Rumore bianco, un romanzo magistrale

Nei giorni scorsi ho recensito per il solito blog magazine Libri e parole uno dei romanzi più importanti di Don DeLillo, Rumore bianco.

Avverto subito gli amici lettori che non si tratta di una lettura facilissima, come spesso accade con i libri del grande scrittore statunitense. Non tanto per la qualità della scrittura, levigata, scorrevole e precisa com’è tipico di D. D., quanto per i temi trattati: la paura, anzi l’ossessione della morte, l’ipocondria e, in parte, il moderno consumismo.

Se volete approfondire, ne scrivo più diffusamente qui.Cover libro

Peraltro pochi giorni fa, il 15 settembre, è scomparso a Napoli, all’età di 84 anni, Tullio Pironti, un nome indissolubilmente legato – almeno nel nostro paese – all’autore di Rumore Bianco

Fu infatti proprio il combattivo ed eclettico editore napoletano a pubblicare per primo nel nostro paese, coadiuvato dalla mitica Fernanda Pivano, DeLillo, oltre a molti altri autori importanti, da Bret Easton Ellis a Raymond Carver.

Tullio Pironti

I blog? Zombi digitali

Il dibattito è aperto, e sono diversi anni che se ne parla. Di cosa? Della morte dei blog, o meglio dell’idea tradizionale di blog.

I meno giovani ricorderanno, prima ancora del glorioso avvento del World Wide Web, la diffusione dei B.B.S. (Bulletin Board Systems), presto soppiantati dalla proliferazione dei Forum sul Web e, più in generale, da forme di comunicazione più rapide.

Abbiamo assistito al fenomeno della proliferazione dei siti Web personali, oggi appannaggio quasi esclusivo di aziende o personaggi pubblici. Cosa sia accaduto è sotto gli occhi di tutti: sono stati travolti dal fenomeno blog, che, a partire dai primi anni 2000, ha preso piede anche in Italia.

In seguito hanno fatto la loro comparsa i cosiddetti Social Network: dapprima MySpace e poi l’onnipresente e sempre più dilagante FaceBook, che ha sussunto in sè caratteristiche in fondo antiche, quali la chat, l’email, la possibilità di creare pagine personali con features più innovative e interattive,  in grado di creare aggregazione tra singoli individui e gruppi.

Per non parlare del “cinguettio”, di Twitter, che tuttavia preferisco di gran lunga alla creatura di Mark Zuckenberg, una piattaforma che da semplice “piazza aggregativa” è divenuta nel tempo una sorta di “bar sport” planetario, dove chiunque – soprattutto i meno informati – si sente autorizzato a sproloquiare.

In più è diventato l’habitat preferito degli odiatori per partito preso e dei cyber bulli, così giustamente stigmatizzati anche dalla Presidente della Camera Laura Boldrini

Non solo: è anche mezzo per eccellenza di creazione e diffusione di notizie false, le cosiddette fake news. A queste gli utenti di FB da un lato sembrano non credere più di tanto, tuttavia ammettono allo stesso tempo di rilanciarle senza farsi troppi scrupoli.

Nè convincono le blande misure “anti bufale” adottate sin qui dal social network. FB non può essere utilizzato, come pure fanno molti, come serio e attendibile mezzo d’informazione, orientato invece com’è al mero profitto attraverso lo sfruttamento dei dati sensibili dei suoi utenti.

Ciò che mi premeva evidenziare in questa mia breve riflessione è la sensazione che i blog – e per amor di paradosso pubblico queste righe proprio su un blog, peraltro ancora in discreta salute – siano ormai agli ultimi fuochi.

Pazienza, ce ne faremo una ragione.

Iustitia Mortis, il libro

Per molti versi la morte ci appare tristemente infausta, eppure essa è anche evidentemente un percorso della vita stessa e della sua evoluzione. La morte di una persona cara ci lascia un vuoto incolmabile, eppure spesso, a ben vedere, dopo il tragico evento molti piccoli tasselli dell’esistenza sembrano andare al loro posto, come se la morte di un individuo fosse feconda e ricca di significato come la sua stessa vita.

Sono due dei tanti e piccoli misteri, delle pressanti domande che hanno creato Morte, un mito e un personaggio che gode di un certo carisma e di considerazione nelle fantasie umane come nella letteratura.

Così, sull’argomento, Edizioni Scudo ha lanciato ai suoi affezionatissimi autori uno dei suoi bandi segreti, sfidandoli a raccontare quale sarebbe la reazione di Morte nel caso in cui… ma non vogliamo togliervi la sorpresa.

Hanno risposto in tanti, dando vita a un’antologia di racconti che si legge come un vero e proprio romanzo, ricco di riflessioni e di stupori. Gli autori che hanno collaborato sono Elia Giovanni Babsia, Vittorio Baccelli, Alexia Bianchini, Pierre Jean Brouillaud, Lorenzo Davia, Diego Di Dio, Massimo Di Loreto, Marco Filipazzi, Flavio Firmo, Daniele Gabrielli, Gloria Gerecht, Gianni Giangrande, Roberto Guarnieri, Angelo Marenzana, Giulia Martani, Luigi Milani, Marco Montozzi, Luca Nisi, Paolo Ninzatti, Alessia e Michela Orlando, Simone Piazzesi, Manuel Russo, Paolo Secondini, Marco Siena e Marco Vecchi.

In coda, l’editor Giorgio Sangiorgi, come nel suo stile, si è riservato il piacere di chiudere il libro con un lieto fine. Per quanto possibile, ovviamente…

Copertina di Luca Oleastri, 26 illustrazioni di Giorgio Sangiorgi, 356 pagine, dimensione 15.2 x 22.9 cm – rilegatura termica.

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La pubblicità postuma di Mike Bongiorno

Sì, è vero, la famiglia di Mike Bongiorno ha autorizzato, non senza suscitare aspre polemiche, compresa la stizzita presa di posizione di Fiorello, partner storico di Bongiorno negli spot tv degli ultimi anni, la messa in onda degli spot già girati dall’anziano conduttore, ma fa comunque una certa impressione guardare questi filmati pubblicitari che sembrano letteralmente giungere dall’aldilà… Stephen King non avrebbe saputo fare di meglio.

L’esito incerto delle nostre azioni

360753-sociolog-zygmunt-baumannScrive Zygmunt Bauman su D:

Come possiamo agire senza il terrore di sbagliare, senza temere l’inefficacia che ogni protesta, ultimamente, comporta? La mia risposta è che purtroppo non possiamo. Non possiamo, prima ancora di agire, avere la certezza che non commetteremo degli errori, né essere preventivamente sicuri che a fine giornata ci saremo dimostrati all’altezza dei compiti. E questo non vale solo per le proteste: le ricette garantite per stabilire con la massima infallibilità quale comportamento seguire sono poche, se non inesistenti. E più le nostre azioni sono importanti, per noi e per gli altri, più il loro esito è incerto (o meglio, impossibile da prevedere). Le scelte che la vita ci presenta non sono corredate da istruzioni specifiche cui è sufficiente attenersi punto per punto. Vivere significa assumersi dei rischi. O, per usare un detto inglese, significa “essere ostaggi del fato”. La vita può solo essere dura e spaventevole? Già, proprio così. Ma non ne abbiamo altre da vivere. Come suggeriva Michael Foucault, siamo noi a definire la traiettoria della nostra esistenza, e così facendo creiamo, al tempo stesso, noi stessi, come un artista crea un’opera d’arte.

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