, al fine di cominciare a rendersi conto del pericolo rappresentato da Facebook, vera e propria minaccia per la democrazia e potente veicolo per la diffusione delle temutissime e, ahinoi, sempre più diffuse fake news.

Per maggiori info, potete leggere la recensione estesa del libro qui.

Zuckerberg conferma la pericolosità di Facebook

Zuckerberg congresso

(© Win McNamee/Getty Images)

Insomma, martedì scorso l’audizione di Mark Zuckerberg (CEO di Facebook, per quei pochi che ancora non lo sapessero) davanti alla Commissione per l’energia e il commercio del Senato degli Stati Uniti in merito allo scandalo Cambridge Analytica e alla poco limpida – per usare un eufemismo – gestione dei dati dei vari miliardi di utenti Facebook nel mondo è andata così così.

Le domande di alcuni senatori – non esattamente dei giovincelli, diciamocelo – sono parse in alcuni casi confuse e troppo arzigogolate. Hanno dato l’impressione di conoscere poco i meccanismi che governano i social e le varie app.
Ma anche le risposte di Zuck, che pure da un iniziale imbarazzo si è via via sciolto, non hanno brillato: Z. si è prodotto in scuse ripetute, ripetendo tra l’altro che FB non può essere considerato a suo avviso un editore, ma la sostanza non cambia.

Facebook si conferma per quello che è: un Moloch pericoloso, sfuggito più o meno consapevolmente di mano ai suoi stessi creatori, che vive divorando i nostri dati personali per farne merce preziosa. La sua apparente gratuità consiste proprio in questo, nel monetizzare i dati dei suoi iscritti. La merce in altre parole siamo noi.

Ieri poi Zuckerberg ha subito il fuoco di fila della Commissione dell’energia e del commercio della Camera dei Rappresentanti, e gli è andata anche peggio, producendosi in risposte vaghe o, direi, inquietanti.